Rompicapo a New York

Dodici anni dopo il folgorante L’Appartamento Spagnolo, torna dietro la macchina da presa Cédric Klapisch per raccontare al pubblico come sono cresciuti, come sono diventati, e dove sono arrivati i suoi personaggi. Rompicapo a New York chiude l’ideale “Trilogia di Xavier” che, ovviamente, vede protagonista Xavier (Romain Duris), ex universitario giramondo, che adesso ritroviamo alle prese con la vita da adulto.

 

Alla fine del film Bambole Russe abbiamo assistito alla nascita della fiabesca storia d’amore con l’inglese Wendy (Kelly Reilly), culminata con una convivenza decennale e coronata dalla nascita di due figli. Ma la vita mette sempre alla prova le persone, e mentre assiste alla fine inesorabile del suo matrimonio, Xavier riceve un altro annuncio shock: sua moglie ha deciso di trasferirsi a New York per seguire il suo nuovo amore, uno sceneggiatore col quale è pronta a sposarsi. Xavier, per amore dei suoi figli, lascia Parigi trasferendosi nella Grande Mela e cominciando così una nuova vita, che assume sempre più la forma di un rompicapo.

Rompicapo a New York, il film

Klapisch, con questo terzo e ultimo atto cinematografico, confeziona una commedia intelligente e fresca che ci aggiorna sulla condizione di quella generazione che ha vissuto, e respirato, il concetto di globalizzazione e cosmopolitismo, adattandosi ma allo stesso tempo restandone un po’ vittima.

Il regista decide, per questo film, di abbandonare la “sua” Europa e di ambientare le nuove avventure dei quattro protagonisti in un caotico “non- luogo” come New York: un melting pot culturale perfetto, una moderna Babilonia dove sembra difficile farsi accettare in un primo momento, ma che ha come punto di forza proprio il suo innato cosmopolitismo, che la spinge ad essere forse uno dei pochi luoghi al mondo dove tutto è possibile. Come dice Woody Allen, infatti, certe cose sembrano accadere solo a New York: e forse proprio per questo motivo i complicati legami sentimentali messi in atto tra i quattro europei hanno senso e ragion d’essere, esistono perché prendono spunto- e si nutrono pure- dalla linfa vitale di una città in continuo movimento, in grado di offrire una gamma infinita, e sfaccettata, di opportunità perfino per chi (come Xavier) si trova costretto a dover ricominciare a scrivere la propria vita, come un romanzo al quale tocca aggiungere un nuovo, enigmatico, capitolo che ha il sapore dell’ignoto e dell’imprevisto.