Cape Fear, recensione della serie Apple Tv

La serie è disponibile su Apple Tv dal 5 giugno con i primi due episodi dei dieci totali, seguiti da nuovi episodi ogni venerdì fino al 31 luglio.

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Di Cape Fear, scritto da John D. MacDonald, prima è arrivato l’adattamento diretto nel 1962 da J. Lee Thompson con protagonisti Robert Mitchum e Gregory Peck, e successivamente nel 1991 il thriller di Martin Scorsese con Robert De Niro, Nick Nolte, Jessica Lange e Juliette Lewis.

Adesso tocca alla riduzione in serie presentare nuovamente al pubblico la storia di Max Cady, psicopatico uscito all’improvviso di prigione e deciso a vendicarsi dell’avvocato difensore che a suo avviso ce l’ha spedito non difendendolo in tribunale al meglio delle proprie capacità. Nella serie targata Apple TV assistiamo però a un ribaltamento piuttosto importante, in quando Cady si scaglia in questo caso contro Anna, il suo ex-avvocato, la quale dopo il processo ha sposato addirittura Tom Bowden, il procuratore distrettuale e suo allora rivale in aula. Insomma, il ribaltamento di sesso della “vittima” e la complessità delle relazioni tra i tre personaggi principali sono serviti probabilmente per rendere ancora più aggrovigliata una trama che si doveva necessariamente sviluppare in diverse puntate.

Cape Fear, nuova vita a un classico

Cominciamo subito con lo scrivere che il pilot di Cape Fear è un piccolo gioiello di televisione contemporanea, e per due motivi ben riconoscibili: prima di tutto quando in scena si hanno tre attori come Javier Bardem (Cady), Amy Adams (Anna) e Patrick Wilson (Tom), è inevitabile che il livello dello show si elevi grazie alle loro interpretazioni. Se l’attore spagnolo premiato con l’Oscar per Non è un paese per vecchi disegna scena dopo scena un “villain” che si rivela terrificante soprattutto quando trattiene il suo lato oscuro e violento, gli altri due interpreti riescono ad esplicitare con pienezza la dualità e i lati oscuri dei rispettivi personaggi, i quali possono forse essere classificati come “vittime” ma di certo non innocenti. La seconda qualità innegabile del primo episodio di Cape Fear è la regia notevolissima del norvegese Morten Tyldum, il quale poco più di una decina di anni fa aveva addirittura ottenuto una candidatura all’Oscar per la regia di The Imitation Game: la messa in scena dell’episodio è tanto rigorosa quanto capace di lasciare nelle immagini il senso di oppressione e minaccia incombente proveniente dalla presenza/assenza di Max. Tyldum dimostra di sapere perfettamente dove mette la macchina da presa per creare tensione, riuscendo allo stesso tempo a incorniciare le figure dentro ambienti e scenografie molto ben congegnate. In questo modo l’episodio, come del resto i successivi, si dimostra bello da vedere a livello estetico e carico della giusta energia appropriata per il genere.

Javier Bardem in Cape Fear
Javier Bardem in Cape Fear. Cortesia di Apple

Il riferimento principale di questa nuova versione di Cape Fear è senza dubbio il potente lungometraggio di Martin Scorsese, a cui il primo episodio rende esplicito omaggio nell’uso di alcune brevi immagini virate al negativo – come succedeva appunto nel film – e nell’inquietante ritornello composto la Elmer Bernstein. Quello che era mirabilmente riuscito a Scorsese può essere riscontrato, anche se attraverso diversi meccanismo, anche nello show di Apple TV +: l’atmosfera e l’ambientazione in cui si svolge la vicenda viene percepita come corrotta anche prima dell’arrivo in scena di Max Cady, il quale in questo senso si presenta come estensione metaforica e radicalizzata di quanto di marcio già è presente nel sistema. Nella serie si respira dunque ancora una volta un’atmosfera “malata” che insudicia vittime e carnefici, rendendo di conseguenza tale distinzione molto più sfumata e intrigante a livello sia narrativo che nella resa estetica.

Un Javier Bardem mefistofelico e in grado di bucare lo schermo come gli capita nelle sue migliori performance conduce Cape Fear dentro un labirinto seriale affascinante e sinceramente inquietante. Non gli sono da meno Amy Adams e Patrick Wilson, i quali contribuiscono a fare di questo show un prodotto che, seppur in numerosi punti distante dalle trasposizioni precedenti, mantiene quello stesso livello di tensione e fascino oscuro. Serie che vi consigliamo caldamente.

Cape Fear
3.5

Sommario

Un Javier Bardem mefistofelico e in grado di bucare lo schermo come gli capita nelle sue migliori performance conduce Cape Fear dentro un labirinto seriale affascinante e sinceramente inquietante.

Adriano Ercolani
Adriano Ercolani
Critico cinematografico e curatore editoriale - Nato a Roma nel 1973, è laureato in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza. Dopo gli esordi nella produzione audiovisiva, dal 2006 lavora a Coming Soon Television sviluppando competenze anche nel giornalismo televisivo. Dal 2011 vive a New York come corrispondente di cinema per Comingsoon.it e Cinefilos.it ed è membro dei Critics Choice Awards.

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