Hellboy 3 con Ron Perlman non si farà, ed ecco perché secondo Doug Jones

-

A quasi vent’anni dall’uscita di Hellboy II: The Golden Army, Doug Jones sembra aver detto ciò che molti fan temevano da tempo. L’attore, interprete dell’iconico Abe Sapien nei due film diretti da Guillermo del Toro, ha ammesso che la possibilità di vedere finalmente realizzato Hellboy 3 appare oggi estremamente remota. Una dichiarazione che pesa, perché arriva da uno dei protagonisti più amati della saga e riaccende il dibattito su uno dei grandi finali mancati del cinema fantastico contemporaneo.

Intervenuto durante il programma The Main Viewer di Virtual Trek Con per promuovere il documentario Get Me Doug Jones, l’attore ha spiegato che “la nave potrebbe essere ormai salpata”. Jones ha ricordato come il secondo capitolo sia uscito nel 2008 e come, nel frattempo, il franchise abbia già tentato la strada del reboot. A rendere ancora più difficile il ritorno del progetto contribuisce anche il fattore anagrafico: Ron Perlman, storico interprete di Hellboy, oggi ha 76 anni. “Probabilmente saremmo la squadra di supereroi più anziana della storia”, ha scherzato Jones. Le sue parole confermano quanto il tempo trascorso abbia progressivamente allontanato la possibilità di chiudere la trilogia immaginata da Del Toro.

La notizia, però, racconta qualcosa di più profondo di un semplice progetto cancellato. Hellboy 3 è diventato il simbolo di un’epoca diversa di Hollywood, quando il successo di culto e il mercato home video potevano garantire una seconda vita a franchise non necessariamente dominanti al botteghino. Oggi gli studios ragionano soprattutto in termini di proprietà intellettuali immediatamente redditizie e universi condivisi. Il mancato completamento della trilogia di Del Toro rappresenta così una delle più grandi occasioni perdute del cinema fantasy moderno: una storia pensata per arrivare a una conclusione naturale, rimasta invece sospesa per sempre.

Il finale mai raccontato avrebbe cambiato il destino di Hellboy

hellboy-film-fumetti
Ron Perlman è Hellboy nell’omonimo film diretto da Guillermo del Toro.

I primi due Hellboy diretti da Guillermo del Toro avevano costruito una mitologia precisa, profondamente diversa dalle successive reinterpretazioni del personaggio. Al centro c’era il conflitto interiore di Hellboy, diviso tra la propria natura demoniaca e il desiderio di restare umano, affiancato da figure fondamentali come Liz Sherman e Abe Sapien.

Del Toro aveva più volte anticipato che il terzo capitolo avrebbe affrontato il compimento della profezia legata alla Fine del Mondo e al ruolo di Anung Un Rama. Hellboy sarebbe stato costretto a confrontarsi definitivamente con il proprio destino, mentre il rapporto con Liz avrebbe raggiunto un punto di svolta attraverso il futuro dei loro figli. Anche Abe Sapien, grazie alla sensibilità interpretativa di Doug Jones, avrebbe probabilmente avuto un ruolo cruciale nella conclusione emotiva della saga.

I reboot successivi — da quello del 2019 con David Harbour fino a Hellboy: The Crooked Man — non sono riusciti a replicare il particolare equilibrio tra spettacolo, malinconia e romanticismo gotico che aveva reso unici i film di Del Toro. Proprio per questo, l’assenza di Hellboy 3 continua a essere percepita dai fan non come la mancata uscita di un semplice sequel, ma come la perdita di un finale atteso per oltre quindici anni.

Forse Doug Jones ha ragione: il momento giusto è passato. Ma il fatto che il pubblico continui ancora oggi a chiedere la conclusione di quella storia dimostra quanto profondo sia stato il segno lasciato da quella visione. E, nel cinema delle grandi saghe, non capita spesso che un finale mai realizzato riesca comunque a trasformarsi in leggenda.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
- Pubblicità -

ALTRE STORIE

- Pubblicità -