altConsiderato uno fra i registi più “interessanti” del panorama europeo, nel suo nuovo film Ozon ha scelto di alleggerire i toni, rinunciando sia alla sceneggiatura “gotica” sia al simbolismo. Qui Potiche sta per una parola francese che traduciamo come soprammobile. La protagonista del film è Suzanne, moglie dell’industriale Robert Pujol (la cui fabbrica produce ombrelli). Una vera e propria bella statuina per il marito, che da sempre la confina al ruolo di casalinga, più che altro per accudire i figli della coppia. Suzanne un po’ alla volta prende coscienza di sé, arrivando persino a spodestare Robert dalla presidenza industriale. Dunque la bella statuina comincerà ad “attivarsi” continuamente.

La recitazione di Suzanne è affidata a Catherine Deneuve, un vero “monumento” del cinema transalpino. Ozon predilige l’ambientazione negli interni, dove i colori vivi degli abiti o delle tappezzerie (ricordando che la famiglia sta nel benessere) aumentano la nostra percezione “riposante” del film. La storia è riferita al 1977, e lo “sguardo” della macchina da presa sembra quello di chi riceva una cartolina da viaggio. Ozon duplica la percezione del vedere, quando usa la vecchia tecnica dello split per ravvicinare idealmente due persone, che parlano stando distanti. Citiamo pure i momenti di flash-back, dove l’azione ha una vena romantica, conoscendo gli amori giovanili di Suzanne (che rispetto ai doveri coniugali fu “attivamente spregiudicata”, contraddicendo la sua passività verso la direzione dell’azienda). La regia li mostra quasi al rallentatore, facendo in modo che noi “vediamo e rivediamo” quella scena. Qualcosa che accade se riceviamo una cartolina da viaggio (immaginando di continuo, partendo dalla fotografia, il vero paesaggio). Le musiche scelte dal regista s’ascoltano “monotone nella loro leggerezza”. Potiche è un film interamente d’una percezione vintage. Con questa, ci proponiamo di recuperare dal passato qualcosa che non va modernizzata, bensì più banalmente messa in “bella mostra”, facendo sfoggio d’averla. Il film di Ozon rinuncia a tematizzare in via politica la condizione degli operai in fabbrica. Il personaggio cui si demanda questo (il sindaco comunista Babin, interpretato da un altro “monumento” del cinema francese: Gerard Depardieu) subisce il “fascino” di vivere nella “bella statuina” di se stesso, a fianco della sempre più agiata Suzanne, quando lei assumerà il comando della fabbrica. Ozon cerca di frequente il primo piano. In teoria, esso gli servirebbe per favorire la recitazione (ricordando che nel ruolo di Robert c’è un altro attore importante: Fabrice Luchini). Ma il volto della bella statuina Suzanne par quasi “plastificato”, dandosi per espressioni “lievemente monocordi”. Potiche ha una qualità complessivamente estetizzante, dove gli “accenni” ai problemi sociali del 1977 (che certo troviamo anche oggi!) sono tralasciati, o forse nascosti dall’ironia. Una scelta di Ozon, che “confeziona” (ossia plastifica) la sceneggiatura del film. I toni leggeri di Potiche ci coprono come gli ombrelli (citando i prodotti industriali di Robert Pujol): essi “svicolano” il problema, senza risolverlo del tutto (se la pioggia devia lungo le asticelle).