Prima che Lucasfilm rilanciasse il futuro cinematografico di Star Wars con nuovi progetti guidati da Dave Filoni, Sharmeen Obaid-Chinoy e altri autori, anche Damon Lindelof aveva provato a lasciare il segno nella galassia creata da George Lucas. Lo sceneggiatore di Lost, Watchmen e The Leftovers ha ora raccontato apertamente cosa accadde dietro le quinte del suo misterioso film mai realizzato, rivelando di essere stato allontanato dal progetto dopo due anni di sviluppo.
Parlando nel podcast House of R, Lindelof ha spiegato che il problema principale riguardava il tono del film e il difficile equilibrio tra innovazione e tradizione all’interno del franchise. “Mi chiesero: ‘Secondo te cos’è che dovrebbe essere un film di Star Wars?’ E io risposi: ‘Ecco cosa dovrebbe essere’. E loro dissero: ‘Perfetto, sei assunto’. Poi, due anni dopo, sono stato licenziato”. Lo sceneggiatore ha aggiunto che il progetto cercava di affrontare apertamente il conflitto tra nostalgia e revisione narrativa: “Quello che stavamo tentando di fare era avere questa conversazione all’interno del film: esiste una forza della nostalgia ed esiste una forza della revisione, e sono in contrasto tra loro. Volevamo fare la Riforma protestante dentro Star Wars. E non ha funzionato”.
Le parole di Lindelof fotografano perfettamente la crisi identitaria che Star Wars ha attraversato dopo la trilogia sequel. Da una parte il bisogno di introdurre nuovi personaggi e nuove idee, dall’altra la continua attrazione gravitazionale verso il passato, verso Luke Skywalker, Leia, Han Solo e l’immaginario classico della saga. È probabilmente questo il vero nodo che Lucasfilm non è ancora riuscita a sciogliere del tutto: capire se il futuro del franchise debba essere costruito sulla memoria o sulla trasformazione.
Il film di Damon Lindelof avrebbe potuto cambiare la direzione della saga dopo L’ascesa di Skywalker
Nel suo intervento, Lindelof ha lasciato intendere che il progetto fosse collegato in qualche modo agli eventi di Star Wars: L’ascesa di Skywalker, anche se non era chiaro se dovesse avviare una nuova trilogia oppure raccontare una storia più autonoma. “La scrittura era molto difficile, lenta. Il problema era trovare il tono giusto. Dove si collocava nel canone? Quale relazione aveva con Episodio IX? Doveva essere l’inizio di una nuova trilogia?”, ha spiegato.
Queste dichiarazioni confermano indirettamente quanto Lucasfilm abbia navigato a vista negli anni successivi alla conclusione della saga degli Skywalker. Dopo Il risveglio della Forza, sembrava che il centro emotivo della nuova trilogia fosse rappresentato da Rey, Finn e Poe Dameron, ma col tempo la narrazione è tornata progressivamente verso le icone storiche. “Quando uscì Episodio VII, tutti sapevamo cos’era Star Wars. Era Rey, Finn, Poe… poi però siamo tornati indietro verso Luke, Leia, Han e Chewie”, ha osservato Lindelof.
È un passaggio importante perché spiega anche la direzione attuale del franchise. Serie come The Mandalorian e Ahsoka funzionano proprio perché riescono a muoversi tra due poli: introdurre nuovi protagonisti senza rompere il legame con la mitologia classica. Il progetto di Lindelof, invece, sembrava voler mettere apertamente in discussione questo equilibrio, trasformando il conflitto tra vecchio e nuovo nel tema centrale del film stesso.
Non è detto che quell’idea sia sparita del tutto. Molti dei nuovi progetti annunciati da Lucasfilm — incluso il film con Rey ambientato dopo Episodio IX — sembrano ancora cercare una risposta alla stessa domanda: come può Star Wars evolversi senza smettere di essere riconoscibile?

