vogliamo i colonnelli recensione posterAnno: 1973

Regia: Mario Monicelli

Cast: Ugo Tognazzi, Duilio del Prete, Dauphin Claude, Francois Perier, Antonino Faa di Bruno

Sinossi: Italia, anni settanta. Dietro ad un attentato al Duomo di Milano, inizialmente affibbiato alla sinistra eversiva, si cela in realtà il diabolico piano occulto dell’on. Giuseppe Tritoni detto Beppe (Ugo Tognazzi), importante esponente della Grande Destra. Quale misterioso e sinistro disegno spinge il vulcanico e iroso deputato ad affannarsi come un matto tra anziani ufficiali dell’esercito nostalgici del Ventennio? Il sogno, l’utopia, il fine è abbattere le istituzioni democratiche e attraverso un colpo di stato, sul modello di quello greco, impadronirsi dei centri politici di potere.

Il Tritoni, dopo aver ricev uto una lista di fedelissimi dal gen. Bassi Lega (Pietro Tordi), inizia il lavoro di reclutamento e coordinamento che porterà alla formazione di un’improbabile masnada . Colonnelli ed imprenditori ansiosi di riportare il paese all’ordine e al rigore dei “bei tempi” giungono così alla data fatale ma una serie di inconvenienti renderà l’impresa più complicata del previsto.

Vogliamo i colonnelli recensioneVogliamo i colonnelli  è un film del 1973 diretto dal grande e compianto Mario Monicelli il quale collaborò anche al soggetto e alla sceneggiatura insieme agli amici e compagni di una vita Age e Scarpelli. Nomi che da soli erano garanzia di qualcosa meritevole di attenzione, e così è stato, di certo questo film non fa eccezione. Una divertentissima parodia che si è ispirata liberamente ad un fatto storico realmente accaduto alcuni anni prima: il Piano Solo architettato dal generale dei carabinieri De Lorenzo, un tentativo di colpo di stato militare fallito prima ancora di iniziare. Monicelli racconta con la solita ironia, arguzia e maestria una storia per certi versi inquietante soprattutto se si pensa a quanto sia stata vicina alla realtà. Personaggi spassosissimi che rappresentano la vera forza motrice del film, macchiette studiate ad arte che coinvolgono tutto l’arco politico del bel paese: dal vecchio militare dalla mascella tesa e la casa ricolma di cimeli del duce, al subdolo politicante democristiano attaccato alla poltrona e al potere sino al timoroso e inconcludente deputato di una sinistra annacquata.

Direttore d’orchestra un immarcabile Ugo Tognazzi, semplicemente irresistibile nei panni dell’indemoniato deputato destroide che urla in toscano tra comizi che trasudano retorica nazionalista e invettive sboccate contro i mali del sistema democratico. Una schiera di attori noti e meno noti che completano un quadro perfettamente costruito e ideato da un maestro della commedia. Ma da maestro della commedia, Monicelli sa perfettamente come smorzare un’ ingannevole risata in un ghigno quasi beffardo e amaro. Il geniale finale del film scaglia, coraggiosamente, pesantissime sferzate al potere politico e alla classe dirigente che governava il paese in quegli anni; per debellare questi rischi di eversione estremista post-fascista, queste minacce alla democrazia, il governo proclama una serie di leggi liberticide, in nome della sicurezza sociale. In sostanza il film ci dice che la cura può essere peggiore del male o che forse partiti apparentemente lontani non lo sono poi nella sostanza. Vogliamo i colonnelli è un film divertente e al contempo inquietante, un classico della grande commedia italiana della vecchia ed inimitabile scuola, in cui la parodia non regalava mai risate fine a se stesse. Tante sequenze e battute memorabili, su tutte fateci citare quella con cui Tognazzi/Tritoni cerca di giustificarsi quando il gen. Bassi Lega lo coglie brache calate insieme alla pruriginosa figliola: “…suvvia generale un confondiamo la patria con la fava!”.