Warrior: recensione del film con Tom Hardy

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Warrior recensione

In Warrior Il marine Tommy Conlon, tormentato da un tragico passato, torna a casa dopo quattordici anni per chiedere a suo padre di aiutarlo ad allenarsi per partecipare a “Sparta”, la più grande competizione di arti marziali della storia. Da ex-prodigio del Wrestling, Tommy si qualifica brillantemente, mentre il fratello Brendan, ex-lottatore diventato professore di liceo, ritorna al ring in un tentativo disperato di salvare la sua famiglia dalla rovina finanziaria.

 

Alcuni accenni di trama potrebbero accumunarlo a un’altra pellicola che fu una piacevole sorpresa nella passata stagione. Stiamo parlando di The Fighter di David O. Russell, che valse il Premio Oscar a due protagonisti, Christian Bale e Melissa Leo. Tuttavia Warrior si allontana considerevolmente dal quel film, in primis perché in questo caso i fratelli non combattono assieme ma seguono un percorso simile che li porterà a scontrarsi inevitabilmente in un duello ricco di emozioni e di tensione. Inoltre, le vicende umane che entrano in gioco sono di una complessità maggiore rispetto al film di Russell. La cosa che più sorprende della pellicola è la voglia dello spettatore di non voler patteggiare per l’uno o l’altro, di voler vedere entrambi trionfare in un duello senza esclusioni di colpi e che ha nell’eticità la sua componente di maggior rilievo. Va dato merito al regista (Gavin O’Connor) di averlo rappresentato in maniere esemplare raggiungendo leve emozionali altissime.

Warrior recesioneLa violenza di Warrior diventa una danza di sopravvivenza dove i cliché si perdono grazie alle convincenti interpretazioni dei protagonisti. La bravura del regista sta anche in questo, mettere al confronto due attori (Tom Hardy e Joel Edgerton) dirigendoli entrambi in maniera eccellente. Senza contare un altro mostro per interpretazione che fa da bilanciere fra le due vulcaniche personalità dei due protagonisti, Nick Nolte, chiamato a interpretare un ruolo complesso, quello di un padre alcolizzato e assente. Il suo contributo alla pellicola è inestimabile, aiuta tantissimo Warrior a raggiungere a tratti anche momenti di poesia e raffinatezza che in un film del genere non sono di certo scontati. Colpisce anche la sobrietà con la quale il film procede verso il suo traguardo finale, che è quello di mettere K.O. lo spettatore, estasiato e impassibile di fronte a momenti catartici che redimono le vite di ognuno.