Gillian Anderson torna al centro della scena internazionale con uno dei titoli più discussi del Festival di Cannes 2026. Il nuovo horror metacinematografico Teenage Sex and Death at Camp Miasma (qui la nostra recensione in anteprima) ha debuttato con un impressionante 100% di recensioni positive su Rotten Tomatoes dopo la première sulla Croisette, diventando immediatamente uno dei film di culto più chiacchierati del festival.
Diretto da Jane Schoenbrun, il film segue Kris, una giovane regista queer interpretata da Hannah Einbinder, incaricata di rilanciare una storica saga slasher ormai dimenticata. Per farlo richiama l’attrice originale della franchise, Billy Preston, interpretata proprio da Anderson, ma il ritorno sul set scatena conseguenze sempre più disturbanti e psicologicamente destabilizzanti. La critica americana ha accolto il film come una delle opere horror più radicali e personali dell’anno, lodando soprattutto la capacità di trasformare il linguaggio dello slasher in una riflessione sull’identità queer, il fandom e il trauma mediatico.
Il dato più interessante, però, non è soltanto il punteggio perfetto. Questo successo conferma definitivamente Jane Schoenbrun come una delle autrici più importanti del nuovo horror contemporaneo. Dopo We’re All Going to the World’s Fair e I Saw the TV Glow, il regista porta a compimento quella che viene ormai definita la “Screen Trilogy”, un percorso cinematografico che usa la cultura pop e i media come strumenti per raccontare alienazione, identità e desiderio. In questo senso, Camp Miasma sembra rappresentare il punto più maturo e accessibile della sua filmografia: meno sperimentale del passato, ma molto più feroce sul piano emotivo e simbolico.
Il nuovo horror queer di Jane Schoenbrun trasforma gli slasher anni ’90 in un incubo identitario
Il film lavora apertamente sulla nostalgia horror degli anni ’80 e ’90, ma la usa per demolirla dall’interno. Gillian Anderson interpreta una ex scream queen diventata figura mitologica e decadente, quasi un fantasma vivente del cinema horror commerciale americano. La sua presenza richiama inevitabilmente il peso culturale di The X-Files, ma Schoenbrun sfrutta quell’immaginario per riflettere su cosa significhi oggi ereditare franchise costruiti attorno a stereotipi, desideri repressi e paure collettive.
Anche la struttura narrativa sembra dialogare direttamente con il cinema meta-horror contemporaneo, da Scream fino alle opere di David Lynch e David Cronenberg, ma filtrate attraverso una sensibilità profondamente queer e generazionale. Il risultato, secondo gran parte della critica presente a Cannes, è un film che non usa l’horror soltanto per spaventare, ma per raccontare il rapporto tossico tra spettatori, immagini e identità.
Con distribuzione affidata a Mubi e uscita prevista ad agosto, Teenage Sex and Death at Camp Miasma potrebbe ora diventare uno dei casi horror dell’anno, seguendo il percorso cult già costruito dai precedenti lavori di Schoenbrun.

