Shadowhunters - Città di ossa

Harald Zwart dirige Shadowhunters – Città di ossa, la trasposizione del libro omonimo di Cassandra Clare caratterizzandolo con atmosfere e scenari simili a film quali Costantine e Underworld, ma con una sceneggiatura molto descrittiva che conferisce a quest’ultima diversi livelli di ritmo narrativi, passando così da scene verbose a scene piene di azione in cui i Nephilm delimitano perfettamente un mondo impregnato di leggende e miti soprannaturali, che affascinano e catturano l’attenzione dello spettatore per la loro natura spettacolare. Al quadro generale si sviluppa la storia di Clary che cerca di ricostruire la sua memoria bloccata da un potente incantesimo, da questo contesto emergeranno gli inevitabili legami familiari, d’amicizia e d’amore, che però assumono una connotazione di rilievo ai fini della storia e non solo come elemento collaterale.

In Shadowhunters – Città di ossa Clary è un adolescente come tutte le altre, ama l’arte, esce con i suoi amici e alcune volte sfida l’autorità materna. Tutto comincia a cambiare quando riesce a vedere un simbolo che la ossessiona. Una sera uscendo con Simon, assisterà a quello che crede sia un omicidio, mentre invece si ritroverà catapultata nel mondo di Jace, Alec e Isabelle, nephilim, il cui compito è preservare le alleanze con i Nascosti, osservare le severi legge del Conclave e soprattutto fermare Valantine, pericoloso cacciatore che vuole creare il suo esercito di demoni.

Shadowhunters – Città di ossa, il film

In questa buona alchimia ritmico-narrativa ciò che il film sacrifica in maniera evidente è lo spazio per gli attori, sono poche le scene in cui possono dare sfogo alle loro caratteristiche, la forte perlustrazione di questo mondo ridimensiona tutto l’intreccio che la Clare descrive minuziosamente. I personaggi quali Alec (Kevin Zegers), Isabelle (Jemina West) e Magnus Bane (Godfrey Gao) intervengono solo nei punti cruciali della storia senza apportare il loro contributo nelle dinamiche narrative. Mentre il Valantine di Jonathan Rhys-Meyers, perde la sua cattiveria metodica per diventare un perfetto guerriero. Molto simpatico è Simon (Robert Sheehan) riesce ad essere impacciato e comico giusto il tanto da distinguersi dalla seriosità degli altri personaggi. Bravi e concreti sono anche Lily Collins nell’interpretare Clary, coraggiosa e intraprendente verso la scoperta della sua identità e Jamie Campbell Bower, che porta sullo schermo un Jace intelligente e impavido, contraddistinto negli atteggiamenti di superiorità nei confronti di tutti gli altri ed estremamente a suo agio nelle scene di lotta e acrobazie.

I fan del libro troveranno numerose scene contratte in cui si predilige la parte narrativa che serve ad accorciare i tempi ottimizzando così la storia; in alcuni casi rappresenterà un bene poiché viene conferito un tono più maturo, ma andranno ad intaccare soprattutto la seconda parte del film e il finale, in cui molti passaggi sono stati cambiati e rivoluzionati per arrivare a una diversa conclusione per numerose vicende e lasciando molti punti interrogativi su come si svilupperanno i sequel della saga letteraria.

Shadowhunters – Città di ossa è un buon film che convince nella storia perché rispetto agli altri urban-fantasy che da Twilight in poi hanno popolato lo schermo; il “bene” è ritornato ad essere incarnato dai “personaggi buoni”rivisitati in chiave metal-punk in cui il loro scopo di vita è basato sull’essere guerrieri, completamente devoti alla causa. I 129 minuti di film scorrono rapidamente concatenando i temi reali, quali la crescita e la scoperta di se stessi, e quelli fantasy, strutturati in un complesso mondo soprannaturale in cui la lotta tra il bene e il male è arricchita da spettacolari scene d’azione. Dal 28 Agosto al cinema.