Mad Men 5X08 – recensione

Gli anni passano, la società si evolve e la musica inizia a sostituire i jingles negli spot televisivi. La “Old school advertising”, di cui Don è il più valido rappresentante, sta tramontando e più passa il tempo più Draper ha bisogno dei suoi giovani creativi per stare al passo coi tempi. Le speranze creative della SCDP sono perciò sempre più sulle spalle di Peggy, in continua crescita umana e professionale dal suo ingresso in agenzia, di Mike, un ciwww di follia e di personalità, e di Megan (la vicenda dei fagioli Heinz l’ha dimostrato).

Eppure, la bella canadese si trova ad un bivio cruciale della sua esistenza: restare in agenzia con Don a reprimere i suoi veri sogni oppure mollare un mondo che non le appartiene per ritentare con la recitazione? Dando prova di grande coraggio, la bella canadese opta per la seconda soluzione, quella del cuore e dell’indipendenza. Come la “Lady Lazarus” del poema di Sylvia Plath, Megan decide di rinascere dalle ceneri di “capricciosa mantenuta dal boss”, per mettersi finalmente in gioco in prima persona come attrice. L’emancipazione di Megan, la sua scelta di mollare la SCDP per trovare la sua strada, è il segnale di un cambiamento sociale forte.

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Don, seppure a malincuore, deve assecondare la decisione di sua moglie e prendere atto che, come cantano i Beatles nel finale dell’episodio, “Nessuno conosce il domani”.

RASSEGNA PANORAMICA

Redazione
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