Il finale di Anatomia di una caduta lascia lo spettatore in uno stato di incertezza profonda. Sandra viene assolta, ma la verità sulla morte di Samuel resta deliberatamente ambigua. Il film di Justine Triet non offre una soluzione chiara al mistero, scegliendo invece di interrogare il concetto stesso di verità, memoria e responsabilità all’interno di una relazione complessa.
Dopo la morte sospetta del marito Samuel, Sandra Voyter diventa la principale indiziata. La sua linea difensiva si fonda sull’ipotesi del suicidio, una possibilità che inizialmente nemmeno lei sembra trovare convincente. L’unico testimone potenzialmente decisivo è il figlio Daniel, cieco, la cui testimonianza diventa il perno emotivo e narrativo dell’intero processo.
Daniel ha mentito per proteggere sua madre?
Uno degli aspetti più inquietanti del finale riguarda proprio Daniel. Nel corso del processo, il ragazzo modifica più volte la sua versione dei fatti. Inizialmente afferma di aver sentito una conversazione tranquilla tra i genitori mentre si trovava vicino alla rimessa. Successivamente, dopo una ricostruzione acustica che indebolisce la sua versione, sposta la sua posizione all’interno della casa. Infine, introduce il dettaglio decisivo del presunto tentativo di suicidio di Samuel, collegato al vomito e all’aspirina ingerita dal cane Snoop.
Ogni cambiamento sembra avvenire in risposta a prove che mettono Sandra in difficoltà, alimentando il sospetto che Daniel stia inconsciamente – o consapevolmente – adattando i suoi ricordi per proteggerla. La sua testimonianza è plausibile, ma la sua instabilità, il conflitto d’interessi e il suo comportamento ambiguo rendono impossibile stabilire se stia dicendo tutta la verità.
Samuel stava incastrando Sandra prima di morire?
Un altro elemento chiave è la registrazione audio della lite tra Sandra e Samuel. È una delle prove più pesanti contro di lei, soprattutto perché inizialmente nega l’esistenza di gravi tensioni domestiche. Tuttavia, il fatto stesso che Samuel abbia registrato la discussione solleva interrogativi inquietanti.
Se Samuel stava davvero contemplando il suicidio, la registrazione potrebbe essere stata pensata come una forma di accusa postuma, capace di distruggere la reputazione professionale e personale di Sandra. Le sue parole, pur contenendo frustrazioni autentiche, potrebbero essere state amplificate dalla consapevolezza di essere registrato. Il film suggerisce questa possibilità senza mai confermarla, lasciando aperta l’ipotesi di una manipolazione emotiva estrema.
Perché Sandra non è felice dopo l’assoluzione
Dopo il verdetto, Sandra appare smarrita. Dice al suo avvocato Vincent che “vincere dovrebbe avere una ricompensa”, ma lei non la sente. Se è innocente, è solo ora che deve affrontare davvero l’idea del suicidio del marito, una possibilità che aveva sempre respinto. Se invece è colpevole, allora dovrà convivere con una menzogna permanente, soprattutto nei confronti di Daniel.
In entrambi i casi, la distanza emotiva tra madre e figlio resta. Anche se la testimonianza di Daniel l’ha salvata, entrambi sanno che, per un periodo, lui ha seriamente considerato la possibilità che lei fosse responsabile della morte del padre. Questa frattura non può essere sanata da una sentenza.
Perché nessuna prova è davvero conclusiva
Il film mostra come ogni prova possa essere interpretata in modi opposti. Le analisi forensi suggeriscono un colpo prima della caduta, ma la dinamica dell’omicidio appare fisicamente improbabile. La rimessa presenta segni compatibili con entrambe le versioni. La testimonianza di Daniel è emotivamente potente ma strutturalmente fragile.
Triet costruisce così un mosaico di verità parziali, dove nessuna teoria riesce a spiegare tutto. La memoria è fallibile, la percezione soggettiva e il contesto emotivo altera ogni ricordo. Anche lo spettatore, pur avendo più informazioni degli inquirenti, non può arrivare a una certezza definitiva.
Il significato dell’ultima scena con Sandra e il cane
Il film si chiude con Sandra accanto a Snoop, il cane. Non con Daniel. È una scelta significativa: il cane rappresenta un amore incondizionato, privo di giudizio. Sandra è salva, ma profondamente sola. Allo stesso tempo, Snoop può essere letto come una proiezione di Daniel: fedele, presente, ma silenzioso.
È un finale che suggerisce una possibile riconciliazione futura, ma non la garantisce. Il legame esiste ancora, ma richiederà tempo, forse una vita intera, per essere ricostruito.
Cosa ha detto Justine Triet sulla colpevolezza di Sandra
Justine Triet ha dichiarato di non voler mai chiarire se Sandra sia colpevole o innocente. Per la regista, il cuore del film è il dubbio. Ha ammesso che Sandra potrebbe non aver ucciso Samuel, ma aver contribuito al suo suicidio in modo indiretto. Una responsabilità morale, non penale.
Il film, secondo Triet, non chiede allo spettatore di risolvere un enigma, ma di confrontarsi con la complessità delle relazioni umane e con il peso delle accuse, anche quando non portano a una condanna.
Il vero senso del finale di Anatomy of a Fall
Anatomia di una caduta non parla davvero di un processo per omicidio, ma di cosa accade a una famiglia quando la sua intimità viene sezionata, giudicata e ridotta a prove. Che Sandra sia colpevole o innocente è, in fondo, secondario. Ciò che conta è che nessuno – né il tribunale, né Daniel, né lo spettatore – potrà mai conoscere tutta la verità.
Il film funziona proprio perché rifiuta una risposta definitiva. Come in Inception, la domanda resta aperta perché non è la risposta a dare senso alla storia, ma le conseguenze del dubbio. Sandra e Daniel tornano alla loro vita, ma porteranno per sempre con sé un’ombra che nessuna sentenza potrà cancellare.

