Nel finale di The Boys, Eric Kripke sceglie di chiudere la serie nel modo più brutale possibile, ma anche nel più coerente con il percorso costruito in cinque stagioni. La morte di Homelander non è soltanto la conclusione dello scontro tra il superumano più potente del mondo e Billy Butcher: è la distruzione definitiva del mito che la serie aveva costruito attorno al potere, alla celebrità e alla manipolazione politica. Dopo anni di escalation, propaganda e violenza, The Boys rifiuta qualsiasi ambiguità morale residua e decide di guardare direttamente il suo mostro negli occhi.
La scelta più importante, però, riguarda proprio il modo in cui la serie si allontana dai fumetti di Garth Ennis. Nel materiale originale, infatti, Homelander non era realmente responsabile di alcune delle atrocità attribuitegli, perché il vero colpevole era Black Noir, rivelato come suo clone. La serie Prime Video elimina completamente questa possibilità e affida ad Antony Starr il peso totale della mostruosità del personaggio. È una decisione narrativa fondamentale, perché trasforma il finale da semplice twist scioccante a vera resa dei conti morale.
Perché Butcher uccide Homelander nel finale di The Boys
La battaglia finale nello Studio Ovale non serve soltanto a offrire lo scontro definitivo tra Butcher e Homelander, ma rappresenta il momento in cui The Boys smette di interrogarsi sulla possibilità di salvare il suo antagonista. Per tutta la serie, Homelander è stato raccontato come un uomo cresciuto senza umanità, deformato dal bisogno disperato di essere amato e contemporaneamente incapace di provare empatia autentica. Tuttavia il finale rifiuta l’idea che questo trauma possa trasformarsi in assoluzione. Quando Kimiko riesce finalmente a privarlo dei poteri grazie all’esplosione derivata da Soldier Boy, Homelander diventa improvvisamente umano nel senso più crudele possibile: vulnerabile, terrorizzato e pronto a implorare pietà.
È proprio qui che Butcher prende la decisione definitiva. L’utilizzo del piede di porco richiama direttamente i fumetti, ma il significato della scena cambia completamente. Nei comics, l’universo di The Boys costruiva una rivelazione che ridimensionava le responsabilità di Homelander; nella serie, invece, Kripke vuole che il pubblico affronti il fatto che il personaggio abbia davvero compiuto tutto ciò che abbiamo visto. Non esiste un clone da incolpare, non esiste una manipolazione finale che riscriva il male. Homelander è sempre stato il prodotto perfetto di un sistema che trasforma il potere in spettacolo e la violenza in consenso politico. Per questo la sua morte non è catartica quanto devastante: Butcher non sta eliminando soltanto un nemico personale, ma il simbolo definitivo dell’America corrotta raccontata dalla serie.
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Il vero significato del finale: The Boys parla della seduzione del potere assoluto
L’aspetto più interessante del finale è che The Boys non conclude davvero la sua riflessione sui supereroi, ma sul fascismo mediatico. Homelander non è mai stato soltanto una parodia di Superman: nel corso delle stagioni è diventato la rappresentazione di una figura politica costruita attraverso paura, populismo e culto della personalità. La sua trasformazione in leader quasi dittatoriale nella quinta stagione rende esplicito ciò che la serie suggeriva da anni: i superpoteri sono soltanto uno strumento, mentre il vero pericolo è la capacità di manipolare masse disposte ad accettare qualsiasi atrocità in cambio di sicurezza e appartenenza.
Per questo la serie sceglie di rendere Butcher meno mostruoso rispetto ai fumetti. Nel materiale originale, il personaggio finiva per massacrare quasi tutti i membri dei Boys nel tentativo genocida di eliminare i superumani. La serie evita volutamente questa deriva totale perché vuole preservare un residuo di speranza emotiva. Hughie e Annie che costruiscono una famiglia, MM e Kimiko che sopravvivono, persino la possibilità di un futuro dopo Homelander, servono a evitare che il racconto si trasformi in puro nichilismo. Kripke sembra suggerire che il vero antidoto al potere assoluto non sia la vendetta, ma la capacità di mantenere relazioni umane autentiche in un mondo dominato dalla spettacolarizzazione della violenza.
Perché Eric Kripke cambia
il finale dei fumetti di Garth Ennis
La decisione di modificare radicalmente il finale dei comics rivela anche la differenza profonda tra il linguaggio televisivo e quello fumettistico. Nei fumetti di Ennis, il twist su Black Noir funzionava come provocazione estrema, coerente con il tono satirico e cinico dell’opera originale. In televisione, però, cinque stagioni costruite attorno alla performance di Antony Starr rendevano impossibile scaricare tutto su un sostituto narrativo. Kripke lo ha spiegato chiaramente: dopo anni passati a seguire Homelander, sarebbe stato insoddisfacente scoprire che non fosse davvero responsabile delle sue azioni.
Questa scelta dimostra anche quanto la serie abbia progressivamente superato il fumetto in termini di profondità psicologica. Il Black Noir dei comics era essenzialmente uno shock narrativo; quello della serie diventa invece una figura tragica e marginale, già distrutta molto prima del finale. La morte del primo Noir per mano di Homelander nella terza stagione eliminava infatti qualsiasi possibilità di adattamento fedele. Da quel momento, The Boys ha iniziato apertamente a costruire una propria identità autonoma, meno interessata al nichilismo assoluto di Ennis e più focalizzata sulla disintegrazione morale dell’America contemporanea.
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Cosa lascia davvero aperto il finale di The Boys e il futuro dell’universo Prime Video
Anche se la serie principale è conclusa, il finale lascia volutamente aperta la possibilità che il mondo di The Boys continui a esistere senza Homelander. È qui che entra in gioco Vought Rising, il prequel ambientato negli anni Cinquanta con Soldier Boy e Stormfront. La scelta di tornare alle origini della Vought suggerisce infatti che il vero tema dell’universo creato da Kripke non fosse un singolo villain, ma il sistema che produce continuamente figure come Homelander.
In questo senso, il finale assume un valore quasi ciclico. Eliminare Homelander non significa distruggere definitivamente ciò che rappresentava, perché la Vought, la propaganda e la commercializzazione del potere restano ancora vive. È un finale meno consolatorio di quanto sembri: i protagonisti sopravvivono, ma il meccanismo che ha creato il disastro continua a esistere. Ed è probabilmente questa l’idea più inquietante lasciata da The Boys dopo cinque stagioni: il problema non era soltanto Homelander, ma il mondo che aveva bisogno di lui.


Perché Eric Kripke cambia
il finale dei fumetti di Garth Ennis