Plaire aimer et courir vite

Sorry Angel (Plaire aimer et courir vite) segna il ritorno sulla Croisette di Christophe Honoré, per Cannes 2018.

 
 

La storia si sviluppa intorno a due personaggi, due esistenze che si incrociano in un caso fortuito e che non appartengono allo stesso mondo. Arthur ha vent’anni ed è uno studente a Rennes. La sua vita cambia quando incontra Jacques, uno scrittore che vive a Parigi con il suo figlio. I due si trovano subito attratti l’uno dall’altro, ma la loro storia è anche ostacolata, dall’etaà, dalla malattia (Jacques è sieropositivo). Nonostante questo, i due intrecciano una relazione, durante l’estate, tuttavia, Jacques si ameranno. Ma Jacques sa che questo amore deve essere vissuto velocemente.

È il 1993, un momento storico importantissimo per la Franciadove l’epidemia di AIDS ha colpito molto duramente tutta la comunità, tuttavia a Honoré non interessa l’aspetto pubblico della storia. Jacques è malato, lo sanno tutti, ma nessuno ne parla, tutto è tenuto sotto silenzio, nonostante non si faccia nulla per mostrarlo. Insomma, niente a che vedere con l’intenso impegno politico professato da Robin Campillo per 120 battiti al minuto.

Quello che racconta il regista francese è una doppia storia: i suoi due protagonisti sono in punti diversissimi della rispettiva vita. Jacques è alla fine, ha una identità consolidata che si sta dissolvendo per la malattia, ha un figlio, esperienze, amici già morti per AIDS, è alle prese con il suo ultimo amore. Arthur, che ha molte cose in comune con lo stesso Honoré, è all’inizio, sta sperimentando la sua sessualità, si sta costruendo un’educazione e una cultura, affronta il suo primo amore, ha tutto da imparare. In questa esistenza complementare, il regista trova il suo registro, peccato che il suo amore per queste due esistenze intrecciate gli impedisca di lasciar andare i personaggi prima, risultando così prolisso.