Una famiglia vincente - King Richard

Una famiglia vincente – King Richard, il nuovo film diretto da Reinaldo Marcus Green – il notevole il suo esordio Monsters and Men targato 2018 – mette in scena la storia di un uomo con una missione: superare tutte le barriere sociali, economiche e razziali che gli si presentano di fronte al fine di far diventare le sue bambine grandi giocatrici di tennis. Missione che Richard Williams, padre di Venus e Serena, ha portato a termine con indubbio successo.

 
 

Una famiglia vincente – King Richard, il costo del successo

Ma a quale costo? Questo si chiede il biopic che vede protagonista Will Smith, e il tentativo di dare una risposta sincera e non retorica a tale domanda rappresenta il lato più interessante e riuscito della trasposizione cinematografica. Lontano dall’essere un semplice feel-good movie volto a incensare l’incredibile abnegazione del protagonista, King Richard mette al contrario in scena un personaggio dalle mille sfaccettature, tanto eroico nella sua perseveranza quanto fin troppo ostinato e dispotico nel voler perseguire il proprio obiettivo.

La forza primaria del film risulta dunque la sceneggiatura scritta da Zach Baylin, la quale sviluppa col giusto ritmo e le necessaria capacità introspettiva del personaggio principale: se infatti all’inizio tutti i sacrifici compiuti da Richard per le proprie bambine dipingono in maniera univoca un “working-class hero” non troppo differente da molti già visti, nella seconda parte invece la storia rivela con verismo e lucidità il lato egoistico della psicologia di Williams.

Will Smith alla sua migliore performance in carriera

Tale ritratto composito è lo strumento principale di cui si serve Will Smith per costruire tassello dopo tassello una delle migliori performance della sua carriera. In molte scene l’attore riesce a mostrare una profondità emotiva trattenuta ma comunque vibrante che rimanda al suo ruolo in La ricerca della felicità di Gabriele Muccino – non a caso un altro biopic? – ma la vera sorpresa arriva quando deve evidenziare anche i lati meno altruisti del carattere di Williams, e questo mostra una maturità e un controllo dei toni fino a oggi sconosciuti nello spettro della star.

Se come pare chiaro Will Smith è tra i favoriti ai prossimi Oscar per la statuetta come miglior attore, non saremmo certamente delusi nel caso arrivasse finalmente a ottenere il premio (è già stato candidato per Ali di Michael Mann e proprio per il melodramma di Muccino). Accanto a lui dobbiamo esaltare un cast di supporto indubbiamente efficace: Aunjanue Ellis nel ruolo della moglie Brandy, Saniyya Sidney in quello di Venus ma soprattutto Jon Bernthal che interpreta l’allenatore Rick Macci. Il vero momento di svolta di Una famiglia vincente – King Richard avviene proprio nella scena di confronto tra i due uomini, impreziosita dal carisma e dalla potenza espressiva di Smith e Bernthal.

Finale anticlimatico

Detto dei pregi indiscutibili di King Richard bisogna però anche testimoniare di come non si tratti di un lungometraggio totalmente riuscito. Il problema maggiore consiste in un finale che, per evitare di essere eccessivamente celebrativo ed evitare la retorica in cui purtroppo scivolano molti biopic, compie invece l’errore opposto: la scelta su come chiudere il film si rivela stranamente anticlimatica, e stempera fin troppo il crescendo emozionale di storia e personaggi. Una scelta coerente con il tono del racconto, coraggiosa nel voler evitare un certo tipo di retorica, ma in qualche modo controproducente.

Reinaldo Marcus Green, molto lucido nel non sottolineare mai eccessivamente i fatti con una regia ostentata, si trova però impossibilitato a ovviare con il montaggio o la colonna sonora a un finale soltanto moderatamente coinvolgente, il quale non si rivela la conclusione più consona per una storia altrimenti appassionante sotto più di un punto di vista. 

Invece di essere ideato e realizzato intorno al suo carismatico protagonista Will Smith, Una famiglia vincente – King Richard propone una variazione sul tema decisamente non scontata, centrando l’obiettivo di intrigare il pubblico mostrando una versione differente e realistica del personaggio principale. Tale scelta viene pagata nel finale del film quando necessariamente il centro emotivo diventa Venus Williams. L’operazione rimane comunque lodevole, regalandoci un biopic lontano da molti degli schemi ormai conosciuti.