Dopo Decision To Leave (in italiano La donna del mistero), titolo enigmatico con cui aveva raccontato una figura femminile ancora più fugace, Park Chan-Wook porta in concorso a Venezia 82 No Other Choice – Non c’è altra scelta, titolo che – almeno dal significato letterale – presuppone una certezza netta, in chiaro contrasto con quel noir romantico dipinto con l’acrilico.
Vieni, autunno…
Man-soo è un uomo comune che si è fatto da solo. Lavora da 25 anni nell’industria della carta, ha una moglie e due figli e vive nella sua vecchia casa di famiglia che è riuscito a comprare dopo tutta la fatica fatta. Quando viene però improvvisamente licenziato, tra colloqui che non portano mai a una svolta e i debiti che si rincorrono, la moglie, inamovibile, comincia a scegliere su quali costi è giunta l’ora di tagliare. In un mondo da cui si sente ormai irrimediabilmente tagliato fuori, Man-soo capisce che non c’è altra scelta se non quella di mettere in atto un piano terribile per sbaragliare la concorrenza.
C’è solo una cosa che Man-soo non sa di sè stesso: quale sia il suo punto debole. Una domanda di rito rivoltagli da un datore di lavoro nel corso di un colloquio che lo manda in crisi. Lui, semmai, sa quali sono i suoi migliori attributi, e che quello che gli è successo è proprio inspiegabile. Nel cercare di trovare una risposta al quesito, interrogherà anche la moglie, alla quale verrà in mente una sola cosa: “sei pieno di piante, sei un vegetale“.
È come se Man-soo stracciasse il suo intero curriculum, ormai di scarso valore nell’epoca dell’ipercompetizione, e finisse per costruirne uno nuovo con l’intero film di Park Chan-wook. La lettera di presentazione più brutale del mondo, ma che forse per la prima volta va davvero alla ricerca di un punto debole nel suo assistito.
Il curriculum della non-scelta
Come al solito, il regista sudcoreano lavora minuziosamente sulle immagini, che sono davvero parlanti: l’idea più precisa di No Other Choice è che nonostante sia un film sul lavoro la vera battaglia si svolge fuori, e questo esterno si accorda elegantemente con la professione per cui il protagonista sta lottando. Il personaggio interpretato da Lee Byung-hun è immerso nei boschi, ha una serra che cura con amore, una casa strutturata su più piani, che brilla di verde rigoglioso.
Nonostante la precisione con cui ha indirizzato la sua vita, Mon-soo è totalmente imbranato, cade e scivola sempre, si scrive le cose da dire sulle mani, non è credibile nei confronti del piano che deve attuare ma lo è nella visione univoca che ha della sua passione e professione. Accanto a lui e le altre figure maschili del film, principalmente uomini licenziati, ci sono delle compagne che cercano di risvegliarli dal torpore in cui sono rinchiusi, di suggerirgli di reinventarsi, che prendono in mano le redini della situazione e mettono in uce come il problema vero non sia aver perso il lavoro ma come i loro mariti stiano affrontando la cosa.
Un affare di famiglia
“La nostra famiglia è in guerra“: così sentenzierà Mon-soo con il figlio. A una prima visione, i membri del nucleo famigliare protagonista di No Other Choice risultano ancora indecifrabili, ma quantomai intriganti. La moglie che gli dice che non si regalano scarpe da ballo alla persona che si ama, altrimenti potrebbe andarsene, ma che non si allontana da lui neanche per un istante; il figlio maggiore che viene da un’altra relazione ma è stato cresciuto da Mon-soo, e che compierà lui stesso un atto criminale. Infine, una bambina di 10 anni che parla poco, e quando lo fa è solo per ripetere frasi già dette da altri, nonchè con un talento enorme nel violoncello. In questo caso, dunque, l’enigma sembra più dentro alla famiglia (lo erà già, più sul versante thriller-horror in Stoker) ma una cosa è certa: la battaglia che combattono unisce tutti.
Non c’è scelta: non si può pensare a una professione diversa, immaginarsi un’altra vita, un’altra casa. L’era liquida in cui viviamo, quella dei licenziamenti in tronco, della macchina digitale, delle professioni di una volta che cessano di esistere, non lo permette più. La sostituibilità è un requisito fondamentale di ogni offerta di esistenza.
No Other Choice
Summary
No Other Choice è un film lucido e spietato, che trasforma la parabola di un uomo comune in una riflessione più ampia sulla precarietà del presente.