Con l’arrivo di Disclosure Day nelle sale, molti spettatori si stanno ponendo la stessa domanda: vale la pena restare fino alla fine dei titoli di coda? In un’epoca dominata da universi condivisi, sequel annunciati e scene extra pensate per anticipare il futuro di una saga, la risposta potrebbe sorprendere molti appassionati.
Il nuovo thriller fantascientifico di Steven Spielberg non contiene infatti alcuna scena post-credit. Una scelta che potrebbe deludere chi si aspettava un teaser sul futuro della storia o una rivelazione finale legata agli extraterrestri protagonisti del film. Eppure questa decisione non rappresenta un’eccezione nella filmografia del regista, ma conferma una delle sue abitudini più longeve e coerenti.
Disclosure Day (la nostra recensione) racconta la storia di Margaret Fairchild (Emily Blunt) e Daniel Kellner (Josh O’Connor), due persone che scoprono l’esistenza di un programma segreto legato ad antichi esperimenti alieni condotti su alcuni esseri umani durante l’infanzia. Nel finale del film, Margaret si prepara a rivelare al mondo un importante messaggio proveniente dagli extraterrestri. Tuttavia la pellicola si interrompe bruscamente proprio mentre pronuncia la parola “Ascoltate”, lasciando volutamente il pubblico senza una risposta definitiva.
Per chi sperava di trovare ulteriori spiegazioni dopo i titoli di coda, non ci sono sorprese ad attenderlo.
Perché Steven Spielberg non inserisce mai scene post-credit nei suoi film
La mancanza di una scena aggiuntiva non è casuale. In realtà Disclosure Day prosegue una tradizione che accompagna Steven Spielberg da oltre cinquant’anni.
Dal suo debutto cinematografico con Sugarland Express nel 1974 fino ai suoi lavori più recenti, il regista non ha mai inserito una scena post-credit in nessuno dei suoi film. Una scelta sorprendente se si considera quanto questa pratica sia diventata comune nel cinema contemporaneo.
Nel corso della sua carriera Spielberg ha diretto franchise enormi come Indiana Jones e Jurassic Park, oltre a numerosi film di fantascienza che avrebbero potuto facilmente prestarsi a sequel o espansioni narrative. Eppure il regista ha sempre preferito concludere completamente le sue storie prima dell’inizio dei titoli di coda.
Naturalmente, quando Spielberg iniziò la propria carriera, le scene post-credit erano quasi inesistenti. Tuttavia, anche negli ultimi vent’anni, con l’esplosione del modello Marvel e degli universi condivisi, il cineasta non ha mai modificato il proprio approccio.
Film come Ready Player One o lo stesso Disclosure Day avrebbero potuto facilmente contenere una sequenza finale pensata per alimentare discussioni e teorie online. Spielberg ha invece scelto ancora una volta di lasciare che fosse il film stesso a fornire la propria conclusione.
Si tratta di una filosofia narrativa precisa: per il regista, il finale deve appartenere alla storia e non a un contenuto aggiuntivo destinato a essere scoperto dopo i titoli.
Disclosure Day avrà un sequel?
L’assenza di una scena post-credit porta inevitabilmente a un’altra domanda: Disclosure Day è destinato a diventare una nuova saga?
Al momento non esistono annunci ufficiali relativi a un sequel. Anzi, le dichiarazioni dello stesso Spielberg sembrano suggerire la direzione opposta.
Il regista ha recentemente spiegato che considera Disclosure Day una sorta di sintesi definitiva delle storie sugli extraterrestri che ha raccontato nel corso della sua carriera, iniziata con Incontri ravvicinati del terzo tipo e proseguita con E.T. l’extra-terrestre e altre opere dedicate al tema del contatto alieno.
Questa definizione lascia intendere che il film sia stato concepito come un’opera conclusiva più che come l’inizio di una nuova saga. Certo, il successo commerciale potrebbe sempre cambiare i piani degli studios, ma al momento non esistono indicazioni concrete che puntino verso Disclosure Day 2.
Per questo motivo il finale aperto non deve essere necessariamente interpretato come un aggancio a un seguito. Al contrario, sembra voler lasciare spazio all’immaginazione dello spettatore, invitandolo a riflettere sul significato del messaggio alieno senza fornire una risposta definitiva.
In un panorama cinematografico sempre più orientato ai franchise e ai contenuti extra, Disclosure Day rappresenta quindi una scelta controcorrente. E, allo stesso tempo, conferma ancora una volta una delle regole non scritte che Steven Spielberg segue da oltre mezzo secolo: quando la storia finisce, finisce davvero.
