Il vero cattivo di Obsession ribalta la difesa del personaggio “orribile”

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Obsession continua a far discutere anche dopo il successo ottenuto al cinema. Il thriller horror prodotto da Blumhouse è diventato uno dei casi cinematografici dell’anno, ma ora uno dei suoi protagonisti ha rivisto completamente la propria posizione su uno dei personaggi più controversi del film, dando ragione ai fan che lo avevano criticato fin dall’uscita.

Intervistato da ScreenRant in occasione dell’uscita home video del film, Michael Johnston, interprete di Bear, ha ammesso di aver cambiato opinione sul protagonista dopo aver rivisto il film più volte. Durante la promozione iniziale aveva infatti cercato di difendere il personaggio, sostenendo che le sue azioni fossero comprensibili dal punto di vista emotivo. Oggi, invece, la sua posizione è molto diversa: «Ha ragione il pubblico, è terribile!», ha dichiarato l’attore, spiegando però che, durante le riprese, era fondamentale empatizzare con Bear per interpretarlo in maniera credibile.

Le sue parole arrivano dopo settimane di discussioni online, dove molti spettatori hanno individuato proprio in Bear il vero antagonista della storia, più ancora degli elementi soprannaturali che caratterizzano il film. Un dibattito che testimonia come Obsession sia riuscito a costruire personaggi moralmente ambigui, lasciando al pubblico il compito di giudicarli.

Non li descrivo perché non riesco nemmeno a elaborarli. Il mio cervello non funziona in questo momento, e le cose che stanno succedendo sono [pazzesche]. Non riesco nemmeno ad aprire il telefono e dare un’occhiata, perché c’è anche un altro aspetto da considerare. Le persone che mi contattano, quelle che incontro là fuori, le cose che sento dire? Non lo so, sono solo così grata per tutto. Molte persone mi si sono avvicinate. Direi che succede ogni volta che esco. Non credo ci sia stata una sola occasione in cui mi sono trovata in pubblico e qualcuno non mi abbia rivolto la parola, a meno che non stia davvero cercando di camuffarmi con occhiali e cappello. Ma ho l’impressione che quando indossi occhiali e cappello, allora ancora più persone ti guardino. L’altro giorno stavo facendo benzina e un tizio dall’altra parte della strada mi ha vista. Ha attraversato di corsa il traffico e per poco non è stato investito da un’auto! Non esagero, l’auto ha frenato bruscamente e per poco non [lo ha investito]. E io ero tipo: «Ehi, amico. Ehi!» Innanzitutto, non è il massimo vedere qualcuno che ti corre incontro come Nikki. Ma era così eccitato che mi sono detta: «Ok, sono al sicuro». Gli ho detto: «Amico, va tutto bene. Mi farò una foto con te. Ma non morire, per favore. Non morire per me». Tutti i miei amici sono morti per me nel film, quindi basta con le morti.

Perché Bear è il vero centro morale di Obsession e non il suo elemento horror

La vicenda segue Bear, un timido commesso di un negozio di musica innamorato da anni della collega Nikki. Quando entra in possesso di un oggetto capace di esaudire un desiderio, decide di usarlo affinché la ragazza lo ami più di chiunque altro al mondo. Da quel momento la situazione precipita in un incubo sempre più disturbante.

Secondo Johnston, il punto fondamentale è che Bear non si percepisce mai come il cattivo della storia. Ogni scelta nasce dalla convinzione di stare facendo la cosa giusta, ed è proprio questa inconsapevolezza a rendere il personaggio inquietante. L’attore ha spiegato che durante le riprese, girate in ordine non cronologico, il suo lavoro consisteva nel comprendere le motivazioni del protagonista senza giudicarlo, lasciando poi agli spettatori il compito di trarre le proprie conclusioni.

Questa ambiguità rappresenta uno degli aspetti più interessanti di Obsession. Il film utilizza infatti il soprannaturale non tanto come motore della paura, quanto come amplificatore delle ossessioni e delle fragilità umane, trasformando il desiderio di controllo in qualcosa di profondamente disturbante. È proprio questa lettura ad aver contribuito al grande successo del thriller, diventato uno dei maggiori incassi nella storia di Focus Features.

Redazione
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