C’era una volta … Biancaneve

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Once Upon a Time (C’era una Volta) è la nuova serie tv ideata da Edward Kitsis e Adam Horowitz per il network americano della ABC. che vede protagonisti Jennifer Morrison, Ginnifer Goodwin, Lana Parrilla, Joshua Dallas, Jamie Dornan, Robert Carlyle.

Once Upon a Time (C’era una Volta), nel regno delle fiabe, Biancaneve, che dopo varie traversie stava per sposare il suo adorato Principe Azzurro. Nel giorno delle sue nozze la Regina cattiva fece un ingresso ad effetto durante la festa, preannunciando una maledizione che avrebbe distrutto definitivamente la sua felicità e poi sparendo. Alcuni mesi più tardi, Biancaneve, al termine della sua gravidanza, vide arrivare il turbine nero di quella magia e mise al sicuro la sua bambina appena nata, che era stata preannunciata dal perfido Tremotino come l’unica che poteva salvare tutti.

Once Upon a Time (C’era una Volta), la trama

Oggi, Stati Uniti: Emma, investigatrice privata che ha vissuto un passato turbolento, avendo e dando in adozione un bambino quando era molto giovane, vede arrivare Henry, quel bimbo che la trascina nella sua città, Storybrooke nel Maine, dove lui vive con Regina, madre adottiva e sindaco del villaggio, e che è popolata da personaggi singolari, che sembrano vincolati lì. Henry rivela ad Emma che lei è la figlia perduta di Biancaneve e del Principe e la invita a restare lì per salvarli tutti: la strega di Biancaneve ha infatti trasferito tutti gli abitanti del regno delle favole in quel luogo fuori dal mondo, facendo loro dimenticare le loro origini. La giovane donna non gli crede, ma decide di rimanere e perché non ha particolari legami e perché sente che c’è qualcosa di strano in quella cittadina, a cominciare dall’avversione del sindaco nei suoi riguardi. E quel qualcosa le si svelerà man mano che va avanti, e incontra gli abitanti di questo strano angolo di mondo, dove il tempo sembra che si sia fermato.

Once Upon a Time (C’era una Volta), l’analisi

Analisi: Non è la prima volta che le fiabe, prima lettura dell’infanzia della maggior parte degli esseri umani di svariate generazioni, madri del moderno genere fantasy, vengono usate come ispirazione per storie più moderne. L’immaginario degli ultimi anni, tra film, da In compagnia dei lupi a Cappuccetto rosso sangue in attesa delle due Biancaneve, romanzi fantasy, fumetti, partendo da Fables di Bill Willingham, si è nutrito del mondo delle fiabe classiche. Le serie televisive le avevano frequentate di striscio, con un paio di episodi di Buffy e alcuni di Charmed: ora l’omaggio è aperto, in questa serie capace di giocare tra realtà e fantasia, temi eterni e lotta tra bene e male non così netti ma forse ancora più affascinanti.

Certo, non sono nemmeno così nuovi i due temi di fondo della serie, quello della prescelta che deve riportare la giustizia in quell’universo, e quello dell’estraneo (qui un’estranea) che arriva in una comunità chiusa scoprendone intrighi, pecche, peccati e misteri. Né è nuovo lo scontro tra un’eroina forte ma con le sue fragilità e una nemica potente, con parecchi scheletri nell’armadio, archetipo sia nella realtà che nella fantasia dei pericoli della mancanza di cuore e dell’eccesso di potere. Interessante anche l’eroina scelta, non certo del tutto senza macchia e senza paura, investigatrice privata e solitaria, con un passato che va oltre l’essere la figlia di Biancaneve.

I fan delle serie televisive vedranno in Storybrooke non poche reminescenze di Twin Peaks ma anche dei romanzi di Stephen King, in questa cittadina in cui i personaggi delle fiabe si trasformano in archetipi, dal riccone misterioso alla procace cameriera, dallo smemorato alla ragazza madre, dalla perfidona che diventa rivale della protagonista all’amica del cuore al tutore della legge buono ma con qualche ombra dentro di sé.

Tutto allora forse già sentito, come del resto sono le fiabe, che a qualsiasi età riescono ancora a catturare ed appassionare: ma tutto che funziona, in quest’universo moderno ma cristalizzato nel tempo in cui i protagonisti delle fiabe classiche si trovano a vivere, a causa di un incantesimo che la Strega cattiva di Biancaneve ha lanciato su tutti, trasformando principesse e principi, eroi ed eroine anche magici in prosaici spostati del mondo di oggi, fermi in un oggi da cui non possono evadere e al quale devono ritornare, senza possibilità di fuggire lontano.

Certo, l’influenza del più arguto universo di Fables si sente, e si può rimproverare forse di aver scelto come immagine delle fiabe quella data da Walt Disney, soprattutto per quello che riguarda Cenerentola: ma la mano di Adam Horowitz e di Edward Kitsis, con alle spalle un curriculum televisivo di tutto rispetto, a cominciare dall’universo diacronico di Lost, è felice, e si muove anche qui su due binari paralleli ma destinati ad incontrarsi sempre di più, quelli di un mondo da fiaba e d’incanto, dove storie note ritrovano linfa senza venire in definitiva stravolte, e quelli di un mondo reale, specchio deformato dell’altro, come se la realtà in fondo non fosse una deformazione di qualcosa di fantastico che è nell’animo di tutti, nell’inconscio di cui parlava Jung.

Ogni episodio riprende una fiaba nota, tra fantasia e realtà, a ricostruire un puzzle che Emma, figlia perduta di Biancaneve, ora un’infermiera e maestrina, e il principe, ora uno smemorato in coma conteso da un’altra, che era la sua promessa nel mondo incantato prima che incontrasse Biancaneve, più vicina ad una guerriera in questa rilettura che non alla fanciulla che viveva con i nani.

Nei ruoli dei protagonisti e comprimari si rivedono volti noti, da Jennifer Morrison, ex dottoressa Cameron nel Dr House al veterano del cinema inglese Robert Carlyle nel ruolo del malefico Tremotino e della sua controparte mister Gold, dall’ex conte di Fersen per Sofia Coppola, Jamie Dornan ora sceriffo Graham ad Emilie de Ranvin, già vista in Lost, nella parte di Bella de La Bella e la Bestia, a Nicholas Lea, già nemesi di Fox Mulder come Alex Krycek in The X-Files che qui sarà il papà di Hansel e Gretel fiabeschi e reali.

Da capire come la rilettura delle fiabe, tra suggestioni femministe, postmodernità, piani paralleli, riuscirà a costruire e ad andare avanti in una serie che si mostra come interessante, e dove la materia, se trattata correttamente, può fornire spunti anche oltre quelli iniziali, prendendo linfa dalle fiabe, sempre eterne e valide e di cui la serie recupera giustamente la componente adulta, e portando spunti in un mondo come quello delle serie televisive di genere fantastico, sempre in cerca di nuovi linguaggi e sperimentazioni.

 
 
Redazione
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