Dall’8 luglio uscirà nei nostri cinema Balkan Bazaar , commedia satirica diretta dall’ albanese Edmond Budina e distribuita da Mediaplex, che ha fatto registrare il record assoluto per numero di biglietti venduti nella terra natia del regista,  e che si attesta come prima co-produzione cinematografica tra Italia e Albania.

Alla conferenza stampa tenutasi oggi a Roma erano presenti, oltre al regista e all’ambasciatore albanese in Italia, anche la protagonista femminile Veronica Gentili e l’attore Luca Lionello.

Per prima cosa l’ambasciatore ha espresso la sua gioia nel poter presentare al mondo un film che parla con tale forza e ironia di una terra che, seppur con molta fatica, sta crescendo, non solo economicamente ma anche come civiltà e cultura.

Edmond, cosa ti ha spinto dopo dieci anni da Lettere al vento, a voler fare questo film?

E. B. L’ho voluto fare per riportare pace tra albanesi e greci. Abbiamo le stesse tradizioni, eppure le contraddizioni tra i nostri due popoli perseverano a porci come nemici.  E poiché i Balcani sono una polveriera l’ho voluti presentare con ironia.

Il film è ispirato ad eventi reali?

E. B. Si, i greci hanno davvero costruito un cimitero monumentale riesumando le tombe dei morti albanesi. E’ successo dieci anni fa, nel duemila, ora in quel cimitero ci sono solo le croci ma mancano i cadaveri. I nazionalisti greci usano la scusa dei cimiteri militari per avanzare richieste sulla nostra terra.

Nel film un personaggio cambia il suo nome trasformandolo da albanese in greco per trovare lavoro oltre confine, si tratta di un espediente che i tuoi connazionali adottano frequentemente?

E. B. Si, tanti albanesi lo fanno perché così è molto più facile trovare lavoro. E poi dichiarandosi greci, pur non avendo nessun documento che attesti questa loro presunta nazionalità, percepiscono la pensione dalla Grecia. E’ ridicolo.  Tra l’altro ora la chiesa ortodossa chiede un censimento su base di nazionalità e religione, per cui tutti quelli che percepiscono la pensione perché hanno dichiarato il falso dovranno ribadire le loro bugie e i nazionalisti greci si sentiranno in forza di fare nuove rivendicazioni.

Avete dovuto subire ingerenze di qualche tipo durante la lavorazione?

E. B. Quando il film era già finito la chiesa ortodossa ha mandato una lettera di protesta a produzione italiana e albanese perché venisse bloccato, ma il pubblico evidentemente ha scelto per conto proprio perché abbiamo ottenuto un grandissimo successo in Albania.

Come è nata l’idea alla base del film?

E. B. Mi sono ispirato ad un fatto reale. Ero al festival di Viareggio, una ragazza ci raccontava tra le risate come la bara di suo nonno, che doveva andare in Francia, fosse per sbaglio stata spedita in Russia. Ho  pensato che fosse un buon punto di partenza per toccare il tema del conflitto culturale che mi stava a cuore.

Quali sono stati i modelli cinematografici che ti hanno influenzato nel corso della tua carriera?

E. B. Devo dire che nel periodo comunista era molto difficile vedere opere che provenissero dall’estero, non era permesso nemmeno Dario Fo. Qualche film di Pontecorvo e Rosi era riuscito a varcare i confini e mi aveva colpito.  Vedevo spesso anche i film d’avventura francesi, mi facevano sognare. Se devo nominare il regista che ad oggi ritengo avermi impressionato di più penso a  Fellini.

Il film sembra proporre un contrasto tra la modernità delle due donne e l’arretratezza del paesino dove le protagoniste arrivano. E davvero così nella realtà?

E. B. Nei paesi sperduti si avverte molto questa arretratezza. Allo stesso tempo però è sbalorditivo vedere come gli stranieri in Albania si mescolino alla realtà che si trovano di fronte immediatamente, entrando sia nel fango che nella cultura, anche contraddicendosi.

Il  film propone un mix linguistico molto brillante e suggestivo, verrà mantenuto anche nella versione che uscirà  in sala?

E. B. Spero che resti almeno in parte. Da quello che so però il film deve venire doppiato per ricevere la nazionalità italiana.

Avete usato anche attori non professionisti?

E. B. Si, abbiamo usato anche gente del posto e abbiamo vissuto nelle case dei contadini per un po’.

Quanto tempo sono durate le riprese?

E. B. Quattro settimane, siamo stati veloci. Siamo albanesi no?

E’ attraverso l’amore che le due protagoniste si mescolano alla cultura locale ed imparano ad apprezzarla, ritieni che nella realtà le cose vadano proprio così?

Veronica Gentili:  Si, l’innamoramento è la via più coinvolgente  e rapida per entrare davvero a contatto con qualcuno.

Ti aspettavi quello che hai trovato in Albania?

Veronica Gentili: No, assolutamente. Le aspettative nei confronti degli albanesi sono basse, si ragiona per stereotipi. Credo che gli albanesi siano come gli italiani ma tutto ciò portato al massimo: orgogliosi, pigri, tendenti a minimizzare, veri. Quando parlano sembra sempre che stiano litigando, invece sono fatti così. Per capirli e conoscerli bisogna andare nella loro terra, non possiamo vederli solo attraverso l’ottica di come ci appaiono in Italia.

Qual’ è il messaggio del film?

Luca Lionello:  Che rappresentiamo tutti il genere umano. Il senso del film è la volontà di snodare i nodi che ci legano a vecchie diatribe, e guardarle con gli occhi di oggi. Questo vuole fare il film, fornire delle lenti con cui vedere quello che sta succedendo con maggiore chiarezza.