Tyrannosaur recensione

Tyrannosaur – Il racconto per pure immagini, quello che riesce a farti vedere anche ciò che non mostra, non è da tutti e non è per tutti. Paddy Considine, con poetico disincanto, riesce a incastrare la complessità di due solitudini uguali e contrarie che si scontrano in una fredda e grottesca periferia inglese, donandosi finalmente un’infantile e cruda intimità, mentre un Dio pigro sta a guardare.

E’ un dio pigro quello che non fa nulla quando la follia esplode nella testa di Joseph (Peter Mullan), un vedovo sulla sessantina con problemi di gestione di rabbia; è pigro quel dio che guarda mentre Hannah (Olivia Colman) subisce inerme le umilianti violenze di un uomo che non vuole più, ma che, nelle preghiere di lei sembra esistere ed essere il tramite che permette alle due malinconie di toccarsi, in un modo tutt’altro che usuale.

Tyrannosaur filmQuella di Dio è un’assenza talmente grande, paragonabile al Tirannosauro del titolo, che non ci è concesso non vederla. Allo stesso modo in cui non ci è concesso non vedere la disarmante naturalezza che i personaggi restituiscono a una storia che non ha niente di naturale: l’ambientazione minimale e la bravura degli attori permette a Considine di giocare con una sceneggiatura dura, mai roboante, ma incisiva come solo la semplice onestà può essere; che non si serve della magniloquenza ma si fonde con una costruzione di immagini e tempi che vanno all’unisono, dove la mano del regista sparisce per fare posto a un’opera che respira da sola e che ci ricorda che, al cinema, le parole possono finalmente ritornare a essere supplemento dell’immagine che, da sola, esiste compiutamente.

Tyrannosaur recensione del film di Paddy Considine

Attorno ai due (magnetici) protagonisti, c’è un mondo strambo almeno quanto loro, in cui un funerale diventa un momento di tenero romanticismo e non c’è filtro tra il pensiero e l’azione, dove tutto è davvero assurdo come sembra. Il debutto alla regia dell’attore Paddy Considine ci regala un film dolorosamente bello che però, in Italia, pochi hanno l’occasione di vedere: uscito nel Regno Unito nell’ottobre del 2011, dopo aver trionfato in  numerose competizioni, vincendo, tra le altre cose, ben tre BAFTA (miglior film inglese indipendente, miglior regista esordiente, miglior attrice) e il Directing Award al Sundance , finalmente approda quest’anno anche nel Bel Paese, solo per una sera, grazie all’iniziativa del MAXXI che ogni mercoledì regala interessanti anteprime.

Quanto ancora dovremo aspettare per vederlo in sala? Forse per sempre. Quindi un consiglio spassionato è fare il possibile per vedere questo film e ritrovare la bellezza in quel cinema forte della sua identità, che, pur servendosi del potere della parola, non vi si smarrisce.