Jim BelushiCon tanta simpatia e molta schiettezze, Jim Belushi ha presieduto ieri il primo Masterclass organizzato nel corso del Roma Fiction Fest 2011.

 

Intervistato da Marco Spagnoli, l’attore è venuto accompagnato da una divertente puntata della sua serie tv La vita secondo Jim, raccontando poi cosa è la tv per lui e per il suo lavoro.

– Quando hai deciso di fare l’attore?Alle scuole superiori avevamo anche lezioni di discorso, io non mi ero preparato e al mio turno cominciai ad inventare tutto. L’interrogazione andò malissimo, ma l’insegnante che aveva anche un corso di teatro mi chiese un provino e così ho avuto la mia prima parte. Ho sentito subito una grande magia e l’ho inseguita.

– Tu lavori al cinema e in tv, ma anche in teatro e fai anche musica. Quanto è importante per te essere in tanti media differenti? “Da attore mi piace sperimentare tutto, sono stato molto fortunato ad averne la possibilità”.

– Quanto ti assomiglia il Jim della serie? “Io adoro la tv, credo sia il massimo. E’ difficile al giorno d’oggi fare i grandi film e così tutti i più importanti registi e attori si stanno spostando in tv. Ho amato ogni momento della lavorazione di questa serie. Ero a casa ed ho fatto leggere il Pilot a mia moglie che subito mi ha detto che era quello giusto. La ABC voleva me come un padre in una sua serie e ho trovato subito il giusto carattere di Jim. Lui non è uno stupido che si scusa con la moglie per essere com’è, lui non chiede scusa, mai. Non volevo stereotipare l’uomo come un cretino e la donna come una cattiva. Lui non chiede mai scusa per essere se stesso, lui è un uomo che fa errori, e questo che ho chiesto agli sceneggiatori. E inoltre dovevo fare in modo che potessero vederlo i genitori con i loro figli!”

– Come lavori con gli sceneggiatori? “In tv comandano i produttori, più successo ottieni con il lavoro, più acquisti potere. Io sono riuscito a lavorare su tutto grazie al successo della serie e così ho diretto anche 35 episodi”

– Quanto è importante per un attore seguire un personaggio? “E’ un vero lusso, il personaggio nelle serie lunghe cresce. Lo stesso Jim è cambiato molto dalla prima all’ottava serie. Mi piace la lunga serialità”.

– Hai in programma nuovi lavori con la tv? “Sempre per la ABC, una sitcom in cui sono sempre un padre che ha un rapporto particolare con la figlia. Ma non posso dire molto, ho paura che mi rubino l’idea, è molto interessante e questo lavoro è pieno di ladri. Anche io rubo battute da chi mi sta intorno, un po’ come si faceva nella Commedia dell’Arte.”

– E’ presente qui anche il tuo doppiatore, Massimiliano Rossi. Cosa ti piace del doppiaggio? “In Italia si prendono molto seriamente la cose comiche, e io pure lo faccio. Rossi ha dato ritmo, ironia e un tono al mio Jim davvero perfetti e sicuramente contribuisce al successo della serie in Italia.”

– Quando hai cominciato che obbiettivo ti sei posto? “Quando ero a scuola giocavo a football ma facevo il tackle, e nessuna ragazza vuole uscire con il tackle. Allora sono entrato prima nel corso di recitazione e poi nel coro, lì c’era una grande maggioranza di ragazze, e per me era una cosa fantastica. Il mio obbiettivo era conoscere ragazze”.

– Come ricordi le tue esperienze? “Ricordo molto bene uno spettacolo a Chicago, era improvvisazione e da lì è arrivato il cinema. UN film con Michael Mann in cui baciavo il seno di una ragazza e morivo, due cose meravigliose, per un attore è bellissimo girare una scena di morte. Non sapevo bene quello che facevo, ma lo facevo e basta. Mi preparavo ma quando senti il regista dire ‘azione’ sei solo e cerchi di dare il meglio. Poi tornavo sempre a casa con un grande senso di insicurezza, e mi capita ancora oggi. Forse anche questa sera, tornando in albergo penserò che avrei dovuto rispondere diversamente, magari non avrei dovuto dire la storia del bacio sul seno. Con il tempo ho imparato a recitare e non a scegliere i copioni, una buona sceneggiatura può diventare un brutto film e quindi ho fatto molti film brutti. Ma per Un poliziotto a 4 zampe ho litigato con il mio agente, io non volevo fare un film con un cane, ma dopo il successo del film ho dovuto dire di si ad ogni cosa che mi proponeva il mio agente…ha avuto ragione lui!”.

– In Danko hai lavorato con Arnold Schwarzenegger. Come ti è sembrato trovartelo come Governatore? “Arnold è un grande uomo e un grande amico. Quando ho recitato con lui, io potevo solo dargli qualche dritta sulla recitazione, lui invece mi ha insegnato tanto di politica, di economia. L’unica cosa ‘politica’ che ho fatto per lui è stato dare una festa quando si è candidato, per sostenerlo. Lui ha combattuto e credo che abbia fatto il massimo, nonostante la California sia uno stato pieno di problemi”.

– Hai partecipato anche ad un film italiano vero? “Sì, ero qui per promuovere un mio film e ho incontrato Francesco Rosi, che mi ha proposto Dimenticare Palermo. Mi ha fatto da maestro. Poi ho lavorato con Dino de Laurentiis che mi ha presentato Fellini a Cinecittà. Io l’avevo studiato a scuola Fellini, e quando l’ho incontrato mi sono sentito come un bambino! Potrei fare un altro film in Italia, mi piace la serietà con cui si parla di intrattenimento qui”.

– La musica è un’altra tua grande passione. “Si, faccio concerti di Blues con Danny (Dan Aykroyd), faccio blues ed è stato lui a tirarmi dentro. Io non volevo, era una cosa di John non mia, ma lui mi ha detto che era scritto nel testamento di mio fratello, un testamento segreto. Ed è riuscito a convincermi. Ho cominciato in un periodo bruttissimo: uscivo dal secondo divorzio e un paio di film mi erano andati male. La musica mi ha dato una dimensione spirituale che prima non avevo. Suono l’armonica a bocca e la porto sempre con me, e poi canto. La porto sempre dietro perché potrebbe sempre esserci una band da qualche parte.” A questo punto Jim si alza e regala al pubblico della Sala Sinopoli cinque minuti del suo miglior blues, armonica a bocca e voce. Spettacolare. Poi continua l’intervista.

– Quali sono per te le migliori serie tv? “Posso pronunciarmi solo su quelle americane e devo dire che guardo molto volentieri Lost e Dexter. Ma mi sono piaciuti tantissimo The Tudors e I Borgia, quest’ultima forse perché ambientata proprio a Roma che amo”.

– Cosa pensa di un attore che ama se stesso in scena, e non il personaggio che interpreta? “Il nostro lavoro è lo show business. Ci deve essere lo show, ma anche il business e il successo è importante anche per il sostentamento di se stessi e della famiglia. Quando facevo Saturday Night Live, c’era una prima mezz’ora di trasmissione che era la più seguita. Se eri nella prima mezz’ora era fatta, diventavi famoso. Così sono diventato feroce e competitivo, ma così tanto da dimenticare il mio lavoro. Mi dissero di concentrarmi sul mio lavoro, sulle mie battute e sui personaggi, di calmarmi e abbandonare la rabbia. Così ho ripreso a lavorare bene e mi sono ritrovato nella prima mezz’ora dopo due mesi. Come attore si deve fare attenzione ad entrambe le cose”.

Tra gli applausi Jim ha lasciato la sala, tornandoci dopo qualche ora per ritirare il suo Excellence Award per l’edizione 2011 del Roma Fiction Fest durante la serata inaugurale.