Zamora, il film di Neri Marcorè è ispirato a una storia vera?

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Il cinema italiano recente ha spesso trovato ispirazione nella letteratura contemporanea e nelle figure reali, mescolando biografia, fiction e memoria collettiva. Zamora, diretto e interpretato da Neri Marcorè, segue questa tradizione, proponendo una storia che, pur nascendo dalla narrativa romanzata, attinge a figure storiche e miti sportivi riconoscibili. Il film mescola commedia e introspezione psicologica, affrontando temi universali come la ricerca di riscatto personale e la difficoltà di affermarsi in un contesto competitivo.

La vicenda ruota attorno a Walter Vismara, un ragioniere timido e riservato che lavora in una Milano degli anni Sessanta, in pieno boom economico. La sua quotidianità è scandita dal lavoro d’ufficio, dalle pressioni sociali e da un senso di inadeguatezza che lo accompagna costantemente. La svolta nella sua vita arriva quasi per caso: per una partita di calcio aziendale, si ritrova a dover essere il portiere della squadra e riceve uno scherzoso soprannome dai colleghi: Zamora. Questo appellativo, apparentemente ironico, diventa il filo conduttore della narrazione, simbolo di sfida, paura e desiderio di riscatto.

Il romanzo da cui è tratto il film

Zamora nasce come romanzo scritto da Roberto Perrone, autore noto per la capacità di raccontare la vita quotidiana con occhio attento e sottile ironia. Il libro, da cui Marcorè ha tratto l’adattamento cinematografico, esplora con delicatezza la psicologia di un uomo comune, inserendolo in un contesto sociale e storico ben definito: la Milano degli anni Sessanta. Pur non essendo una biografia, il romanzo rappresenta in maniera verosimile le dinamiche familiari, lavorative e sociali dell’epoca, descrivendo il protagonista come un uomo che, immerso in routine opprimenti, cerca piccoli gesti di riscatto personale.

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Neri Marcorè e Alberto Paradossi sul set di Zamora. © Foto di Fabrizio De Blasio

Il calcio, che nel libro assume il ruolo di metafora esistenziale, diventa inoltre il mezzo attraverso cui Walter affronta le proprie insicurezze. Il campo non è solo un luogo fisico, ma un teatro simbolico in cui il protagonista misura la propria paura e il proprio coraggio. L’incontro con un ex portiere caduto in disgrazia, che lo allena e lo guida, costituisce un percorso di crescita interiore: non si tratta di un ascesa sportiva nel senso tradizionale, ma di un cammino umano fatto di consapevolezza, dignità e autostima.

Chi era il vero Zamora

Il soprannome che Walter riceve non è casuale. È un riferimento a Ricardo Zamora, celebre portiere spagnolo attivo tra gli anni Venti e Trenta, considerato uno dei migliori di tutti i tempi. Zamora non fu solo un atleta di grande talento, ma anche una figura carismatica che incarnava ideali di determinazione, coraggio e stile sul campo. La sua fama superò i confini della Spagna, arrivando fino all’Italia, dove il suo nome divenne sinonimo di eccellenza tra i pali.

Ricardo Zamora rivoluzionò il ruolo del portiere: non si limitava a difendere la porta, ma partecipava attivamente alla costruzione del gioco, anticipando mosse e organizzando la squadra davanti a sé. Il suo stile elegante, la sicurezza tra i pali e la capacità di guidare i compagni lo resero un mito, capace di suscitare ammirazione e timore. Nel film, la figura di Zamora viene evocata come ideale irraggiungibile, un modello simbolico con cui il timido Walter si confronta costantemente, a volte ridendo della sua stessa goffaggine, a volte cercando di emularlo.

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Neri Marcorè, Alberto Paradossi e Giulia Gonella sul set di Zamora. © Foto di Fabrizio De Blasio

Se dunque da un lato la vicenda di Walter Vismara è frutto della fantasia di Perrone, dall’altro Zamora si radica in contesti storici e figure reali. La Milano degli anni Sessanta è rappresentata con precisione storica, dai luoghi di lavoro agli ambienti sportivi amatoriali, dalle dinamiche sociali alla pressione del conformismo. In questo senso, la storia è credibile e riconoscibile: molte generazioni di italiani si possono identificare con il senso di inadeguatezza, il desiderio di emergere e la fatica di trovare il proprio spazio in un mondo competitivo.

Oltre al riferimento diretto a Ricardo Zamora, il film cita poi anche altre figure sportive e personaggi legati al calcio, sia come ispirazione per le scene di gioco sia come simboli del mito del successo. L’ex portiere che allena Walter, per esempio, rappresenta una figura “caduta” ispirata a tante simili vicende della vita reale, un’eco di storie autentiche di sportivi che, una volta in vetta, devono confrontarsi con la caducità della carriera e le difficoltà del post-ritiro. Questi dettagli contribuiscono a rendere la narrazione più verosimile, anche se, come già detto, la trama vera e propria rimane di pura fiction.

Quella del film è una storia vera?

La risposta breve, dunque, è che no, il film Zamora non racconta una storia vera in senso stretto. Tuttavia, il film è profondamente ispirato alla realtà. Il riferimento a Ricardo Zamora fornisce un modello concreto e storico, mentre Walter Vismara rappresenta una figura universale, simbolo di una generazione di uomini comuni alle prese con aspettative e pressioni sociali. L’ambientazione storica, le dinamiche lavorative e sportive, e il ritratto della Milano degli anni Sessanta conferiscono al racconto un’aura di autenticità che lo avvicina al reale senza mai farlo diventare biografico.

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Gianmaria Cataldo
Gianmaria Cataldo
Laureato con lode in Storia e Critica del Cinema alla Sapienza e iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio come giornalista pubblicista. Dal 2018 collabora con Cinefilos.it, assumendo nel 2023 il ruolo di Caporedattore. È autore di saggi critici sul cinema pubblicati dalla casa editrice Bakemono Lab.
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