Justice League Snyder Cut

A partire dal 18 marzo è disponibile sui canali Sky (anche Now) in Italia Justice League Snyder Cut, la versione ufficiale, voluta e pensata dal regista Zack Snyder del film che uscì nel 2017, che lui fu costretto ad abbandonare a pochi mesi dalla release per questioni familiari private molto delicate e che venne affidato poi a Joss Whedon.

Il risultato fu un film difficile da interpretare, sgangherato nella forma e nella sostanza, che poteva appartenere ad un’epoca in cui i cinecomic non erano ancora stati razionalizzati e canonizzati dall’esperienza Marvel Studios sul grande schermo. Sappiamo tutti com’è andata poi: il film è stato un comprensibile insuccesso, i fan si sono ribellati, #releasethesnydercut è diventato trend topic. Di seguito, alla Warner Bros hanno valutato che dare 70 milioni a Snyder per fargli completare la sua visione poteva essere un investimento interessante per il futuro delle PI in forze allo studio.

E così, chi con più chi con meno gioia, tutti abbiamo potuto guardare, o guarderemo a breve, la Justice League Snyder Cut, che ora esiste, è un film concreto, lungo oltre 4 ore e diviso in sei capitoli che ne facilitano la visione, perché a loro modo strutturati come nodi tematici, episodi di una miniserie.

Justice League Snyder Cut, recensione dell’atteso film di Zack Snyder

Ma com’è il film che Snyder ha voluto offrire ai suoi fan? Senza dubbio si tratta di un miglioramento rispetto alla versione cinematografica che ci aveva proposto Whedon, anche se, sì, era difficile fare peggio. Justice League Snyder Cut tiene prima di tutto fede al linguaggio e all’estetica che il regista aveva espresso in L’Uomo d’Acciaio e in Batman v Superman: Dawn of Justice.

Snyder è consapevole che sta raccontando le gesta di eroi che nascono come sostitutivi della mitologia per la cultura americana popolare; sostanzialmente racconta la storia di divinità, e lo fa sia nella rappresentazione epica delle situazioni, sia nella scelta di indugiare, con rallenty esasperanti, sulle fisicità prorompenti, sui profili scolpiti, sui corpi statuari dei protagonisti.

Portatore di una visione personale riconoscibile in ogni idea e in ogni spunto che Snyder mette sullo schermo, il nostro è sicuramente da considerarsi un autore con una sua poetica, che poi possa piacere o meno, sta tutto nella sensibilità di chi guarda, come per ogni altro autore che forse si fa meno fatica a definire tale per ragioni che riguardano uno snobismo spicciolo e ingiustificato. Tuttavia quell’autore non tornerà mai alla visione che aveva nel 2017, perché Justice League Snyder Cut non è il film che avremmo potuto vedere all’epoca, è un film nuovo, figlio di questi quattro anni passati a meditare e rimuginare, di una serie di altri cinecomic usciti intanto, figlio soprattutto dell’elaborazione di un lutto importante che ha determinato tutto il significato dell’epilogo e forse dell’inserimento di quella sequenza finale denominata il “Knightmare” (il gioco di parole è con Knight=cavaliere, ossia Batman e nightmare=incubo).

La stessa durata finale del film, 242 minuti, è una lunghezza che difficilmente avrebbe visto la sala, per cui è chiaro che Snyder si è messo “comodo” con i mezzi che aveva a disposizione, non solo nuovi finanziamenti da parte di WB, ma anche uno spazio, la piattaforma HBO Max, in cui poter inserire nel film tutte, ma proprio tutte le scene che desiderava, girandone alcune nuove e inserendo tutto ciò che nel corso di questi 4 anni aveva arricchito la sua immaginazione.

Lui stesso ha dichiarato che il Joker di Jared Leto è un’aggiunta successiva, quindi probabilmente tutta la scena del knightmare è un’aggiunta al disegno di partenza, dal momento che ruota intorno al Clown Principe del Crimine. Inoltre la scena finale di Bruce Wayne che si confronta con Martian Manhunter ci mostra un Ben Affleck decisamente magro, niente affatto quell’ammasso di muscoli che poteva plausibilmente mettere KO Superman o guidare una lega di eroi leggendari. Per capirci, è la “dimensione” che l’attore sfoggia in questi giorni sul set di The Tender Bar. Una scena girata di recente, dunque.

Insomma, al di là del valore aggiunto o presunto del film, oltre alla rivendicazione personale di Snyder, oltre all’affetto dei fan e all’astio dei detrattori, la Justice League Snyder Cut non è il film che avremmo visto, proprio perché Snyder non è affatto lo stesso uomo che ha cominciato a lavorare al film. La sua vita, la sua esperienza lo ha cambiato, come capita a tutti noi, ed è giusto e normale che in un film d’autore (perché di questo si tratta), questi elementi condizionino la visione del mondo e del cinema, il modo di raccontare le storie, di fruirle, di offrirle agli altri.

La Justice League di Zack Snyder è un film perduto, e tale rimarrà, per sempre. Quello che abbiamo avuto la possibilità di vedere è ciò che il regista è riuscito a realizzare ri-raccontando, con una maturità e un vissuto più ricco e differente, la storia che avrebbe voluto portare al cinema quattro anni fa e che per motivi che ancora adesso non sembrano del tutto chiari, non ha avuto la possibilità di fare.