Il marketing di oggi non è più quello di una volta. Anni fa dominavano statistiche, risultati, conversioni, algoritmi da decodificare. Numeri, insomma. Oggi invece si parla di sentimenti, di emozioni, di ciò che si cela dietro il target, che ha un nome, un volto, una storia. È lì che si trova la leva capace di arrivare dritti al cliente secondo Bassel, tra i protagonisti di Creatives, nuova serie targata Amazon Prime Video in arrivo sulla piattaforma dal 20 febbraio. È una storia vera, e soprattutto una storia di verità: racconta come sia cambiato uno dei settori più potenti al mondo e come un gruppo di ragazzi abbia provato a farsi pioniere di un nuovo modo di intenderlo, nel periodo immediatamente antecedente al Covid.
Diretta da Davide Manganaro, la serie prova a interrogarsi su cosa significhi fare imprenditoria oggi e su come, anche quando la visione è talmente eversiva da poter cambiare le regole del gioco, le difficoltà siano così grandi da costringerti a imparare a rimanere a galla. Con costanza. Senza mai perdere di vista l’obiettivo. Creatives è la prima produzione indipendente di Seven Stars e raccoglie un cast giovanile variegato, su cui spiccano Michelangelo Vizzini, Giulia Schiavo, Serena Codato, Alberto Cescon e Giorgio Sales.
Creatives, la trama
Crescere significa cambiare. Significa coltivare una passione e provare a trasformarla nel proprio lavoro. E quando alla base c’è un pensiero che ambisce alla rivoluzione, non lo si può mettere a tacere. Lo sanno bene Bassel ed Eddie che, in una provincia sospesa tra silenzi e fermenti, decidono di dare vita a Velvet, un’agenzia pensata per fare della comunicazione e del marketing la chiave capace di aprire una porta ancora inesplorata, dove il lato umano e la creatività traboccante hanno la meglio. I ragazzi danno vita a un luogo dove i legami diventano la cifra dominante, il tassello fondamentale di un puzzle che in poco tempo arriva a contare 150 dipendenti. Il gruppo inizia a esplorare territori nuovi, vuole spingersi oltre, dare il massimo – anche sbagliando – , riuscendo a imporsi in un settore saturo di competitor. Fino a quando un tornado non arriva a minacciare tutto. È la pandemia, che blocca clienti e prospettive, incrina certezze, mettendo in discussione ciò che è stato costruito con sacrificio e con gli occhi pieni di felicità.

Una racconto di verità
Ciò che rende Creatives interessante è la sua immediatezza: è così diretta e semplice da restituire, a tratti, la sensazione di trovarsi davanti a un racconto quasi documentaristico. Scena dopo scena ci immergiamo in un’agenzia piena di sogni, alimentati dallo spirito creativo e rivoluzionario di un ragazzo che, come un Socrate moderno, guarda alla comunicazione con un fare filosofico, quasi esistenziale. Per Bassel vendere non è un gesto meccanico finalizzato all’introito, ma un dialogo armonioso e continuo con il prossimo. Per lui, il primo passo non è chiudere un contratto, ma comprendere il bisogno dell’altro, senza ridurlo a un semplice portafoglio.
È qui che si apre la dimensione del marketing fatto bene: il target – o lead, come lo si voglia chiamare – viene persuaso non perché manipolato, ma perché qualcuno ha studiato il suo problema e gli ha offerto una soluzione concreta. Sono i cosiddetti pain point, le leve emotive. Ma, nello schema dell’agenzia, non diventano strumenti cinici fine a se stessi: vengono utilizzati perché si crede davvero in un pensiero umano, in cui ciò che si offre mette al centro l’urgenza e la necessità del cliente. La creatività, allora, non è solo un asset commerciale: è espressione autentica di ciò che si è e della ricchezza che si può dare al mondo per renderlo, nel proprio piccolo, un posto migliore.
Un esempio per i giovani d’oggi
Colpisce la girandola di personaggi che orbitano intorno a Bassel, dimostrazione diretta di come credere in qualcosa possa diventare motore essenziale per alimentare la propria vita e lasciare un’impronta che abbia senso. Sempre, però, a due condizioni: lavorare sodo e non arretrare davanti ai primi fallimenti. Sul piano concettuale, Creatives è ficcante e lancia un messaggio che vibra come un ultrasuono: parla ai ragazzi di oggi e insegna loro a lottare per ciò in cui credono, in un contesto sociale in cui le ambizioni vengono spesso soffocate dalla paura di non intravedere un futuro nitido. È una narrazione che può fungere da specchio anche per chi sta già seguendo la propria strada e, pur inciampando in ostacoli continui, non intende tirarsi indietro.

A smorzare, talvolta, la fluidità del racconto sono però alcune scelte registiche. In particolare, certe conversazioni dal ritmo sostenuto finiscono per assumere un taglio più pubblicitario che realmente drammaturgico, spezzando a tratti il coinvolgimento emotivo. Qualcosa di simile accade anche con alcuni interpreti, palesemente in erba, che mostrano ancora rigidità espressive nelle loro performance. Al netto di qualche passaggio meno efficace, Creatives si dimostra un prodotto valido e trasversale: parla a tutti, ma mira soprattutto alle nuove generazioni, che hanno bisogno di tornare a credere che – nonostante tutto – sia ancora possibile costruire qualcosa di grande.
Creatives
Sommario
Al netto di qualche passaggio meno efficace, che a tratti spezza l’incanto, Creatives si dimostra un prodotto valido e trasversale: parla a tutti, ma guarda soprattutto alle nuove generazioni, che hanno bisogno di tornare a credere che – nonostante tutto – sia ancora possibile costruire qualcosa di grande.

