La casa della gioia film 2000

La casa della gioia è il film del 2000 diretto da con protagonisti Gillian Anderson, Eric Stoltz, Laura Linney, Anthony La Paglia, Elizabeth Mc Govern, Dan Aykroyd e Jodhi May

 
 

La trama di La casa della gioia: New York, inizi del Novecento: Lily Bart, trentenne dall’ottima educazione ma con pochi mezzi e abituata a vivere sopra le proprie possibilità, cerca un marito ricco ma si innamora di Selden, un avvocato di belle speranze, suscitando l’odio di una ricca signora che credeva sua amica. Man mano la giovane donna cade in disgrazia, perdendo protettori e eredità familiari, e riempiendosi di debiti, in una società in cui una cattiva reputazione ti può uccidere, soprattutto se sei troppo abituata agli agi per lavorare. Per Lily la caduta sembra davvero implacabile e forse nemmeno Selden riuscirà a salvarla.

La casa della gioia, l’analisi

Dopo aver raccontato alcune storie contemporanee, il regista inglese Terence Davies si rivolge ad uno dei romanzi dell’autrice statunitense Edith Wharton, amica e allieva di Henry James, impareggiabile nella descrizione dei riti e delle crudeltà della società americana tra Otto e Novecento. Con location a disposizione ad Edimburgo, costumi e scenografie sontuosi ma un budget economico che non pesa sul risultato finale, Terence Davies colleziona un piccolo gioiello, aiutato anche da un cast di attori popolari ma non divi, dove i mezzi limitati non emergono, ma sottolineano un risultato sobrio ma efficace, con una cura dei dettagli che ricorda a tratti quella del nostro Luchino Visconti.

E se l’allora Scully di X-Files è perfetta nel ruolo di Lily e viene scelta da Davies non perché fan dell’agente dell’FBI (non ha mai visto la celeberrima serie cult) ma per la sua rassomiglianza con le attrici romantiche anni Quaranta alla Greer Garson e alla Eleanor Parker, tra gli altri interpreti spiccano un Dan Aykroyd agli antipodi rispetto ai ruoli buffi che gli diedero il successo, il futuro Jack Malone di Senza traccia Anthony La Paglia e Laura Linney, oggi madre di famiglia alle prese con il cancro, là spietata e infida donna dell’alta società.

Ogni scena rappresenta la caduta di Lily agli inferi, antieroina tragica, non così simpatica da commuovere fino in fondo ma emblema di un mondo spietato, e trascina lo spettatore in un gorgo da cui non si potrà uscire vivi, metafora della società di allora, ma anche specchio di regole che, sia pure in maniera diversa, ci sono ancora oggi. Perfetto per chi ama i melodrammi in costume, La casa della gioia arrivò vicino alle nomination agli Oscar, che avrebbero dovuto toccare in particolare la sua interprete, Gillian Anderson, penalizzata poi dall’essere un volto per la televisione: la stessa Anderson, trasferitasi poi a Londra, si è specializzata in ruoli in sceneggiati in costume, sfruttando una vena che già qui emergeva.

Passato in sordina al cinema nel 2000, pur con l’appoggio degli amanti del genere e dei fan della Anderson, La casa della gioia è un classico da riscoprire, una favola morale tragica e una storia in costume che merita di stare alla pari di altre pellicole del genere.