Punta sacra

Si chiama Punta Sacra il documentario diretto da Francesca Mazzoleni che è stato presentato nella selezione ufficiale della diciottesima edizione di Alice nella Città. Racconta di un mondo quasi dimenticato, di un luogo che diventa sacro perché quasi mitico, eppure reale e vivo, pulsante di malinconia e di vita, teso verso il futuro.

Mazzoleni porta il suo occhio all’idroscalo di Ostia, quel lembo di terra tra fiume e mare, dove 10 anni fa sono state abbattute le abitazioni abusive e dove la foce del Tevere confonde le sue acque con il sale del Tirreno. La regista segue da vicino coloro che sono rimasti ad abitare lì, desiderosi di stare dove stanno, piantati, seppure precariamente, in un luogo che sentono profondamente loro, spazzato da vento, triste eppure vitale.

Punta Sacra si addentra nelle pieghe di questa piccola comunità matriarcale, dove i conflitti generazionali sono gli stessi che in qualsiasi altro posto, ma dove il senso di appartenenza, la vitalità, la propensione al futuro sembrano una ricerca affamata di felicità. Francesca Mazzoleni riesce a raccontare tutto con occhio imparziale, ma senza il distacco del documentario scientifico, piuttosto immedesimandosi senza giudicare ogni suo protagonista.

Punta Sacra, il racconto di chi spera nel futuro

Punta Sacra racconta storie di vita, di memoria, di ambizioni, di identità che si sentono appartenenti ad un luogo, definite dallo stesso, considerato lontano da ogni altro luogo, mentalmente più che geograficamente, dove ancora si racconta di Pasolini, del suo omicidio, del fatto che non fu ucciso all’idroscalo, ma che ci venne portato, della sua capacità di generare ancora lotte ideologiche.

Ma questa è solo una storia, perché il film ne mostra e ne racconta tante, tutte con la stessa attenzione e cura, tutte con protagonisti persone, individui che non possono fare a meno di sentirsi legati a quella comunità che li assiste e li nutre, che dà loro una identità di luogo.

Punta Sacra è un documentario insolito, che trova il perfetto equilibrio tra la narrazione intima del protagonisti e l’occhio scientifico di chi li inquadra. Ci pensano loro a raccontarsi, a mostrarsi, quello che Mazzoleni si concede, è solo qualche sguardo romantico al mare, al posto, eternamente ostile eppure visceralmente amato da tutti quelli che sono intenzionati continuare a costruire lì il loro futuro.