La principessa e il ranocchio

La recensione del film d’animazione La principessa e il ranocchio diretto da Ron Clements e John Musker prodotto da Walt Disney Pixar.

 

Nella New Orleans degli anni 20’ la giovane Tiana lavora duramente per realizzare il sogno di suo padre :aprire un ristorante tutto suo. Non sembra esserci tempo per il matrimonio quando alla festa in maschera della sua ricca amica Charlotte i proprietari del locale si dichiarano non più disposti a vendere; finché , sul balcone con gli occhi al cielo in attesa di un miracolo , Tiana non viene spaventata da uno strano ranocchio : dice di essere il principe Naveen e di avere bisogno del bacio di una principessa …

La principessa e il ranocchioRegia: Ron Clements, John Musker

Anno: 2009

Con le voci di: Anika Noni Rose/Domitilla D’Amico/Karima Ammar: principessa Tiana; Keith David/Luca Ward: Dottor Facilier; Jim Cummings/Luca Laurenti: Ray; Bruno Campos/Francesco Pezzulli: principe Naveen.

Trama del film La principessa e il ranocchio: Nella New Orleans degli anni 20’ la giovane Tiana lavora duramente per realizzare il sogno di suo padre: aprire un ristorante tutto suo. Non sembra esserci tempo per il matrimonio quando alla festa in maschera della sua ricca amica Charlotte i proprietari del locale si dichiarano non più disposti a vendere; finché, sul balcone con gli occhi al cielo in attesa di un miracolo, Tiana non viene spaventata da uno strano ranocchio: dice di essere il principe Naveen e di avere bisogno del bacio di una principessa …

Analisi: Col dominio incontrastato della CGI  e l’estenuante ricerca di perfezione e profondità tridimensionale è davvero ammirevole il tentativo della Walt Disney Pictures di ritrovare sé stessa (dopo anni di oscurantismo e smarrimento ) a mezzo delle vecchie tecniche d’animazione che hanno accompagnato la nostra infanzia e che ancora ci fanno sognare  ,attraverso una storia di estrema classicità (forse anche troppa): La principessa e il ranocchio è in tutto e per tutto un film Disney secondo il canone tradizionale (curiosamente voluto con insistenza proprio da John “MR Pixar “ Lasseter), che non solo si basa sul più noto e immortale fra i topoi fiabeschi (il principe ranocchio che per tornare normale ha bisogno di un bacio della sua amata ) ma si caratterizza per un gusto volutamente patinato e retrò al punto tale che probabilmente se il film fosse uscito dieci anni fa ben poco sarebbe cambiato. 

Anche se abilmente nascoste, comunque delle novità ci sono e parecchio interessanti, soprattutto nell’ambientazione: dopo tanti regni immaginari e luoghi perduti nel tempo e nello spazio  i riflettori sono tutti per lei, una luminosa New Orleans, la città dove tutti quanti voglion fare il jazz, terra del banjou e di  riti vodoo da brivido; impossibile non riconoscere negli sfavillanti colori del carnevale e nelle inquietanti atmosfere del cimitero Lafayette una dichiarazione d’amore smisurata, insieme a una lacrima di nostalgia, per una città crocevia di culture uscita distrutta dal terribile uragano Katrina e improvvisamente rinata, lì davanti a noi al massimo del suo fascino magnetico.

La principessa e il ranocchio, personaggi di una favola Disney

Moderna è anche l’indole della bella Tiana , principessa di cuore e non di titolo che invece di pensare al matrimonio come le tante sue colleghe lavora notte e giorno per potersi permettere il ristorante dei suoi sogni  e che , perfettamente in sintonia con l’era Obama, è per la prima volta (ed era ora )una giovane afroamericana; simpaticamente scanzonato e spendaccione  invece il tanto agognato principe Naveen , assai poco avvezzo al risparmio e alle responsabilità che proprio per cercare facile ricchezza finirà nella trappola del villain.

Ben più stellari sono però i personaggi di contorno:  la lucciola sdentata Ray ,visibilmente modellata sul grande Louis Armstrong e innamorata della  stella Evangeline, la simpaticissima amica Charlotte La Bouff, ossessionata dalla ricerca del suo principe azzurro e disposta a qualsiasi sacrificio (chissà se riuscirà a sposare il fratellino seienne del principe una volta diventato adulto…), il Dottor Facilier , che nel “facilitare” la vita delle sue vittime accumula un debito che può essere saldato soltanto a prezzo della propria anima e il suo alter ego positivo Mama Odi , arzilla vecchietta ultracentenaria simile a una santona nell’aspetto e alla fata turchina nelle movenze.

Impeccabili i disegni e l’uso dei colori , le pennellate arcobaleno degli incantesimi vodoo e gli azzurri della palude e del cielo stellato che si sposano perfettamente con l’atmosfera carnevalesca e multietnica della mitica città a mezza luna, da gustarsi  finalmente senza odiosi occhialini inutili ma pronti  egualmente ad entrare nell’immaginario dei bambini di oggi che ormai quasi rischiano di disconoscere il mondo in 2D.

E’ un peccato allora che nonostante le interessanti premesse e la suggestiva opportunità di dialogare con un passato che definire glorioso nel genere è dire poco, nel tentativo di mixare al meglio la dimensione umana del cartoon con quella “animale” (da sempre grande cavallo di battaglia della Disney )  la pellicola di Ron Clements e John Musker ( registi dei bellissimi “Aladdin “e la “Sirenetta”) si smarrisce a metà strada : dal momento in cui i protagonisti vendono trasformati in ranocchi il film inizia inesorabilmente ad annoiare, non riuscendo più a emozionare neppure al momento del necessario happy ending , salvando dal generale senso di stanchezza solo pochissimi momenti (la ballata delle lucciole sul banjou e la poetica riunione di Ray alla sua Evangeline).

Nella favola La principessa e il ranocchio le citazioni dal passato Disneyano e non non si fanno certo mancare: Facilier  ricorda l’Ade di Hercules, il ranocchio Naveen sembra il fratello gemello di Jean Bob ne “l’incantesimo del lago” e il servo Lawrence è praticamente fotocopiato dal Nathaniel di “come ‘incanto”,  eppure la giusta dimensione evocativa  non viene aiutata dalla colonna sonora di Randy Newman: pur in sintonia con le atmosfere jazz degli anni ’20 , i motivi musicali si scoprono totalmente non orecchiabili (è incredibile come tutti i pezzi della colonna sonora scivolino via senza lasciare traccia quando in passato bastava un solo ascolto perché restassero impresse).

Nessuno mette in dubbio che sia un prodotto molto carino e deliziosamente fuori tempo e che bisognerebbe cercare di investire di più nel candore e nella semplicità del disegno a mano, ma per costruire una buona difesa contro l’avanzata del digitale bisognerebbe cercare di osare di più senza aver paura di scontentare gli “storici” né di essere mal giudicati da chi è cresciuto ( a volte davvero male ) a pane e pixel. Per dirla come la saggia mamma Odi: avremo anche avuto quello che volevamo, ma abbiamo davvero avuto ciò di cui avevamo bisogno?

 
 
Articolo precedenteIl Rito: recensione del film con Anthony Hopkins
Articolo successivoPrequel per Peter Pan
Nata a Palermo nel 1986 , a 13 anni scrive la sua prima recensione per il cineforum di classe su "tempi moderni": da quel giorno è sempre stata affetta da cinefilia inguaribile . Divora soprattutto film in costume e period drama ma può amare incondizionatamente una pellicola qualunque sia il genere . Studentessa di giurisprudenza , sogna una tesi su “ il verdetto “ di Sidney Lumet e si divide quotidianamente fra il mondo giuridico e quello cinematografico , al quale dedica pensieri e parole nel suo blog personale (http://firstimpressions86.blogspot.com/); dopo alcune collaborazioni e una pubblicazione su “ciak” con una recensione sul mitico “inception” , inizia la sua collaborazione con Cinefilos e guarda con fiducia a un futuro tutto da scrivere .