Furious, recensione: il ritorno di Emmy Rossum

La serie è disponibile su Disney+

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Meglio non giudicarla soltanto dal pilot, Furious, che vede protagonista l’indimenticabile Emmy Rossum di Shameless. La prima puntata di questa nuova serie ci presenta infatti personaggi che quasi mai riescono a entrare in contatto empatico con lo spettatore. Anche la trama da thriller incentrata sul novizio detective dell’FBI Alice Black (Rossum) che deve investigare sugli omicidi che lei crede commessi da un serial killer non propone momenti di particolare originalità. Anche il villain che scopriamo fin dall’inizio, una giovane donna (Lola Petticrew) che cerca vendetta per gli orrori subiti, nel primo capitolo dello show si rivela come una figura non facilmente identificabile. Il che, come scopriremo negli episodi successivi, è esattamente quello che l’assassina vuole ottenere.

Un inizio a carburazione lenta

Furious - serie Hulu
Cortesia Disney – Sarah Shatz

Fin dalla seconda puntata il tono e la tensione emotiva di Furious migliorano nettamente: cominciamo infatti a capire meglio il background di Alice, la sua psicologia spigolosa se non addirittura ostile, le motivazioni che la spingono ad andare avanti ad ogni costo per raggiungere la verità ed ottenere giustizia. Accanto ad Alice anche altri personaggi iniziano a delinearsi con maggiore forza propositiva, in primis colei che continua imperterrita ad irretire e assassinare personaggi importanti del jet set newyorkese.

Le due figure femminili al centro della vicenda diventano una sorta di specchio l’una dell’altra, entrambe inarrestabili nel loro intento eppure costrette a fare i conti con i rispettivi traumi, e la fragilità psicologica che hanno contribuito a formare. Man mano che le puntate procedono poi Furious diventa una serie sempre più tetra, la quale racconta il marcio che si nasconde dentro la Grande Mela senza troppi fronzoli. Il problema dello show che vede creator Elizabeth Meriwether (The dropout, Dying for Sex) è che spesso e volentieri continua a inerpicarsi in una trama eccessivamente arzigogolata, che pare allungata per arrivare agli otto episodi necessari. Se poi alcuni personaggi di contorno sono corposi e ben delineati, altri quali ad esempio i detective interpretati da Jake Lacy e Rob Yang sono figure stereotipate, in alcuni momenti addirittura grossolane.

Scoot McNairy è la cosa migliore di Furious

Furious - serie Hulu
Cortesia Disney – Sarah Shatz

Il motivo principale per cui Furious merita comunque di essere visto fino alla fine è la presenza di un attore sempre totalmente efficace quale è Scoot McNairy. Dopo averlo apprezzato in serie di culto quali Halt and Catch Fire oppure Godless, l’attore originario del Texas ci regala l’ennesima personalità tratteggiata con realismo, adesione emotiva, semplicità. Nel ruolo del detective di polizia che lavora come spalla di Alice, McNairy diventa una figura preziosa e potente, perfetto e verissimo contraltare per la protagonista femminile.

Non è una serie completamente centrata, Furious, ma allo stesso tempo possiede molti spunti interessanti, in primo luogo nella rappresentazione delle psicologie principali e in quella dei meandri oscuri della metropoli in cui è ambientata. Alcune ovvietà e momenti del tutto illogici nello sviluppo della trama tendono a rendere meno incisivo uno show che al contrario riesce a centrare momenti di notevole impatto. Quando ci si ferma un momento per esplorare il dolore di una condizione umana segnata dal trauma, ecco che Furious colpisce nel segno.

L’indagine psicologica e rapporti complessi

Furious - serie Hulu
Cortesia Disney – Sarah Shatz

L’inferno del quotidiano, la corruzione di una città dominata dal denaro e dall’abuso di chi la controlla, la giustizia che viene costretta a muoversi soltanto verso chi non può difendersi, sono questioni che la serie affronta con coraggio e una discreta lucidità. La necessità di andare incontro al grande pubblico, quello che ama il thriller e le trame ed esso appropriate, limita la riuscita del prodotto facendolo spesso scadere nella convenzionalità. Quando però Furious si concentra sui rapporti complessi tra i personaggi, sulla delineazione di psicologie spezzate e dolorose, ecco che il risultato si eleva. I duetti tra Emmy Rossum e Scoot McNairy sono sempre notevoli, il supporto di Quincy Tyler Bernstine spesso centrato, alcune sequenze che vedono protagonista la giovane assassina dense di una carica di disperazione tangibile.

Nel complesso, Furious sembra possedere due anime che non sempre si fondono a formare un prodotto coeso. Ed è un peccato, dal momento che la materia trattata, seppur non particolarmente originale, si poggia su almeno due o tre figure capaci di lasciare il segno nella memoria dello spettatore.

Furious
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Sommario

Furious sembra possedere due anime che non sempre si fondono a formare un prodotto coeso.

Adriano Ercolani
Adriano Ercolani
Critico cinematografico e curatore editoriale - Nato a Roma nel 1973, è laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza. Dopo gli esordi nella produzione audiovisiva, dal 2006 lavora a Coming Soon Television sviluppando competenze anche nel giornalismo televisivo. Dal 2011 vive a New York come corrispondente di cinema per Comingsoon.it e Cinefilos.it ed è membro dei Critics Choice Awards.

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