Thelma & Louise tornano come eroine sul poster ufficiale di Cannes 2026

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A trentacinque anni dalla prima del film di Ridley Scott a Cannes, il 20 maggio 1991, Thelma & Louise tornano come eroine sul poster ufficiale. Queste due indimenticabili combattenti hanno ribaltato le convenzioni e infranto alcuni stereotipi di genere, sia sociali che cinematografici; hanno incarnato la libertà assoluta e un’amicizia incrollabile; hanno mostrato la via dell’emancipazione quando questa diventa vitale. Ricordarle oggi significa celebrare il cammino già percorso, senza dimenticare ciò che resta ancora da fare.

Con una canottiera bianca e un’espressione disinvolta, Louise incrocia il nostro sguardo e ci sfida con la sua espressione. Con una rivoltella nella tasca posteriore dei jeans, Thelma scruta l’orizzonte da dietro gli occhiali da sole. Entrambe le donne siedono orgogliosamente in una Ford Thunderbird decappottabile del 1966. Sotto il sole dell’Arkansas, in un’America deserta, si mettono in viaggio, fuggono, scappano – dalla vita, dalla società, dagli uomini che le maltrattano – per forgiare il proprio destino.

Temi che nel 1991 erano rivoluzionari, e che ancora oggi risuonano con grande forza, permeano Thelma & Louise. Per incarnarli, il Festival di Cannes ha scelto questa immagine in bianco e nero tratta dal set di un film dai colori vivaci che celebra la vita e le intramontabili lotte per la libertà di essere se stessi.

Nel 1977, già in concorso a Cannes con il suo primo film, I duellanti, Ridley Scott vinse il Premio della Giuria per la migliore opera prima. Nel 1991, per il suo settimo film —scritto dalla debuttante Callie Khouri (vincitrice di Oscar e Golden Globe nel 1992) e prodotto da Mimi Polk Gitlin—, il regista britannico che era diventato uno dei più grandi cineasti contemporanei (Alien, Blade Runner, prima de Il Gladiatore e molti altri a venire), scelse di sovvertire le convenzioni del road movie, un genere cinematografico prettamente maschile, per girarne una versione al femminile, raccontando la storia di un’epopea mozzafiato che si trasforma in una fuga senza ritorno — la riconquista del proprio corpo e dei propri desideri ebbe un prezzo altissimo per le due protagoniste.

Al momento della sua uscita negli Stati Uniti, questa Easy Riders al femminile scatenò dibattiti e controversie. Ma il successo fu innegabile. Come una detonazione liberatoria, il film trasgressivo di Ridley Scott segnò una pietra miliare nella storia della rappresentazione delle donne nel cinema. Divenne rapidamente un classico generazionale ed è oggi un film di culto. Grazie a una straordinaria coppia di attrici che ricorda quella formata da Redford e Newman in “Butch Cassidy and the Sundance Kid”, il film è un’ode all’amicizia femminile, ambientata nei paesaggi selvaggi e maestosi del Midwest e girata nello stile di un western, con una colonna sonora di Hans Zimmer. Due attrici fenomenali, Geena Davis e Susan Sarandon, riversano anima e corpo nei loro personaggi, che sono diventati iconici grazie all’intensità delle loro interpretazioni.

Trentacinque anni fa, le due protagoniste del primo road movie al femminile e femminista della storia del cinema scelsero di fare il grande passo, spinte da un vento di liberazione. Sono diventate icone immortali. Oggi ci guardano e osservano la loro eredità.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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