Citadel – Stagione 2 “aggiusta” un grande problema della prima

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Quando Citadel debuttò su Prime Video, sembrava destinata a diventare il nuovo grande franchise action dello streaming: budget enorme, produzione monumentale, cast internazionale e il coinvolgimento dei fratelli Russo promettevano una risposta “globale” ai grandi spy thriller cinematografici. Eppure, nonostante l’ambizione, la prima stagione aveva lasciato molti spettatori freddi.

Il problema non era l’azione — sempre spettacolare — ma la mancanza di un vero coinvolgimento emotivo. Citadel appariva perfetta dal punto di vista tecnico, ma vuota nel modo in cui costruiva personaggi, relazioni e tensione narrativa. La seconda stagione parte invece da una consapevolezza precisa: non basta aumentare la scala dello spettacolo, bisogna dare peso umano al caos. Ed è proprio qui che la serie sembra finalmente trovare la sua identità.

Perché Citadel – Stagione 2 funziona meglio: la serie smette di puntare solo sullo spettacolo

La differenza più evidente della seconda stagione è il modo in cui utilizza la narrazione. Se il primo capitolo correva costantemente dietro ai colpi di scena, i nuovi episodi rallentano abbastanza da permettere ai personaggi di esistere davvero.

L’ingresso di nuovi volti come Jack Reynor e Matt Berry è fondamentale in questo senso. I loro personaggi aggiungono sfumature e dinamiche che mancavano nella prima stagione, dove molti dialoghi sembravano semplici raccordi tra una sequenza action e l’altra.

Qui invece la serie inizia a usare le relazioni come motore del racconto. Le interazioni diventano più naturali, meno schematiche, e persino l’umorismo appare finalmente organico. Il risultato è che anche le scene d’azione acquistano più peso, perché ora esiste qualcosa da perdere.

Citadel - Stagione 2Il vero significato della stagione 2: Citadel smette di imitare i franchise spy e costruisce una propria identità

La prima stagione soffriva di un problema strutturale: sembrava continuamente derivativa. Il paragone con Jason Bourne, Mission: Impossible o perfino i film Marvel dei fratelli Russo era inevitabile, e spesso penalizzante. Citadel appariva come una somma di influenze senza una voce realmente autonoma.

La stagione 2 cambia approccio. Invece di inseguire costantemente il “momento spettacolare”, la serie accetta la propria natura seriale e costruisce continuità. Questo è cruciale: il progetto smette di comportarsi come un blockbuster di otto ore e inizia finalmente a ragionare come una saga televisiva.

Anche il tema della fiducia — già presente nella prima stagione — viene sviluppato in maniera più matura. I personaggi non sono più semplicemente spie che devono recuperare memorie perdute; diventano individui che cercano di capire se esista ancora un’identità autentica dentro sistemi costruiti sulla manipolazione. Ed è questa dimensione più personale a dare spessore al racconto.

Il contesto del franchise: perché Citadel – Stagione 2 era davvero una stagione “make or break”

Il peso della seconda stagione diventa ancora più evidente osservando il contesto produttivo del franchise. Gli spin-off Citadel: Diana e Citadel: Honey Bunny avevano mostrato segnali incoraggianti, ma la loro cancellazione ha reso chiaro un punto: Amazon aveva bisogno che la serie principale funzionasse davvero.

Questo ha trasformato la stagione 2 in una sorta di test decisivo. Dopo i costi enormi e i problemi produttivi della prima stagione, Citadel non poteva più permettersi di essere soltanto “visivamente impressionante”.

La risposta della serie sembra quindi molto pragmatica: meno dispersione, più focalizzazione narrativa. Non rinuncia allo spettacolo — che resta probabilmente tra i migliori dell’intera piattaforma — ma lo utilizza in modo più funzionale.

Citadel può davvero diventare il nuovo franchise action di Prime Video?

La domanda ora è inevitabile: Citadel ha finalmente trovato la formula giusta? La seconda stagione suggerisce di sì, ma anche con una precisazione importante. La serie probabilmente non diventerà mai un fenomeno unanimemente acclamato come le produzioni più prestigiose dello streaming contemporaneo. Quello che può diventare, però, è qualcosa di diverso: un franchise action stabile, riconoscibile e abbastanza forte da sostenere un universo narrativo. Ed è esattamente ciò che Prime Video sembra cercare.

Il vero ostacolo resta economico. Una produzione di questa scala richiede risultati enormi per essere sostenibile, e il rischio è che Citadel continui a essere valutata più per il suo budget che per i suoi miglioramenti creativi. Ma almeno ora la serie ha finalmente qualcosa che la prima stagione non era riuscita a costruire davvero: una ragione narrativa per continuare.

Chiara Guida
Chiara Guida
Laureata in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza di Roma, è una gionalista e si occupa di critica cinematografica. Co-fondatrice e Direttore Responsabile di Cinefilos.it dal 2010. Dal 2017, data di pubblicazione del suo primo libro, è autrice di saggi critici sul cinema, attività che coniuga al lavoro al giornale.
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