Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna o di un postino che passa notti in bianco per consegnare la posta al villaggio sulle sponde di un lago nel nord della Russia. E così si può riassumenre l’ultimo film di Andrej Končalovskij, in inglese The Postman’s White Nights, presentato (e applaudito) in concorso all’ultima edizione del Festival di Venezia.

The Postman's White NightsIl film parte da una premessa quasi documentaristica, ovvero raccontare delle persone che effettivamente vivono sulle sponde di questo lago e che si misurano ogni giorno con la vita fatta di pesca e di cose semplici, e finisce per essere un teatro della realtà in cui gli attori sono appunto le stesse persone reali che si mettono a disposizione del regista russo.

Protagonista assoluto del film è il lago, fonte di sostentamento ma anche ostacolo e presenza predominante nel paesaggio e nella vita del postino del titolo, un uomo solitario ma simpatico, che tesse rapporti personali con tutti i destinatari della posta che consegna ogni giorno.

Il film adotto un linguaggio dilatato, quasi annacquato per la piccolissima quantità di eventi che narra, tuttavia il tocco del maestro russo non è primo un una certa misura di quella sua caratteristica poesia che gli ha garantito il titolo di maestro, appunto. L’attraversamento del lago in particolare si carica di importanza, quasi fosse la prova quotidiana che il protagonista deve affrontare per poter compiere la sua missione.

Immerso in una natura incontaminata e quasi allo stato selvaggio, Končalovskij racconta il villaggio, gli abitanti, le dinamiche con tocco delicato e ironico, rispettoso dei personaggi che mostra e attento anche ai dettagli che li condizionano.

The Postman’s White Nights è un film che necessita di una visione attenta e assorta, capace di catturare l’animo ben disposto, ma anche di respingere chi è in cerca dell’azione e della concitazione tipica di certo cinema più noto e conosciuto.