Come era accaduto l’anno scorso per Qualunquemente, il nuovo film con Antonio Albanese, Tutto tutto, niente niente, diretto da Giulio Manfredonia e prodotto da Fandango, esce in un periodo storico/politico del nostro paese ideale, che quasi rispecchia il film stesso.

 

Ambientato in un “palazzo della politica” quasi futuristico, le vicende dei personaggi interpretati dall’attore comico, questa volta diviso in tre tra Frengo, Cetto e Olfo, sono, ci tiene a sottolineare lui stesso senza alcun riferimento alla cronaca recente, e le dimissioni del governo Monti sono solo una trovata promozionale per il film, vedrete che non appena uscirà, tutto tornerà come prima”.

E tra domande che immancabilmente cadono sullo spettro di un ritorno del quale non si fa neanche il nome, il regista e Antonio Albanese spiegano come sono arrivati a realizzare il film: “Non è semplicemente un numero due, o meglio, non è il seguito di Qualunquemente dice Albanese “io e Piero Guerrera abbiamo lavorato alla sceneggiatura per un anno e mezzo e quello che è venuto fuori è un soggetto diverso dal film con Cetto LaQualunque, innanzitutto, ho ampliato il numero di personaggi, sono tre e ho lavorato sulla loro fisicità, il modo di fare, per renderli iconici e ridicoli allo stesso tempo”.

Di fatto ci si chiede se questi personaggi non rischino di diventare degli “eroi” nella loro negatività, Albanese risponde dicendo che: “Ci siamo posti il problema, ma ci siamo anche resi conto che soprattutto le nuove generazioni reagiscono capendo la negatività di Cetto, del suo modo di trattare le donne, ovviamente io non la penso come lui, ma purtroppo e lo vediamo anche alla luce del “Rubygate” ci sono uomini che trattano in questo modo le donne, ed esistono donne di quel tipo”.

Si solleva anche il fatto che durante il film si ride, ma ci sia anche un certo senso di orrore, Albanese dice: “Volevamo questo. Far ridere è la vera trasgressione di questi tempi. Ovviamente questo film è satira. Far ridere è necessario, perchè l’ironia ha sempre alimentato il pensiero. In Qualunquemente c’era una scena in cui Cetto manda in prigione suo figlio al posto suo, lì c’erano due reazioni diverse: chi si sganascia e chi pensa che sia una cosa terribile da fare”.

Un ruolo di primo piano lo ha anche il cast: Lunetta Savino, Paolo Villaggio, Fabrizio Bentivoglio, quasi irriconoscibile e mai così lontano dai suoi personaggi classici nei panni di un Sottosegretario con parecchi segreti. A chi si è ispirato? “Il personaggio di riferimento per il sottosegretario era Karl Lagerfeld, questa è stata l’indicazione anche del reparto costumi. Nessun riferimento politico”. Almeno ufficialmente.

Il film esce in sala il prossimo 13 Dicembre in 700 copie.