Di Cape Fear, scritto da John D. MacDonald, prima è arrivato l’adattamento diretto nel 1962 da J. Lee Thompson con protagonisti Robert Mitchum e Gregory Peck, e successivamente nel 1991 il thriller di Martin Scorsese con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange e Juliette Lewis.
Adesso tocca alla riduzione in serie presentare nuovamente al pubblico la storia di Max Cady, psicopatico uscito all’improvviso di prigione e deciso a vendicarsi dell’avvocato difensore che a suo avviso ce l’ha spedito non difendendolo in tribunale al meglio delle proprie capacità. Nella serie targata Apple TV assistiamo però a un ribaltamento piuttosto importante, in quando Cady si scaglia in questo caso contro Anna, il suo ex-avvocato, la quale dopo il processo ha sposato addirittura Tom Bowden, il procuratore distrettuale e suo allora rivale in aula. Insomma, il ribaltamento di sesso della “vittima” e la complessità delle relazioni tra i tre personaggi principali sono serviti probabilmente per rendere ancora più aggrovigliata una trama che si doveva necessariamente sviluppare in diverse puntate.
Cape Fear, nuova vita a un classico
Cominciamo subito con lo scrivere che il pilot di Cape Fear è un piccolo gioiello di televisione contemporanea, e per due motivi ben riconoscibili: prima di tutto quando in scena si hanno tre attori come Javier Bardem (Cady), Amy Adams (Anna) e Patrick Wilson (Tom), è inevitabile che il livello dello show si elevi grazie alle loro interpretazioni. Se l’attore spagnolo premiato con l’Oscar per Non è un paese per vecchi disegna scena dopo scena un “villain” che si rivela terrificante soprattutto quando trattiene il suo lato oscuro e violento, gli altri due interpreti riescono ad esplicitare con pienezza la dualità e i lati oscuri dei rispettivi personaggi, i quali possono forse essere classificati come “vittime” ma di certo non innocenti. La seconda qualità innegabile del primo episodio di Cape Fear è la regia notevolissima del norvegese Morten Tyldum, il quale poco più di una decina di anni fa aveva addirittura ottenuto una candidatura all’Oscar per la regia di The Imitation Game: la messa in scena dell’episodio è tanto rigorosa quanto capace di lasciare nelle immagini il senso di oppressione e minaccia incombente proveniente dalla presenza/assenza di Max. Tyldum dimostra di sapere perfettamente dove mette la macchina da presa per creare tensione, riuscendo allo stesso tempo a incorniciare le figure dentro ambienti e scenografie molto ben congegnate. In questo modo l’episodio, come del resto i successivi, si dimostra bello da vedere a livello estetico e carico della giusta energia appropriata per il genere.
Il riferimento principale di questa nuova versione di Cape Fear è senza dubbio il potente lungometraggio di Martin Scorsese, a cui il primo episodio rende esplicito omaggio nell’uso di alcune brevi immagini virate al negativo – come succedeva appunto nel film – e nell’inquietante ritornello composto la Elmer Bernstein. Quello che era mirabilmente riuscito a Scorsese può essere riscontrato, anche se attraverso diversi meccanismo, anche nello show di Apple TV +: l’atmosfera e l’ambientazione in cui si svolge la vicenda viene percepita come corrotta anche prima dell’arrivo in scena di Max Cady, il quale in questo senso si presenta come estensione metaforica e radicalizzata di quanto di marcio già è presente nel sistema. Nella serie si respira dunque ancora una volta un’atmosfera “malata” che insudicia vittime e carnefici, rendendo di conseguenza tale distinzione molto più sfumata e intrigante a livello sia narrativo che nella resa estetica.
Un Javier Bardem mefistofelico e in grado di bucare lo schermo come gli capita nelle sue migliori performance conduce Cape Fear dentro un labirinto seriale affascinante e sinceramente inquietante. Non gli sono da meno Amy Adams e Patrick Wilson, i quali contribuiscono a fare di questo show un prodotto che, seppur in numerosi punti distante dalle trasposizioni precedenti, mantiene quello stesso livello di tensione e fascino oscuro. Serie che vi consigliamo caldamente.
Cape Fear
Sommario
Un Javier Bardem mefistofelico e in grado di bucare lo schermo come gli capita nelle sue migliori performance conduce Cape Fear dentro un labirinto seriale affascinante e sinceramente inquietante.
