Fallout – stagione 3 cambierà davvero genere? Perché Prime Video punta tutto sull’anima western della serie

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Con le prime anticipazioni sulla terza stagione, Fallout sembra pronta a compiere una trasformazione importante. La serie di Prime Video, tratta dall’omonima saga videoludica di Bethesda, ha conquistato pubblico e critica grazie alla capacità di fondere fantascienza post-apocalittica, umorismo nero, dramma e azione in un universo perfettamente riconoscibile ma mai prevedibile. Ora, però, tutto lascia pensare che gli autori abbiano deciso di spostare il baricentro del racconto verso un genere ben preciso: il western.

Non si tratta semplicemente di accentuare un’estetica già presente sin dalla prima stagione. Il percorso narrativo del Ghoul interpretato da Walton Goggins sembra infatti destinato a trasformare la serie in un vero viaggio attraverso i grandi archetipi del cinema western americano. Una scelta che appare coerente con il personaggio, ma che allo stesso tempo rappresenta uno dei cambiamenti più significativi rispetto ai videogiochi originali.

Se questa direzione verrà confermata, Fallout potrebbe diventare ancora più ambiziosa, dimostrando che una trasposizione videoludica può evolversi senza rinunciare alla propria identità.

Il viaggio del Ghoul nella stagione 3 trasforma Fallout in un autentico western post-apocalittico

fallout - Stagione 2 1
Fallout Stagione 2 – Cortesia di Prime Video

Il finale della seconda stagione ha modificato completamente la prospettiva del Ghoul. Dopo gli eventi conclusivi, Cooper Howard intraprenderà una nuova missione personale alla ricerca della propria famiglia, attraversando il Sud-Ovest degli Stati Uniti fino al Colorado.

È una svolta narrativa importante, perché per la prima volta il personaggio tornerà a essere realmente solo.

Nelle stagioni precedenti il Ghoul aveva condiviso parte del proprio percorso con Lucy MacLean e altri protagonisti, alternando momenti di collaborazione a inevitabili scontri. Ora, invece, tutto lascia intendere che assisteremo a una lunga traversata solitaria, costruita attorno ai suoi dilemmi morali, ai fantasmi del passato e al desiderio di ritrovare ciò che ha perduto oltre due secoli prima.

Gli autori sembrano voler recuperare uno degli elementi più iconici del western classico: il pistolero errante che attraversa territori ostili seguendo esclusivamente il proprio codice morale.

Non è un caso che Cooper Howard fosse già, prima della guerra nucleare, un celebre attore di film western. Il Ghoul ha sempre conservato quell’immaginario: il cappello Stetson, il lungo cappotto impolverato, il revolver modificato, il linguaggio asciutto e quell’ambiguità morale che lo rende molto distante dall’eroe tradizionale.

Nelle prime due stagioni questi elementi rappresentavano soprattutto una componente estetica del personaggio. La terza stagione, invece, sembra voler costruire l’intera struttura narrativa proprio attorno a quel modello cinematografico.

I grandi classici del western sembrano essere la principale fonte d’ispirazione della nuova stagione

Fallout - Stagione 2

Il riferimento più evidente è Sentieri Selvaggi (The Searchers) di John Ford, considerato uno dei più importanti western della storia del cinema.

Nel film, Ethan Edwards, interpretato da John Wayne, attraversa per anni il Sud-Ovest americano alla ricerca della nipote rapita. Più il viaggio procede, più la ricerca diventa un’ossessione capace di consumare il protagonista.

Il parallelo con il Ghoul appare evidente. Anche Cooper Howard affronta un viaggio motivato esclusivamente dalla speranza di ritrovare la propria famiglia, trasformando la missione in qualcosa di molto più profondo di una semplice ricerca geografica.

Accanto a John Wayne emergono anche richiami ai grandi personaggi interpretati da Clint Eastwood.

Il Ghoul ha sempre ricordato l’Uomo senza Nome della trilogia del dollaro e Josey Wales: figure solitarie, segnate dalla violenza, incapaci di fidarsi davvero di chi li circonda ma ancora guidate da un codice etico personale.

La terza stagione sembra finalmente voler sviluppare questo parallelismo fino in fondo. Il protagonista tornerà infatti a muoversi come un autentico lupo solitario, affrontando città, deserti e comunità isolate proprio come accadeva nei grandi western degli anni Sessanta e Settanta.

Esiste persino un ulteriore riferimento storico. Molti osservatori hanno sottolineato le somiglianze tra il Ghoul e Doc Holliday, il celebre pistolero reso immortale da numerosi film, tra cui Tombstone.

Entrambi condividono un passato rispettabile, una progressiva trasformazione in uomini costretti a vivere ai margini della società e un fisico logorato da condizioni che sembrano avvicinarli costantemente alla morte. La stessa ambientazione geografica rafforza questi richiami: Arizona e Colorado rappresentano alcuni dei territori simbolo della mitologia del Far West.

Il Ghoul potrebbe diventare definitivamente il vero protagonista dell’intera serie

Fin dall’inizio Fallout è stata costruita come una narrazione corale.

Lucy rappresentava lo sguardo ingenuo sul nuovo mondo; Maximus incarnava il conflitto interno della Confraternita d’Acciaio; il Ghoul, invece, era la memoria vivente dell’America prima della guerra nucleare.

La terza stagione potrebbe modificare questo equilibrio.

La ricerca della famiglia di Cooper Howard introduce infatti una dimensione emotiva molto più forte rispetto alle precedenti storyline. Per la prima volta il personaggio non combatte soltanto per sopravvivere o per denaro, ma per recuperare ciò che gli è stato sottratto duecento anni prima.

Questo rende il Ghoul molto più vicino ai grandi antieroi del cinema classico, dove il viaggio esteriore coincide quasi sempre con una ricerca interiore.

È anche una scelta che valorizza ulteriormente Walton Goggins, la cui interpretazione è stata unanimemente considerata uno dei punti di forza assoluti della serie.

Prime Video continua ad allontanarsi dai videogiochi, ma è proprio questa la forza di Fallout

Uno degli aspetti più sorprendenti della serie è la libertà con cui ha deciso di utilizzare il materiale originale.

Anziché adattare direttamente uno dei videogiochi Bethesda, gli autori hanno costruito una storia completamente nuova, ambientata nello stesso universo ma popolata da protagonisti originali.

La prima stagione aveva già ridefinito il ruolo di Vault-Tec nell’origine dell’apocalisse nucleare. La seconda aveva modificato alcuni equilibri fondamentali legati al Mojave, a Mr. House e alle principali fazioni della saga.

Ora la terza stagione aggiunge un ulteriore tassello, scegliendo di sviluppare una lunga epopea western che non trova un corrispettivo diretto nei videogiochi.

Per alcuni fan questo rappresenta inevitabilmente una presa di distanza dalla fonte originale. Per molti altri, invece, costituisce il vero valore aggiunto della serie.

Sapere che nulla è scontato permette infatti anche ai giocatori storici di vivere Fallout senza conoscere già ogni svolta narrativa. È una libertà che pochi adattamenti riescono a concedersi e che ha contribuito in maniera decisiva al successo della produzione.

Il western potrebbe essere la chiave per rendere Fallout ancora più grande

Il mondo di Fallout ha sempre avuto forti influenze western. I deserti radioattivi, le cittadine isolate, i cacciatori di taglie, le bande di predoni e il continuo confronto tra civiltà e anarchia richiamano naturalmente il Far West.

Finora, però, questi elementi convivevano con la fantascienza atomica, la satira politica e il black humor.

La terza stagione sembra intenzionata a invertire questo equilibrio, facendo del western la struttura narrativa dominante.

Se gli autori riusciranno a mantenere il tono ironico e imprevedibile che ha reso celebre Fallout, questa evoluzione potrebbe rappresentare il passo definitivo per consacrare la serie come una delle produzioni più originali di Prime Video. Più che un semplice adattamento videoludico, Fallout rischia così di diventare un grande western moderno ambientato dopo la fine del mondo.

Redazione
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