La vera storia dietro a The Investigation of Lucy Letby

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Il caso di Lucy Letby è stato uno dei più scioccanti nella storia recente del Regno Unito. Nel 2023, l’infermiera neonatale è stata condannata per l’omicidio di sette neonati e per il tentato omicidio di altri sei, diventando la serial killer donna più prolifica del Paese. Una verità giudiziaria che sembrava definitiva. Eppure, il nuovo documentario Netflix The Investigation of Lucy Letby riapre il caso, mettendo in discussione prove, testimonianze e l’intero impianto accusatorio.

Non si tratta di un semplice esercizio di revisionismo: il film propone una rilettura sistematica del processo, sollevando dubbi profondi su come la colpevolezza di Letby sia stata costruita.

Dalla carriera modello all’inizio degli eventi sospetti

Nata il 4 gennaio 1990, Lucy Letby si laurea in Infermieristica Pediatrica all’Università di Chester e inizia a lavorare nel reparto di terapia intensiva neonatale del Countess of Chester Hospital. Nulla, nei primi anni, sembra distinguerla dai colleghi. Come ricorda nel documentario il pediatra in pensione John Gibbs, «non c’era nulla in lei che facesse scattare un campanello d’allarme».

La svolta arriva nel 2015, quando nel reparto iniziano a verificarsi decessi inspiegabili. Neonati che sembravano in ripresa collassano improvvisamente. Entro pochi mesi, il numero delle morti cresce in modo anomalo. Un dato inquietante emerge: Letby è presente in turno in ogni caso sospetto.

L’indagine, gli indizi e il processo

Nel 2018 Lucy Letby viene arrestata. Durante la perquisizione della sua abitazione, la polizia trova oltre 250 fogli di consegna clinica riservati, conservati in ordine cronologico, e alcuni post-it con frasi come “I killed them” e “I am evil”. Per l’accusa, è la prova psicologica decisiva. Per la difesa, un esercizio terapeutico, suggerito durante un percorso di supporto emotivo.

Il processo, iniziato nell’ottobre 2022, si fonda in gran parte sulle testimonianze mediche e sull’analisi di presunti emboli d’aria e somministrazioni di insulina non necessarie. L’esperto chiave è il dottor Dewi Evans, le cui conclusioni risultano centrali per la condanna. Il 18 agosto 2023 arriva il verdetto: ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

I dubbi sollevati dal documentario Netflix

The Investigation of Lucy Letby ribalta il punto di vista. Il documentario dà ampio spazio all’avvocato Mark McDonald, oggi impegnato a ottenere una revisione del processo. McDonald sottolinea l’assenza di un movente, di testimoni oculari, di prove video e di riscontri forensi diretti. Tutto, sostiene, è costruito su correlazioni, non su atti osservati.

Ancora più rilevante è il contributo del professor Shoo Lee, autore dello studio del 1989 sugli emboli d’aria citato dall’accusa. Dopo aver esaminato il materiale processuale, Lee afferma che i segni clinici descritti non sono diagnostici di embolia, ma compatibili con ipossia. Lee coordina inoltre un panel di 14 esperti medici internazionali, che conclude: «Non abbiamo trovato alcuna prova medica di omicidio in nessuno dei 17 casi».

Un possibile errore giudiziario?

Un’inchiesta del 2024 pubblicata su The New Yorker rafforza i dubbi: Letby era l’infermiera più qualificata del reparto e veniva assegnata sistematicamente ai neonati più gravi. La coincidenza della sua presenza nei momenti critici potrebbe essere una conseguenza organizzativa, non una prova di colpevolezza. Inoltre, quando Letby viene rimossa dal reparto, l’unità viene declassata e riceve meno casi complessi: un dettaglio cruciale spesso ignorato in aula.

Il caso ha ormai superato i confini giudiziari. Anche David Davis, membro del Parlamento britannico, ha parlato apertamente di “possibile errore giudiziario” e chiesto un nuovo processo.

Una verità ancora aperta

Non tutti, però, sono convinti dell’innocenza di Letby. Le famiglie delle vittime e alcuni investigatori restano fermi sulle loro posizioni. Nel gennaio 2026, la Crown Prosecution Service ha deciso di non procedere con ulteriori accuse, pur avendo esaminato nuovi casi.

La richiesta di revisione è ora nelle mani della Criminal Cases Review Commission.
Il documentario Netflix non assolve Lucy Letby, ma fa qualcosa di forse più importante: rimette in discussione la certezza assoluta, mostrando quanto fragile possa essere il confine tra verità giudiziaria e verità fattuale.

Redazione
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