Capri-Revolution

Dopo Il Giovane Favoloso, presentato al Lido nel 2014, Mario Martone porta in Concorso a Venezia 75 Capri-Revolution, il suo nuovo lungometraggio che, di nuovo, riflette sulla Storia inquadrandola da vicinissimo.

Il film è ambientato nel 1914 a Capri, dove alla vigilia della Prima guerra mondiale, un gruppo di giovani artisti nordeuropei si stabilì, fondando una comune, alla ricerca di un ambiente naturale e selvaggio da riprodurre in pittura e di un posto dove vivere in pace, recuperando la semplicità della vita primitiva. Una società antesignana di quella degli hippy, quindi, che però si sviluppò per un periodo brevissimo molto prima dei movimenti culturali e politici di fine anni ’60. Lucia, una giovane guardiani di capre autoctona, entra in contatto con questa comunità, da subito affascinata e pian piano coinvolta nel loro modo di vivere.  Con lei anche Carlo, il medico del paese, viene coinvolto nella società naturista, guardata con circospezione e curiosità.

Martone prende spunto da un fatto storico e lo dilata, realizzando un racconto estremamente ricco che però lascia cadere subito le trame narrative legate alla politica e si concentra sulla figura di Lucia, interpretata da Marianna Fontana (Indivisibili), che in pochissimo tempo, da pastorella analfabeta, impara a leggere, scrivere, parlare in italiano e addirittura in inglese. La debolezza del film di Martone si riscontra tutta nella sceneggiatura, scritta a quattro mani con Ippolita Di Majo, e che trascura l’aspetto politico impegnato della storia reale che concentrarsi sulla parabola personale. Persino la messa in scena del naturismo della comunità fondata dal pittore tedesco Karl Wilhelm Diefenbach viene trattata con superficialità, e il discorso sull’atto creativo, come elemento per connettersi a più livello con altre persone viene completamente messo da parte.

La lussuria della natura, la particolarità della storia vera, la preparazione alla rivoluzione russa del 1917 che potrebbe intercettarsi nel titolo stesso del film, vengono attraversati quasi con superficialità da Martone, e così Capri-Revolution rimane un’opera affascinante a metà, che non va a fondo, che non sfrutta il suo potenziale.