Ploi recensione film

Terzo lungometraggio del regista islandese Árni Ólafur Ásgeirsson, Ploi è il suo primo lavoro d’animazione dopo due film drammatici dalle atmosfere piuttosto oscure, Thicker than water (2007) e Undercurrent (2010). Per questo esordio nel mondo animato, Ásgeirsson ha voluto al suo fianco Gunnar Karlsson, autore del primo film d’animazione prodotto in Islanda – Thor – The legend of Valhalla (2011), ma anche di Anna and the moods e The lost little caterpillar, presentato al Giffoni Film Festival nel 2003. Karlsson è qui co-regista assieme a Ives Agemans, ma anche character designer. A dirigere l’animazione c’è Dirk Henrotay.

 

Ploi: il film

Ploi è un pulcino di piviere allegro e curioso. Per suo padre il coraggio è il valore più importante e vuole trasmetterlo al piccolo. Ploi sogna di diventare un giorno la guida dello stormo, proprio come il suo papà. Ha una compagna di giochi, Ploveria, dalla quale è inseparabile. Insieme imparano tutto ciò che c’è da sapere per diventare adulti, soprattutto a procurarsi il cibo e a volare. Solo così potranno andare nei paesi caldi a trascorrere l’inverno. Ploi però, ha paura di volare e durante un’esercitazione è attaccato dal temibile falco Shadow.

Suo padre si sacrifica per salvarlo, ma lui, traumatizzato, non vuole più volare. Così, quando il suo stormo migra verso sud, lui rimane ad affrontare il rigido inverno da solo. Non gli resta che cercare di arrivare a Paradise Valley, dove i codardi che non se la sentono di migrare, trascorrono l’inverno. Nel viaggio verso la valle, Ploi incontra amici come la pernice Giron, che vuole vendicarsi di Shadow, o il topolino Mousy, che lo aiuta più di una volta. Ma affronta anche nemici come la volpe o il gatto. Queste avventure lo aiutano a crescere e lo preparano a raccogliere l’eredità del padre, imparando non solo a volare, ma anche a difendere il proprio stormo.

Il tema della crescita

Ploi è un film d’animazione per bambini, che affronta il tema della crescita, di cosa significhi diventare adulti, concentrandosi su chi, come il protagonista, in questo percorso può incontrare qualche difficoltà più degli altri. In particolare si parla di paure, che vengono considerate da chi le vive e magari da qualcuno intorno come debolezze, di quel senso di esclusione e inadeguatezza che avvince chi ha paura e finisce per sentirsi diverso. Un senso di esclusione che può essere talvolta alimentato dai coetanei e da atteggiamenti di disprezzo o derisione, come quelli del piviere Sloi nei confronti di Ploi.

Ebbene, quelle stesse paure che possono sembrare ostacoli insormontabili, se affrontate con l’aiuto di chi ci vuole bene – qui un folto gruppo di amici, dal simpatico Mousy all’amorevole cervo, fino al pentito falco Skua – possono essere superate e far scoprire invece i propri punti di forza. Ci sono figure di riferimento nel mondo adulto con le quali si può stabilire un forte e proficuo legame, anche quando vengono meno i genitori. È quello che accade con la buffa pernice Giron, che fa da guida a Ploi, aiutandolo a orientarsi nel mondo. Il film è una storia di crescita e riscatto dall’immancabile lieto fine, dove il timido e insicuro diventa eroe, dimostrando che in ciascuno può esserci un eroe, basta solo avere un po’ di fiducia in sé stessi per scoprirlo.

Per questo racconto animato Ásgeirrson e Karlsson scelgono toni delicati e pacati e si rivolgono anche al pubblico dei piccolissimi. Il ritmo ne risente un po’ e nonostante le diverse avventure, tutte molto semplici e lineari, risulta a tratti lento. Il film riesce però a mescolare leggerezza e serietà, facendo sorridere e riflettere. Ad accompagnarlo la colonna sonora di Atli Örvarsson, che ben si adatta ai vari momenti del film.

Per quanto riguarda l’estetica, che si deve al disegno di Karlsson e al character modelling di Filip Van Mieghem, l’immagine dei pivieri non brilla per le fattezze – un’enorme testa con occhioni e becchi da peluche – ma più che altro per il colore arancio vivo e per la resa del piumaggio dall’effetto realistico. Più accattivanti nel complesso sono invece la pernice, i falchi, i topi e gli altri animali. Alla fotografia, Frederik Sallaerts e Tomas Kvӕrner.