The last Stand – L'ultima Sfida film recensine

Arriva anche nelle sale italiane The last Stand – L’ultima Sfida, il film che segna il ritorno da protagonista assoluto l’ex governatore della California, nonché stella dell’action-movie Arnold Schwarzenegger, ormai sempre più proiettato a riprendere il suo ruolo cinematografico in un genere che, con l’ex Governator impegnato in politica, ha manifestato una certa sofferenza nel riuscire a rimpiazzare la sua leggenda.

Dopo aver lasciato la squadra narcotici della polizia di Los Angeles a causa di un’operazione andata male, lo sceriffo Ray Owens ha lasciato la metropoli per trasferirsi nella piccola Sommerton Junction, dove si dedica alla lotta contro la piccola criminalità. La sua pacifica esistenza viene rovinata quando Gabriel Cortez, famoso narcotrafficante, che evade in maniera spettacolare da un convoglio dell’Fbi. Con l’aiuto di una feroce banda di fuorilegge, capitanata dal gelido Burrell, Cortez si dirige verso il confine con il Messico portandosi dietro un ostaggio. Il percorso di Cortez prevede di far tappa a Sommerton Junction, dove lo attendono le forze di polizia di tutto lo stato, tra cui l’agente John Bannister. In un primo momento reticente a farsi coinvolgere, Owens finisce con il prendere la situazione in mano e guidare le operazioni per fermare Cortez.

The last Stand – L'ultima Sfida recensione film

The last Stand – L’ultima Sfida è un film che ha come innegabile obiettivo recuperare il gusto per un certo cinema degli anni 80’, tanto più che serve a rilanciare una star, il fu Terminator Arnold Schwarzenegger, che nonostante qualche acciaccato movimento e un po’ di fiatone, riesce a dare quell’aura di glaciale invincibilità al suo personaggi. I punti forti ovviamente sono la componente adrenalinica che si dispiega in sequenze mozzafiato e lunghissimi scontri a fuoco, che per certi versi ricordano il cinema action asiatico; non a casa, dietro la macchina da presa risiede proprio il regista coreano Jee-Woon Kim. La pecca più grande del film è forse l’eccessivo legame con una messa in scena che reitera troppo le sequenze d’azione pure, tralasciando invece i momenti distensivi tipici del cinema occidentale e una più profonda caratterizzazione dei personaggi che si muovono su una narrazione piuttosto classica e prevedibile.

E’ la regia in tutti i suoi elementi (seppur sufficiente) che convince meno in un film a grandi linee divertente e spaccone come quelli di un tempo, che fa affidamento anche su un ottimo cast di caratteristi come l’efficacissimo Peter Stormare, Luis Guzmán, e il divertente Johnny Knoxville. Buona la prova dei comprimari Rodrigo Santoro, Jaimie Alexander e Forest Whitaker che contribuiscono a rendere credibile un mondo sempre al limite fra realtà e finzione, pendendo spesso più per la seconda, che per la prima; ed è proprio quest’ultimo elemento che rende il film un’opera godibile e divertente, capace di intrattenere il pubblico e di fargli provare addirittura un po’ di nostalgia dei tempi andati. Tuttavia la pellicola possiede molti difetti che probabilmente un tempo sarebbero passati inosservati ma che oggi, con un pubblico più esigente, sono molto evidenti e che rendono il film un po’ anacronistico.