Oggi è una data importante per il cinema: si celebrano i cento anni dalla nascita di Akira Kurosawa, scomparso nel 1998.

Google gli rende omaggio,


dedicando la homepage del motore di ricerca al più grande cineasta giapponese e premiato come uno dei massimi di tutti i tempi con tre Oscar: nel 1952 e 1976 per il miglior film straniero, rispettivamente per Rashomon e Dersu Uzala, e nel 1990 quello speciale alla carriera.

Come scrive Aldo Tassone, uno dei massimi esperti di Kurosawa e organizzatore della rassegna di film a lui dedicata al Cinema Farnese di Roma dal 23 al 25 marzo, «l’idea tutta italiana che Kurosawa sia principalmente un autore di “film di samurai” nuocerà alla sua fama: in realtà Akira l’internazionale – sospettato a torto di occidentalismo – sarà lui a influenzare gli occidentali e tre suoi capolavori hanno ispirato film di successo come I magnifici sette (ispirato a I sette samurai), L’oltraggio (tratto da Rashomon), Per un pugno di dollari (ispirato a La sfida del samurai)». Spaziando da un genere all’altro (epica, thriller sociali, melodrammi, film d’avventura, adattamenti letterari), in cinquant’anni di attività quello che è stato definito «l’Imperatore» del cinema giapponese ha diretto una trentina di film molto diversi, tra cui, come disse Francis Ford Coppola che produsse con George Lucas nel 1980 Kagemusha – l’ombra del guerriero, «una dozzina almeno di capolavori».

Tra i suoi film più importanti si ricordano: Rashomon, Vivere, L’idiota, I sette samurai, Trono di sangue, La fortezza nascosta, I cattivi dormono in pace, Anatomia di un rapimento, La sfida del samurai, Barbarossa, Dersu Uzala, Kagemusha, Ran.

L’universalità dei temi trattati (la ricerca del senso dell’esistenza, la lotta dell’uomo contro la miseria , la corruzione, l’ingiustizia, la follia dell’ambizione e della guerra, l’iniziazione alla vita, l’ecologia), l’umanità dei personaggi, il formidabile talento spettacolare («davanti a lui mi sento un dilettante», diceva Fellini) fanno di Kurosawa il più universale, il più umano dei registi del Paese del Sol Levante.

Fonte: LaStampa.it