In tempo per la stagione dei premi a Hollywood, arriva anche nelle nostre sale Tutti i soldi del mondo, il nuovo film di Ridley Scott destinato a passare alla storia come la pellicola della damnation memoriae di Kevin Spacey.

Per chi non avesse seguito la vicenda, l’attore di House of Cards era interprete di Jean Paul Getty, scelto da Scott e dalla produzione. A seguito delle accuse di molestie sessuali nei confronti di Spacey, Scott ha deciso di rigirare completamente le sue scene con Christopher Plummer, che quindi vedremo al cinema nei panni del magnate Getty. La vicenda, che sfiora la follia, soprattutto da un punto di vista produttivo, dal momento che l’operazione di sostituzione ha fatto lievitare i costi del film, segna un punto di non ritorno per Hollywood, soprattutto per la convinzione che il valore artistico di una persona debba essere per forza, secondo le credenze d’Oltreoceano (anche le nostre? Si pensi a ciò che la Warner Bros ha fatto con il “caso Fausto Brizzi”), equivalente al valore umano.

Sul valore artistico di Kevin Spacey non c’è niente da sindacare, per quanto riguarda invece quello umano, non è questa la sede per parlarne. Il lavoro di un attore è quello di restituire al suo pubblico una buona interpretazione. Non sapremo mai se Spacey era riuscito anche questa volta a dare prova della sua bravura. Non sappiamo se ne avrà ancora l’opportunità.

tutti i soldi del mondoRidley Scott ha però colto l’altissimo rischio, ha spinto al massimo la sua macchina produttiva ed è riuscito in tempi record ad operare la sostituzione, con un Plummer che rende alla perfezione il Getty attaccato ai soldi, senza scupoli ed emozioni, un vero Scrooge (che l’attore interpreta in questi giorni in sala in Dickens: l’Uomo che inventò il Natale). Tutte caratteristiche che raccontate sullo schermo da Spacey, avrebbero ricordato forse troppo da vicino il Frank Underwood che tanto il pubblico ha amato (lo ama ancora, dopo lo scandalo sessuale?). Il decano Christopher Plummer restituisce allo schermo un ritratto crudele, a tratti assurdo, ma perfettamente incorniciato nel tessuto narrativo, probabilmente vicino al personaggio realmente esistito.

Tratto dall’omonimo saggio di John Pearson, il film racconta di un celebre fatto di cronaca degli anni settanta: il sequestro di John Paul Getty III, nipote dell’allora uomo più ricco del mondo, John Paul Getty, avvenuto a Roma nel 1973 a opera della ‘Ndrangheta.

Tutti i soldi del mondo, il trailer del film

Tutti i soldi del mondo si muove su due binari, attraversando due generi cinematografici codificati, che intrecciandosi, si annacquano a vicenda. Da una parte c’è il rapporto tra testa e cuore, tra il nonno del povero Paul rapito, il vecchio Getty attaccato ai suoi tantissimi milioni di dollari, avido, gretto, sgradevole. Dall’altra c’è Gail Harry, interpretata da Michelle Williams (superba la sua protagonista, sommessa e granitica), madre dell’adolescente, ex nuora di Getty, che ha come unico scopo quello di riavere con sé il figlio. Un cuore di madre contro una testa di ricco. Questi due personaggi rappresentano i poli opposti del racconto drammatico, a cui si associa quello di crime thriller, che comprende la parte delle indagini, della rappresentazione (stereotipata) dei cattivi, dell’inseguimento finale.

In questo doppio registro risiede la sensazione che Scott, per piacere di raccontare tutto, abbia perso di vista il senso del ritmo, pur dando ampio spazio al racconto e ai personaggi. Questo sforzo del regista si scontra anche con la strutturazione della storia, che procede a blocchi, struttura schiacciata anche dalla fotografia di Dariusz Wolski che, in maniera funzionale, desatura la luce e conferisce un senso di oppressione, di trappola, a mettere lo spettatore nei panni del povero giovane Paul, nelle mani della ‘Ndrangheta calabrese.

Un elemento molto interessante del film, che però si può apprezzare soltanto in lingua originale, è la coesistenza di lingue e dialetti: inglese, italiano, romano, siciliano (non si capisce perché utilizzato dai rapitori calabresi) si fondono così come si alternano i luoghi. Il film infatti è girato tra Roma e l’Inghilterra, per concludersi a Lauria, cittadina tra le montagne a confine tra Basilicata e Calabria.

Con tutte le sue mancanze, dalle scelte opinabili della produzione alle indecisioni narrative di Scott, Tutti i soldi del mondo rimane l’espressione di un autore che mette sempre al primo posto il gusto per lo spettacolo, per la costruzione dei personaggi, per il racconto puro. Un cinema “maschio” che proprio attraverso gli occhi di una donna incrollabile si avvicina allo spettatore.

RASSEGNA PANORAMICA
Chiara Guida
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Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice di Cinefilos.it, lavora come direttore della testata da quando è stata fondata, nel 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.