In maglietta nera dei Ramones, il gruppo rock che adora e che «lo protegge da lassù», jeans e scarpe da ginnastica, Elio, leader dell’omonima band Elio e le storie tese, ha spiegato oggi, in conferenza stampa, le ragioni della sua scelta di dar voce a Paul, l’alieno che sbarcherà nelle sale italiane il 1 Giugno.

Il film è una commedia fantascientifica che  parla di un alieno che si ritrova catapultato in un road trip nel bel mezzo degli Stati Uniti d’America, insieme a due amici appassionati di Ufo. Cosa nella storia ti ha convinto a impersonare Paul?

«E’ un film molto divertente,  mi ha davvero fatto ridere, è intelligente, non come tante altre cose, anche di successo, ma che per me non hanno niente di comico. Dopo aver guardato il film in lingua originale, mi è piaciuto molto il personaggio, ho deciso di fare una prova, che a quanto pare è andata bene. E’ stata un’eccezione perché non sono un doppiatore, l’unica mia precedente esperienza in quel ruolo era stata nel cartone trasmesso su Mtv Beavis and Butt».

Cosa avete in comune tu e Paul?

«Come fisico direi che mi assomiglia poco, invece credo che caratterialmente siamo molto simili. Penso di essere stato scelto soprattutto per un’ affinità umanistica con l’ alieno, entrambi abbiamo un forte senso dell’ umorismo e siamo pragmatici».

Come lavori in sala di doppiaggio?

«Mi facevo guidare totalmente dai miei tutor professionisti, attenendomi allo script, quando vedevo che i colleghi intorno a me ridevano voleva dire che andava bene. Credo che scegliendo me ci sia stata l’aspettativa di dar vita a un personaggio che avesse una vena ironica, perché non è il mio mestiere».

Non era la prima volta che ti cimentavi con pratiche attoriali, hai recitato anche a teatro …

«Si, ma, ripeto, non sono un attore, posso dar vita a un ruolo sui generis, e comunque è stato molto stressante e non penso che farò più teatro».

Per il cinema c’è qualcuno per cui accetteresti di recitare?

«Forse solo per Pupi (Avati), se lui me lo chiedesse, perché è un amico».

Conosci l’ America dei grandi spazi in cui si muove questo road movie un po’ atipico?

«Quando si pensa all’America viene subito in mente New York, ma l’ America vera, quella del film, con quella città c’entra poco e niente. Con il gruppo abbiamo fatto un coast to coast una volta , quello che ho visto non sempre mi ha entusiasmato».

Che rapporto hai con il cinema fantascientifico?

«Direi ottimo, mi piace molto. Il mio film preferito è senza dubbio Blade Runner, perché è un film in cui sono inserite basi reali a cui poter credere, devi poter dire a te stesso che magari, non tra cent’anni ma tra centomila, quella cosa potrebbe davvero succedere. Ad ogni modo direi che questo è soprattutto un film comico»

E agli alieni ci credi?

«Si, ma data la mia formazione scientifica, da ingegnere, e dopo aver letto molto Asimov credo che non li incontreremo mai perché vivono in un posto nell’universo che per noi è irraggiungibile … anche alla velocità della luce».

 

Pensi di ricevere qualche critica?

«Io credo che nella vita bisogna essere convinti di quello che si fa. Durante i miei esordi non mi ricordo di aver ricevuto critiche particolari, ma se ci fossero state, all’inizio ci sarei rimasto male, ma poi li avrei mandati a quel paese».

I prossimi giorni in quali attività ti vedranno coinvolto?

«Andare a votare per Pisapia prima di tutto, perché la città è in disfacimento per colpa degli amministratori che ha avuto in precedenza e c’è bisogno di far rinascere la cultura.

Poi ci sarà un nuovo disco in incisione nel prossimo anno, e una turnè estiva. Ma ci vuole tempo perché noi dobbiamo creare qualcosa di nuovo non vogliamo copiare come fanno altri».

Quando gli viene chiesto come vede un suo possibile futuro in TV il cantante milanese si lascia andare a un po’ di ironia:

«Se quella trasmissione di Bolscevichi- comunisti di Parla con me sarà riconfermata, siamo già prenotati».

Quindi l’esperienza X- Factor è conclusa?

«Il programma è passato su Sky, e non ne so più niente. Ma con alcuni dei ragazzi dell’anno scorso mi sento ancora».

E San Remo?

«Ci andrei per presentarlo, ma come sempre aggiungerei qualcosa di originale alla qualità, perché il mondo è cambiato ed è tempo che cambi anche il festival».

Tornando al film, il tuo tocco personale a Paul?

«L’accento milanese».