Mentre Il diavolo veste Prada 2 deve ancora arrivare nelle sale, il cast guarda già oltre e apre concretamente alla possibilità di un terzo capitolo. Le dichiarazioni delle nuove protagoniste indicano che il franchise potrebbe trasformarsi in una trilogia e vedere concretizzarsi anche un Il diavolo veste Prada 3, ipotesi sostenuta da un rinnovato interesse e da un contesto narrativo aggiornato ai media contemporanei.
Durante un’intervista a ScreenRant, Simone Ashley, Caleb Hearon e Helen J. Shen hanno discusso apertamente di un possibile seguito. Hearon ha ironizzato sui tempi di produzione: “Oh, mio Dio. Nel 2046…”, mentre Ashley ha risposto con decisione: “Non ci vorranno 20 anni! Non succederà.” Sul piano narrativo, Hearon ha aggiunto: “Spero che saremo noi tre a fare qualcosa insieme. Spero che gestiremo Runway o qualcosa del genere. Sarebbe divertente.” Shen ha appoggiato l’idea, mentre Ashley ha sottolineato che vedere Amari al comando è “inevitabile”.
Queste dichiarazioni arrivano in un momento strategico: il sequel riunisce il cast storico — Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt e Stanley Tucci — a quasi vent’anni dal primo film, un fenomeno culturale che ha ridefinito l’immaginario legato al mondo della moda. Il ritorno avviene però in un contesto completamente diverso, con l’editoria tradizionale sotto pressione e la necessità di reinventare il brand Runway nell’era digitale.
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Runway nell’era digitale: come il sequel prepara il terreno per un terzo capitolo
Nel primo Il diavolo veste Prada, la parabola di Andy Sachs rappresentava l’ingresso (e la disillusione) nel sistema moda dominato da Miranda Priestly. Il sequel ribalta il paradigma: non più ascesa individuale, ma sopravvivenza di un’istituzione — la rivista Runway — in un ecosistema mediatico radicalmente cambiato.
In questo scenario, il personaggio di Emily Charlton (Emily Blunt) viene indicato come possibile chiave di rilancio, mentre le nuove figure — tra cui Amari — sembrano destinate a raccogliere l’eredità della vecchia guardia. L’ipotesi di un terzo film in cui la nuova generazione prenda il controllo della rivista non è quindi solo una suggestione, ma una direzione narrativa coerente.
Dal punto di vista industriale, tutto dipenderà dal box office del secondo capitolo: un’apertura forte renderebbe quasi inevitabile il via libera a un terzo film. Ma il vero nodo è creativo: trasformare una storia iconica in un racconto seriale capace di evolversi senza perdere identità. Se il sequel riuscirà a integrare il tema della trasformazione digitale senza snaturare il tono originale, allora un terzo capitolo potrebbe non solo esistere, ma avere anche una sua precisa ragion d’essere.
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