I Laureati

Anno: 1995

Regia: Leonardo Pieraccioni

Cast: Leonardo Pieraccioni, Mariagrazia Cucinotta, Rocco Papaleo, Alessandro Haber, Gianmarco Tognazzi, Massimo Cecchirini.

Leonardo, Rocco, Bruno e Pino sono quattro universitari trentenni fuori corso, che vivono assieme in un appartamento di Firenze. In realtà, sono studenti solo sulla carta e la loro vita privata è tutt’altro che esaltante. Leonardo ha lasciato la moglie dopo pochi mesi di matrimonio, Bruno è iscritto all’università solo per compiacere il ricco suocero, Rocco si mantiene facendo il metronotte e Pino cerca un improbabile successo nel cabaret.

Lungi dal dedicarsi agli studi, i quattro tirano avanti tra momenti di divertimento goliardico ed altri di profonda malinconia, senza nessuna voglia di “crescere” e nessuna prospettiva per il futuro. Solamente il tentativo di suicidio dello strambo professor Galliano fornirà loro un’occasione per riflettere sul proprio futuro.

Mentre la stella di Francesco Nuti si spegneva lentamente fino a un tragico epilogo, un’altra stella toscana faceva breccia nel cielo del Cinema italiano. Parliamo di Leonardo Pieraccioni, fiorentino, che dopo una gavetta tra tv, locali e teatro, sforna questo suo primo lungometraggio nel 1995. Affidandosi a coloro che saranno a lungo suoi fedeli compagni di viaggio, Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini, a un figlio d’arte, Gianmarco Tognazzi, alla bellezza prorompente di Maria Grazia Cucinotta e a un attore che non ha bisogno di presentazioni, Alessandro Haber, Pieraccioni propone un film fresco, frizzante, uno squarcio della provincia italiana che può adattarsi alle vite di molti trentenni italiani degli anni ’90.

Il film alterna momenti di comicità a momenti di profonda malinconia. I protagonisti, di fatto, ricordano un po’ quelli di Amici miei. Ovvero persone che camminano su un filo sottile, sospeso tra due cime: da un lato la voglia di scherzare e godersi la vita illudendosi di essere eterni adolescenti, e dall’altro la consapevolezza di non potersi più gongolare.

Pieraccioni, appena trentenne, è promosso a pieni voti anche davanti alla cinepresa; dimostrando di saper far ridere e di avere una certa personalità e disinvoltura pure sul grande schermo. La sua verve creativa come regista sarà mantenuta per tutta la seconda metà anni ’90, un periodo nel quale proporrà altri film di buona qualità quali Il ciclone, Fuochi d’artificio e Il pesce innamorato, mentre i film successivi peccheranno di ripetitività.

I laureati fece anche la fortuna di Vittorio Cecchi Gori, da poco mandato quasi in bancarotta da un film costato una fortuna ma che fu un flop al botteghino: Occhio Pinocchio, di Francesco Nuti. La pellicola costò 2 miliardi di lire e ne incassò ben 15.