Too Old To Die Young

Ai tempi di Solo Dio Perdona, Nicolas Winding Refn aveva promesso che il suo stile e il suo linguaggio cinematografico e narrativo sarebbero sempre più evoluti nella direzione di un’estetica abbagliante, come appunto quella riscontrabile nel succitato film presentato in concorso a Cannes nel 2013.

Promessa fatta, promessa mantenuta. Dopo aver turbato ulteriormente con The Neon Demon, Refn ha proseguito la sua ricerca spostandosi sulla serialità, realizzando così la sua prima serie intitolata Too Old To Die Young, di cui gli episodi 4 e 5 sono stati presentati fuori concorso al Festival di Cannes 2019. La serie, che sarà distribuita su Amazon Prime Video dal 14 giugno, sembra promettere un concentrato di tutte le cifre stilistiche del regia danese, tra avvincente intrattenimento e disincantata contemplazione sulla società odierna.

Protagonista assoluto è Miles Teller, il quale interpreta un detective dalla doppia vita: di giorno garante della legge, di notte spietato assassino. Martin, questo il nome del protagonista, soffre di una crisi esistenziale, la quale lo conduce sempre più all’interno di un inferno fatto di omicidi, violenza e sangue. Questa cupa odissea lo porterà a scontrarsi con strani e temibili personaggi.

Sono particolarmente diversi l’uno dall’altro i due episodi presentati in anteprima. Dove uno sembra vivere della rarefazione di Solo Dio Perdona, l’altro sfoggia invece un dinamismo alla Drive. Dove uno sembra avere i toni disillusi e le atmosfere decadenti di un film sulla crisi della società e dei suoi abitanti, l’altro è invece un adrenalinico noir tra feroci inseguimenti e personaggi dalla perversa natura. Difficile dunque immaginare come possa realmente essere la serie firmata da Refn, quali delle due strade percorrerà, e a quali conclusioni arriverà.

Too Old To Die Young

Ciò che è certo, è che il regista sembra aver dato sfogo a tutte le sue ossessioni, che all’interno di un prodotto della durata complessiva di 13 ore potrebbero aver trovato la giusta collocazione. Potrà certamente infastidire l’uso che Refn fa della messa in scena, totalmente prevalente rispetto all’elemento narrativo. Questo appare infatti un pretesto per mettere in relazione alcune immagini chiave, e l’intrattenimento è dato in primo luogo da una ricerca e una cura per l’aspetto visivo che sbalordisce nuovamente. Refn è sempre più un esteta, e le sue opere vivono di colori forti, dal giallo al verde, dal rosso al viola. Colori che sono diretta esternalizzazione delle pulsioni dei personaggi.

Il mondo che sembra aver costruito stavolta ha un sapore già conosciuto, eppure difficilmente si riesce a staccare gli occhi dallo schermo. Refn sa come ottenere l’attenzione, come riprenderla qualora la si avesse persa. Lo dimostra con continui cambi di tono, continue accelerazioni di ritmo che costringono lo spettatore a vivere sulla propria pelle il metaforico viaggio verso l’inferno che il protagonista ha intrapreso.

Miles Teller incarna qui il nuovo volto senza espressioni né emozioni del cinema dell’autore danese. Pur privato di ciò, l’attore riesce comunque a calamitare su di sé l’attenzione, imponendosi come una figura tanto attraente quanto provocante.

Refn è dunque tornato, ed è pronto a far discutere nuovamente, proponendo un prodotto che certamente porrà a dura prova lo spettatore, marcando sempre di più la divisione tra chi lo ama e chi lo odia. Con Too Old To Die Young conferma di sapere perfettamente come provocare e intrattenere, come sorprendere, scioccare e anche divertire. Se la serie vivrà bilanciando al suo interno la differente natura dei due episodi proposti, avrà certamente la possibilità di affermarsi come un nuovo punto cruciale nella filmografia del suo autore.