The Wild Goose Lake

Esponente della sesta generazione di registi cinesi, Diao Yinan debutta per la prima volta nel concorso ufficiale del Festival di Cannes 2019 con il film The Wild Goose Lake. Già vincitore nel 2014 dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino con Fuochi d’artificio in pieno giorno, il regista ritrova qui tutti i temi a lui più cari, racchiusi all’interno di un torbido noir che svela un talento maturato, sempre più capace di arricchire il racconto di invenzioni registiche degne di un autore.

Il film ha inizio in una fredda notte di pioggia. Zhou Zenong (Hu Ge) è un gangster in fuga dopo aver ucciso un poliziotto. Sulla sua testa grava una taglia che fa gola a molti, e che lo costringe ad una fuga disperata. È proprio durante questa che incontra Liu Aiai (Gwei Lun Mei), una prostituta che sbucata dal nulla si propone di aiutarlo. A lei Zenong confida la sua storia, ripercorrendo una scia di sangue e violenza.

 

Ancora un noir dunque per Diao Yinan, ma stavolta l’ispirazione sembra provenire in buona parte dal cinema europeo, tra Michelangelo Antonioni e Jean-Luc Godard, e dal cinema di Wong Kar-Wai. Un noir che dunque si macchia di più origini, che fonde al suo interno le varie nature a formare un prodotto che garantisce intrattenimento e malinconiche riflessioni sull’essere umano, la solitudine, la sua crisi.

Yinan ci fornisce da subito tutti gli elementi, tra un protagonista dalla dubbia moralità ad una femme fatale quanto mai criptica, dall’oscurità alla luce, dalla luce che produce ombre deformate a improvvise esplosioni di violenza. È una cura formale che si è andata raffinando con gli anni quella del regista cinese, che sfoggia in questo caso un gusto per la composizione dell’inquadratura da puro cinema d’autore. Lo aiutano in questo gli sporchi e logori ambienti in cui si svolge la narrazione, le abbaglianti luci al neon che sembrano donare ai personaggi ogni volta nuove sfumature e nuove possibili interpretazioni delle loro pulsioni.

Alla cura per il dettaglio si affianca poi la consolidata abilità di Yinan di dar vita a grandi scene d’azione, coreografate con cura e riprese dalle prospettive meno consone. Il pericolo appare così essere sempre dietro l’angolo, e ben presto si diviene preda dell’intricato numero di personaggi, sempre più impenetrabili, sempre più impossibili da conoscere e a cui sempre meno è possibile affidare la propria fiducia.

Yinan non abbandona dunque il genere a lui caro, attraverso il quale gli è invece possibile ritrarre una contemporaneità sempre più cupa, individualista, dove per sopravvivere si deve considerare chiunque un nemico. Con The Wild Goose Lake il regista aggiunge un nuovo affascinante capitolo al suo discorso, confezionando un noir elegante e d’impatto, capace di intrattenere e non in una maniera convenzionale.