Sheep in the box, recensione: Hirokazu Koreeda a metà tra AI e Black Mirror

Il maestro giapponese indaga umanità robotica e famiglie in cerca di ricomporsi nel suo nuovo film

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Dopo essersi aggiudicato il premio alla miglior sceneggiatura al Festival di Cannes 2023 con Monster, Hirokazu Koreeda torna in concorso con Sheep in the box, un racconto che unisce sci-fi e dramma familiare, con protagonista una coppia sposata che ha perso il figlio e che riceve la proposta di accogliere un robot umanoide del tutto identico a quest’ultimo.

Un ritorno inaspettato

A due anni dalla morte del figlio Kakeru, Otone (Haruka Ayase) riceve tramite un drone un messaggio dall’azienda Rebirth, che si occupa sostanzialmente di riportare in vita i cari persi tramite tecnologie di ultima generazione. Il marito Kensuke (Daigo Yamamoto) è restio, ma acconsente a procedere con l’operazione. Così, la coppia accoglie in casa Kakeru 2.0, un clone praticamente identico del figlio, con una memoria incorporata già basata sui suoi ricordi, che non può mangiare né bagnarsi e ha con sé un seggiolino/stazione di ricarica. Le cose inizieranno però a farsi più complicate quando Kakeru manifesterà maggiore iniziativa e verrà attratto anche da figure misteriose.

Sheep in the Box Film 2026 02
Cortesia festival-cannes.com

Un film che non sorprende, ma con qualche guizzo

Sheep in the box  non brilla di certo per originalità – né la premessa né la sua esecuzione sono particolarmente memorabili – tuttavia trova luminosità in un delicato ma potente risvolto di trama sui bambini come gruppo e nuova società, aspetto indagato a fondo nella filmografia di Koreeda. Ci sono echi a svariate fiabe per i più piccoli in questo racconto che parla di abbandono, non voluto e cercato, che accompagna anche il destino di ogni famiglia con figli al carico.

Certamente meno sorprendente del livello cui ci ha abituati Hirokazu Koreeda, Sheep in the Box è un film piuttosto lineare e che non regala grandi sorprese allo spettatore, in parte fomentando la delusione, perché da un genio come il regista giapponese è lecito aspettarsi molto di più. Nonostante ciò, qualche guizzo interessante nel ritratto di Kakeru e nella sua ricerca di una seconda famiglia, nell’inaspettata vitalità di una comunità di bambini “rifiutati”, vale la visione.

Sheep in the box
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Sommario

Sheep in the box non brilla di certo per originalità, tuttavia trova luminosità in un delicato ma potente risvolto di trama sui bambini come gruppo e nuova società.

Agnese Albertini
Agnese Albertini
Nata nel 1999, Agnese Albertini è giornalista e critica cinematografica per Cinefilos.it, Best Movie e CinemaSerieTv.it. Laureata in Lingue e Letterature straniere all’Università di Bologna, dal 2022 scrive articoli, news, interviste in inglese e crea contenuti per i social.

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