Million-Follower Detective, spiegazione del finale: chi sono davvero i killer?

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La serie crime mandarino di Netlix Million-Follower Detective (titolo originale Bai wàn rén tuili) costruisce il proprio impianto narrativo su un’idea potente e inquietante: cosa accade quando l’ossessione per i follower incontra il desiderio di vendetta? Tra influencer morti in circostanze misteriose e una veggente mascherata che sembra anticipare ogni tragedia, la serie trascina lo spettatore in un labirinto morale dove tecnologia, senso di colpa e corruzione si intrecciano in modo sempre più claustrofobico.

Nel finale, però, la domanda centrale diventa una sola: chi sono davvero i killer? E la risposta, come spesso accade nei thriller più riusciti, non è semplice né univoca.

Chi si nasconde dietro Baba Witch e le sue “profezie”?

Per buona parte della serie, l’attenzione si concentra su Baba Witch, la misteriosa influencer mascherata che pubblica video in cui predice omicidi che puntualmente si verificano il giorno successivo. Il detective Chen Chia-jen, inizialmente scettico, è costretto a rivedere le proprie convinzioni quando le coincidenze diventano troppe per essere ignorate.

La rivelazione è tanto sconvolgente quanto coerente con il tema della serie: Baba Witch non è una veggente, ma uno strumento. Dietro le “profezie” si cela il dottor Ki Ta-fu, un uomo devastato dalla perdita della moglie incinta e della figlia non ancora nata in un incidente stradale causato dalla superficialità di un gruppo di influencer ossessionati da like e visualizzazioni.

Ta-fu non solo orchestra gli omicidi, ma utilizza la figura di Baba Witch per costruire una narrativa pubblica: trasforma la vendetta in spettacolo, sfruttando la stessa logica virale che ha distrutto la sua famiglia. Costringe Li Ting-en, coinquilina della figlia del detective, a registrare i video sotto ricatto, dopo aver rapito You-jie come ostaggio. Le profezie diventano così un macabro countdown, una messinscena studiata per amplificare l’impatto emotivo e mediatico delle sue azioni.

Ta-fu riesce a uccidere due dei responsabili dell’incidente, ma prima di completare la sua vendetta viene catturato. Consapevole che il suo piano è fallito, sceglie il suicidio ingerendo cianuro. È una fine coerente con il suo arco narrativo: un uomo che ha perso tutto e che non concepisce un’esistenza al di fuori della vendetta.

Ma il caso, a questo punto, non è ancora chiuso.

Perché esiste un secondo killer? Il colpo di scena su Chen-wei

Il vero ribaltamento arriva quando emerge che Ta-fu non è l’unico responsabile della spirale di sangue. Le indagini rivelano l’esistenza di due video dell’incidente: uno girato dagli influencer, l’altro dalla dashcam di Ta-fu. Questo dettaglio apre una nuova pista investigativa.

Attraverso un lavoro d’archivio quasi “analogico”, Chia-jen scopre che la notte dell’incidente un altro uomo, Chao Kuo-an, morì ufficialmente per overdose nelle vicinanze. Ma Kuo-an era in realtà un informatore — e spacciatore — di Chen-wei, capo della High Technology Crime Unit.

La verità è devastante: Chen-wei, dipendente dalla cocaina e ossessionato dalla propria carriera, sparò a Kuo-an durante un alterco. Fu proprio quel proiettile a contribuire indirettamente all’incidente che costò la vita alla famiglia di Ta-fu. Per proteggere sé stesso, Chen-wei manipolò i rapporti ufficiali, coprì le prove e fece archiviare il tutto come overdose e incidente isolato.

Quando comprende che esistono filmati che potrebbero incriminarlo, inizia a sabotare le indagini. Dopo la morte di Ta-fu, decide di eliminare personalmente gli influencer sopravvissuti per cancellare ogni traccia. È lui il secondo killer: non guidato dal dolore, ma dalla paura di perdere potere e status.

La serie, a questo punto, sposta il discorso dalla vendetta privata alla corruzione istituzionale. Se Ta-fu rappresenta la giustizia deviata dal dolore, Chen-wei incarna la degenerazione del sistema.

Wei-ten e Ting-yu sopravvivono? Il piano per smascherare il colpevole

Wei-ten, il primo influencer coinvolto, sopravvive nonostante la sparatoria iniziale e il successivo coma. Ting-yu, tra i principali responsabili dell’incidente, diventa invece un personaggio centrale nel finale: consapevole delle proprie colpe, decide di collaborare con la polizia per attirare il secondo killer allo scoperto.

Il piano è rischioso e spettacolare: simulano un peggioramento delle condizioni di Wei-ten per indurre Chen-wei a intervenire e “finire il lavoro”. Quando l’ufficiale tenta effettivamente di ucciderlo in ospedale, viene colto in flagrante. Anche nel momento della cattura, prova a fuggire prendendo Ting-yu in ostaggio, ma grazie alla complicità costruita con Chia-jen riesce a essere neutralizzato.

Il finale lascia spazio a una parziale redenzione: gli influencer sopravvissuti riconoscono le proprie responsabilità e si mostrano pronti a cambiare. Non è una soluzione semplicistica, ma un tentativo di chiudere il cerchio morale della storia.

Perché Ta-fu rapisce You-jie? Il conflitto padre-figlia al centro della serie

Million-Follower-Detective netflix

Il rapimento di You-jie non è soltanto un espediente narrativo, ma il cuore emotivo della serie. Il rapporto tra Chia-jen e la figlia è segnato dal lutto per la morte della madre e dall’incapacità del detective di gestire il dolore in modo sano. Autoritario, distante, incapace di ascoltare, Chia-jen ha perso il legame con la figlia molto prima del suo rapimento.

Ta-fu sceglie You-jie come pedina non solo per controllare Ting-en, ma anche perché rappresenta un simbolo: una figlia che può ancora essere salvata, a differenza della propria. Nel momento in cui Chia-jen riesce a salvarla, la serie offre al protagonista una possibilità di redenzione personale, parallela alla risoluzione del caso.

In questo senso, Million-Follower Detective non è soltanto un thriller sui social media, ma un dramma sulla responsabilità: quella degli influencer, quella dei poliziotti, quella dei genitori.

Un finale che parla di colpa, potere e spettacolarizzazione della tragedia

La presenza di due killer non è un semplice colpo di scena, ma una dichiarazione tematica. Da un lato, la vendetta privata che nasce dall’ingiustizia percepita; dall’altro, la corruzione sistemica che protegge sé stessa a ogni costo. Entrambi i filoni sono legati da un unico filo rosso: la manipolazione dell’immagine pubblica.

Le “profezie” di Baba Witch, la viralità dei video, l’uso dei social come arma e come scudo: tutto ruota attorno alla spettacolarizzazione del dolore. Il finale suggerisce che il vero mostro non sia soltanto l’assassino, ma un sistema in cui la visibilità conta più della verità.

E in un mondo dove ogni tragedia può diventare contenuto, la domanda resta aperta: chi sta davvero osservando chi?

Redazione
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