Testamento e ultime volontà di Rosalind Leigh poster Anno: 2012

 

Regia: Rodrigo Gudiño

Cast: Aaron Poole, Vanessa Redgrave, Julian Richings

Trama: Dopo molti anni lontano da casa, Leon torna nella vecchia villa della madre Rosalind appena deceduta per decidere cosa fare della proprietà avuta in lascito. La dimora appare come un grande magazzino pieno di oggetti sacri ammucchiati ovunque, simbolo della pazza ed ottusa fede a cui la vecchia donna ha sottoposto il figlio durante l’infanzia, obbligandolo a partecipare ai riti e alle adunate della sua setta cristiana. L’intero edificio sembra costruito come una piccola chiesa in miniatura, con tanto di statue di angeli e santi a protezione dei residenti. Ma durante la notte il luogo sembra trasformarsi improvvisamente, rivelando un lato oscuro con cui Leon dovrà ben presto fare i conti. Sembra infatti che il giovane non sia solo, e che qualcuno o qualcosa che abita nell’oscurità voglia uscire allo scoperto.

Analisi: I veri amanti dell’horror sanno bene che non servono per forza secchiate di sangue e frattaglie truculente per far venire qualche brivido. Molto spesso infatti è proprio il non visto, ciò che sta in agguato nell’ombra e che non si mostra a farci venire la pelle d’oca. Lezione appresa e messa in pratica alla perfezione dall’esordiente Rodrigo Gudiño, reduce dall’esperienza editoriale di successo con la fanzine Rue Mourge, qui alle prese con il suo primo lungometraggio che rivela un’inquietante perfezione estetica e narrativa, come se il giovane regista si sentisse a suo agio nel raccontare una storia dove poco si mostra e tutto fa paura. Una paura vera, viscerale, una paura che si annida in ogni oscuro angolo della gotica casa e in ogni frammento delle splendide inquadrature, condite con una fotografia calda che ricorda il buon cinema spagnolo di genere e movimenti di macchina fluidi ed ipnotici che ricalcano lo stile orientale dei maestri dell’essenzialismo. Un classico racconto di case stregate a prima vista, ma ben presto pronto a rivelarsi per quello che è; una storia di passato che non passa, di ombre che vivono a metà strada fra il mondo reale e la superstizione, una parabola oscura e terrificante su come la fede possa essere a volte più spaventosa di quello che le Scritture ci dicono. Gudiño usa un plot semplice e lineare, ma che si stratifica sempre più grazie ai temi che di volta in volta si sedimentano una sull’altro, cominciando con la religione, fil rouge della pellicola, che permea ogni istante anche grazie ai continui richiami simbolici di oggetti che rivelano il fanatismo della madre e che per questo appaiono sempre più perturbanti. Oggetti che si ammassano in uno spazio angusto ma allo stesso tempo virtualmente infinito, dove statue e icone sembrano di giorno proteggere e di notte incombere, mentre la presenza invisibile della madre aleggia su ogni cosa, evocata da una tenue voce fuori campo che accompagna le letture delle lettere lasciate dalla donna come sue ultime volontà. Testamento e ultime volontà di Rosalind LeighStasi, silenzio e attesa sono gli ingredienti vincenti di un film che viaggia lento ed inesorabile come un torrente, increspato di tanto in tanto da onde oscure e cariche di minaccia che sembrano spezzare la quiete senza tempo di un racconto che pare uscito da una fiaba nera. È una strana religiosità quella che si respira, lontana anni luce dai temi della misericordia e della salvazione e sempre confinate col paganesimo e con l’idea di divinità temibili e anguste, in agguato nell’ombra e pronte a ghermire da un momento all’altro. Il film si concentra sulla figura dell’unico personaggio di Leon, magistralmente interpretato da un impenetrabile Aaron Poole, sperduto esserino in mezzo a spazi oscuri, costretto a ritornare nel covo infernale della sua giovinezza e in compagnia di una misteriosa presenza che si aggira per l’abitazione, incarnazione forse del male e della superstizione. Le poche ma efficaci apparizioni in flashback della madre Rosalind nulla tolgono alla poderosa presenza di Venssa Redgrave, capacissima di rendere in pochissime pose tutta la pazzia e il fanatismo di una donna adombrata dalla fede oscura. Unica cicatrice che sfregia un così potente incantesimo visivo sono gli effetti speciali usati per la “creatura”, purtroppo alquanto rozzi e che soltanto qui rivelano la poca consistenza di un budget che per il resto è stato usato in maniera magistrale. Forse sarebbe bastato rimanere in linea con l’atmosfera del racconto e giocare anche questa carta con il beneficio del dubbio e del non visto, usare metafore e angoli nascosti che per il resto ben assistono una storia fosca e inquietante, terribile come il profetico quadretto morale appeso all’interno della casa di Rosalind e che recita: “se cade un coltello è un uomo che viene a trovarti. Se cade un cucchiaio sarà una donna. Se cade una forchetta, non sarà né un uomo né una donna”.