James Ortiz, il burattinaio di Project Hail Mary e interprete di Rocky, è candidabile come miglior attore non protagonista

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Un ragno di roccia alieno potrebbe entrare nella corsa agli Oscar. È questa la provocazione — ma anche possibilità concreta — che arriva da Project Hail Mary, il blockbuster sci-fi di Amazon MGM: il personaggio di Rocky, interpretato attraverso un complesso lavoro di puppetry da James Ortiz, è ufficialmente eleggibile come miglior attore non protagonista. Una scelta che, se confermata dall’Academy, potrebbe ridefinire i confini stessi della recitazione cinematografica.

Secondo Variety, lo studio sta già pianificando una campagna awards completa per il film diretto da Phil Lord e Christopher Miller, con Ryan Gosling protagonista. Ma il caso Ortiz è quello più delicato: il suo lavoro — a metà tra performance fisica, voce e tecnica — è formalmente eleggibile agli Oscar e ai SAG Awards, mentre resta escluso dai Golden Globes. Un limbo che evidenzia un problema strutturale: Hollywood non ha ancora una categoria chiara per queste interpretazioni ibride.

Rocky e il confine tra attore e tecnologia: Hollywood deve aggiornare le sue regole

Il caso di Rocky riapre un dibattito che l’industria evita da decenni. Dove finisce l’attore e dove inizia l’effetto speciale? La storia del cinema è piena di precedenti: da Gollum interpretato da Andy Serkis fino alle performance vocali iconiche come il Genio di Genie portato in vita da Robin Williams. Eppure, nessuna di queste è mai stata davvero premiata agli Oscar nelle categorie attoriali.

Il punto centrale è che Rocky non è solo un effetto visivo: è una presenza scenica, con timing, intenzioni e costruzione emotiva. Ortiz lavora come un attore tradizionale — studia il personaggio, costruisce relazioni (in scena con Gosling) e trasmette emozioni — ma attraverso un mezzo diverso. In questo senso, il suo lavoro si avvicina più alla tradizione dei Muppets o a figure come Yoda, piuttosto che alla pura CGI.

Qui entra in gioco un’opzione dimenticata: il “Special Achievement Award” dell’Academy, già usato in passato per riconoscere innovazioni impossibili da incasellare (come Toy Story o Chi ha incastrato Roger Rabbit). La sua eventuale reintroduzione per Project Hail Mary non sarebbe solo un premio, ma un segnale politico: riconoscere che il linguaggio del cinema è cambiato.

In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale mette in discussione il ruolo dell’attore, ignorare performance come quella di Ortiz rischia di essere miope. Perché la vera domanda non è se Rocky possa essere candidato, ma se l’Academy sia pronta ad ammettere che la recitazione, oggi, non ha più un solo volto.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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