Gravity film recensione

Film dalla gestazione lunga e difficoltosa, arriva finalmente al cinema, presentato come film d’apertura alla 70esima edizione del Festival di Venezia, Gravity, lo sci fi di Alfonso Cuaròn che vede protagonista un’inedita coppia di premi Oscar particolarmente amati dal grande pubblico: Sandra Bullock e George Clooney.

Una missione spaziale di manutenzione diventa un incubo nello spazio profondo. A far fronte all’impossibile, come sempre accade nel cinema e nella vita, una persona impreparata alla situazione che riuscirà a trovare la forza di reagire.

Alfonso Cuaròn conferma il suo straordinario talento nel racconto con la macchina da presa, dando ancora prova di una ineccepibile capacità di affondare il suo occhio nell’universo filmico con una continuità poetica e elegante che si trasforma quasi in un unico ininterrotto sguardo ai protagonisti. Attraverso lunghi piani sequenza, Cuaròn ci invita al centro di una sala da ballo, lo spazio orbitante intorno alla Terra, e ci conduce per mano in un valzer intenso, elegante e a più riprese elettrizzante, costruendo un’atmosfera tesa, sul filo del rasoio.

Gravity Sandra Bullock

In una situazione in cui la vita è continuamente a rischio e l’essere umano è in balia dell’oscurità e dell’oblio, il regista ci offre uno straordinario ritratto di una persona pronta a tutto pur di riuscire a sopravvivere. Una decisione, quella della sopravvivenza, che arriva solo dopo che la protagonista, una Sandra Bullock mai così in forma, ha attraversato e superato la vera oscurità, quella interiore.

L’altra protagonista di Gravity è la tensione, sempre altissima, merito di una colonna sonora che riesce a bilanciare i silenzi dello spazio profondo con le note più concitate, pur concedendosi momenti di puro lirismo, che ci aiutano ad assimilare la paura, il senso di smarrimento e la solitudine.

Con questo suo film, Alfonso Cuaròn mette a segno un colpo da maestro, realizza un film che vien voglia di rivedere e che indaga, con un grande senso della spettacolarità, la profondità oscura dell’animo umano.