un pungo di amici recensione

È disponibile dal 20 maggio su Amazon Prime il primo film che vede protagonisti Antonio Matranga ed Emanuele Minafò – duo comico palermitano giunto alla notorietà grazie alle apparizioni televisive in trasmissioni come Made in Sud e ad un tormentone nato proprio lì. Un pugno di amici è diretto da Sergio Colabona, regista televisivo che con Vita, cuore, battito aveva già portato sul grande schermo gli Arteteca, altro duo di Made in Sud.

 

Un pugno di amici, la trama

Toni (Antonio Matranga) ed Emanuele (Emanuele Minafò) organizzano una rapina a un centro scommesse di Palermo, assieme ai due amici Mariano (Mariano Bruno) e Jesus (Domenico Fazio). Qualcosa però va storto e i quattro si ritrovano con una borsa piena di vestiti usati anziché di soldi.

Oltre a scoprire chi ha fatto lo scambio ed è scappato col malloppo, devono sottrarsi alle ire di Don Calogero (Paride Benassi), che rivuole indietro i soldi del suo centro scommesse. A dare la caccia sia al boss che ai quattro amici, rapinatori improvvisati, un nuovo commissario (Maurizio Casagrade), appena arrivato da Napoli. Riusciranno a cavarsela?

Matranga e Minafò prima di Un pugno di amici

La comicità del duo palermitano Matranga e Minafò nasce semplice e affonda le radici nel luogo comune del maschio cacciatore e della femmina preda, nel modo più banale. Nell’estate 2019 ha spopolato con la hit Appalermo – s’inzuppa il biscottino, che declinava poi in tutti i modi possibili il concetto. Un vero e proprio tormentone nato con gli sketch portati a Made in Sud e a Sicilia Cabaret. Un tormentone come fu quello di Fabio Rovazzi qualche estate prima. Una comicità datata e anche sessista quella del duo, dalla quale si sperava di essersi liberati, ma che invece continua a fare presa su alcuni, almeno a teatro e in tv.

Piena appunto di tette, culi, patate, biscotti e tutto ciò che il repertorio possa offrire in materia. Dove le donne sono “selvaggina” da catturare e da esibire come trofei (nei vecchi sketch ricorrono frasi del tipo: “Me ne sono fatte più di dieci”). L’elemento realmente comico sta più che altro nel contrasto tra l’aspetto tutt’altro che prestante del gracile Minafò, sfortunato con le donne, e la sua fiducia nel proporsi, convinto di riuscire ad abbordarle, conciato nei modi più improbabili.

Un buon canovaccio rovinato da una serie di squallide gag

Il soggetto del film, firmato dal regista, potrebbe anche funzionare: ci sono scambi d’identità che mettono i protagonisti in situazioni potenzialmente divertenti e un twist finale che fa riflettere sul valore dell’amicizia – come sancisce la citazione finale di Bob Marley – ed è purtroppo l’unica cosa che risolleva un po’ il film dal livello terra terra sul quale si è mosso fino alla fine.

In Un pugno di amici il tormentone c’è, irrinunciabile marchio di fabbrica del duo, ma poi si è costretti a cercare altri modi per suscitare la risata. E qui i problemi si susseguono, come la serie di sketch con battute dall’umorismo a volte raggelante che compongono il film, segno che la sceneggiatura (di Colabona, Nando Mormone, Ciro Cerruti e gli stessi Matranga e Minafò) non funziona quanto il soggetto.

Le gag dunque non funzionano e non si ride, a parte qualche battuta sulla somiglianza di uno degli amici, Jesus – Domenico Fazio, componente del quartetto comico I 4 Gusti – con Gesù, da cui il soprannome. Neanche i componenti dello sgangherato commissariato guidato da Maurizio Casagrande riescono a far sorridere, piuttosto imbarazzano e lasciano perplessi: a partire da Gianni – Rosario Alagna de I Respinti – che ripete costantemente “Io sono Gianni” e Giuseppe – Giuseppe Stancampiano de I 4 Gusti – che dice sempre e solo “Si”. Tormentoni anche questi già deboli su un palcoscenico, ma che rivelano tutta la loro pochezza se reiterati per 90 minuti sul grande schermo. Altrettanto perplessi lasciano personaggi come quello del cardinale interpretato da Domenico Manfredi, la cui comicità gestuale è ai limiti dell’irritante.

A condire il tutto, luoghi comuni come quello dei meridionali scansafatiche. Da apprezzare invece le location, tra cui Villa Naselli di Palermo, per un film girato tra il capoluogo siciliano, Termini Imerese, Gratteri, Lascari e l’Isola delle Femmine.

A Matranga e Minafò, che aspirerebbero a diventare i nuovi Ficarra e Picone, però, non basta tornare sui propri passi, scegliendo di girare nel villaggio dove tutto cominciò, dove davvero iniziarono come animatori, per fare un buon film. Non basta neppure affidarsi agli amici di altri sodalizi comici per garantire la riuscita del progetto, né basta un tormentone. Occorre qualche idea in più per sostenere un film, una comicità più intelligente, anche fatta di sketch e gesti, ma che sappia suscitare qualcosa di più di un perplesso: bah …